Red Bull, occasione persa: piattaforma versatile mai valorizzata

A volte, in F1, per un giudizio definitivo serve una controprova. Red Bull, all’inizio della stagione 2025 è stata caratterizzata dal rapido declassamento di Liam Lawson in favore di Yuki Tsunoda. È necessario ricordare che il neozelandese era stato preferito al pilota del Sol Levante, per aver dimostrato maggiore costanza e un talento superiore in […]

Apr 2, 2025 - 13:24
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Red Bull, occasione persa: piattaforma versatile mai valorizzata

A volte, in F1, per un giudizio definitivo serve una controprova. Red Bull, all’inizio della stagione 2025 è stata caratterizzata dal rapido declassamento di Liam Lawson in favore di Yuki Tsunoda. È necessario ricordare che il neozelandese era stato preferito al pilota del Sol Levante, per aver dimostrato maggiore costanza e un talento superiore in prospettiva, essendo quasi un rookie al pari del collega nipponico.

Ma nei due primi fine settimana di gara è cambiato tutto. Il pilota giapponese è stato promosso in tutta fretta nella prima squadra della famiglia Red Bull, dopo che Lawson è stato il fanalino di coda dello schieramento in quasi tutte le sessioni. Liam è tornato alla Racing Bulls con effetto immediato. Una vera e propria inversione a “U” sintomatica della confusione che regna nella scuderia di Milton Keynes.

Red Bull F1 Perez
Yuki Tsunoda e Liam Lawson ai tempi della Visa Cash App

Lo stile di guida dell’olandese

In un’intervista di qualche tempo fa, Alex Albon, altro talentoso pilota “distrutto” da Max Verstappen, spiegò quale fosse la principale difficoltà nel guidare la Red Bull. Essendo progettata tenendo in considerazione lo stile di guida del campione del mondo, la monoposto del team austriaco ha un anteriore sensibilissimo. Il pilota della Williams utilizzò un paragone che rende chiaro il concetto.

Albon disse che la precisione dell’asse anteriore richiesta da Max era paragonabile a un mouse con sensibilità impostata al massimo. Per chi lo avesse mai fatto, il puntatore sullo schermo risulta così sensibile al movimento da essere impossibile da gestire. Un esempio che rende l’idea di quanto sia stato difficile per i compagni di squadra di Max adattarsi a progetti tecnici con questa spiccata caratteristica.

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Max Verstappen e Alexander Albon nella stagione di F1 2020

Il grande talento dell’olandese riesce a gestire questo elemento, sebbene lui stesso non sia affatto contento di remare continuamente sul volante con le sue vetture. Lo ha fatto per gran parte della passata campagna agonistica 2024, per poi continuare sulla falsa riguarda anche nei primi due appuntamenti iridati dell’attuale campionato. Ecco perché ha chiesto alla Red Bull nuovi aggiornamenti per risolvere la questione.

La rivalsa di Sergio

All’interno di questo scenario, va certamente rivalutata l’esperienza di Sergio Pérez in Red Bull. Il pilota messicano, nelle ultime stagioni, è andato sempre bene all’inizio del mondiale per poi perdere il bandolo della matassa allorquando gli sviluppi della monoposto andavano ad assecondare le necessità del quattro volte campione del mondo. Eppure, al termine della scorsa stagione, è uscito dalla F1 dalla porta di servizio.

È quindi giunto il momento di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Probabilmente, Checo non lo potrà fare direttamente per le clausole di non divulgazione nella buonuscita pattuita con la squadra. Ma ci sta già pensando da tempo il vulcanico papà del campione messicano. Lo scarso rendimento dei compagni di squadra di Max porta a una conclusione davvero sorprendente.

Red Bull F1 Perez
Antonio Pérez Garibay con Christian Horner ai tempi della Red Bull

Possiamo pertanto sostenere che, a dispetto di tutte le critiche ricevute, il messicano Pérez era una grande opportunità per il team colorato blu racing. In virtù della sua esperienza e delle indubbie qualità dimostrate nel corso della sua lunga carriera nei team di seconda fascia, le indicazioni di Sergio potevano essere molto preziose, al fine di creare una piattaforma tecnica in grado di assecondare stili di guida diversi.

E in effetti Sergio aveva ragione, quando all’inizio del passato mondiale aveva avvisato il team che dovevano cambiare molte cose. Sulla base di questo ragionamento, la scuderia austriaca diretto da Christian Horner, ha dimostrato di non pensare a un futuro a medio-lungo termine, in cui forse l’asso olandese, con ogni probabilità, potrebbe non militare più tra le file del team che lo ha cresciuto sin da ragazzino.

Autore: Roberto Cecere – @robertofunoat 

Immagini: Red Bull – F1Tv