Perché la produzione industriale è moscia
Che cosa emerge dai dati Istat. Numeri, confronti e commenti.

Che cosa emerge dai dati Istat. Numeri, confronti e commenti
Settore auto (produzione Stellantis in caduta) per motivi strutturali, tessile-abbigliamento per motivi congiunturali, locomotiva tedesca che arranca e ferie natalizie anticipate per incertezze nelle prospettive hanno contribuito a zavorrare la produzione industriale a dicembre 2024: Risultato: secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale di dicembre scende del 3,1% sul mese precedente, del 7,1% su base tendenziale e del 3,5% come media annua.
Ecco dati, confronti e commenti.
QUANTO CALA LA PRODUZIONE INDUSTRIALE
Il 2024 si chiude con una diminuzione della produzione industriale del 3,5%; la dinamica tendenziale dell’indice corretto per gli effetti di calendario è stata negativa per tutti i mesi dell’anno, con cali congiunturali in tutti i trimestri. Lo ha reso noto l’Istat.
Tra i principali raggruppamenti di industrie, solamente per l’energia si registra un incremento nel complesso del 2024.
CHI FLETTE DI PIÙ
Nell’ambito della manifattura, solo le industrie alimentari, bevande e tabacco sono in crescita rispetto all’anno precedente, mentre le flessioni più marcate si rilevano per industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori e fabbricazione di mezzi di trasporto.
I DIVERSI ANDAMENTI
Gli unici settori di attività economica che registrano a dicembre incrementi tendenziali sono l’attività estrattiva (+17,4%) e la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+5,0%).
Flessioni particolarmente marcate si rilevano, invece, nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-23,6%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-18,3%) e nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-14,6%), mette in evidenza l’Istat.
EFFETTO CALENDARIO
Al netto degli effetti di calendario, a dicembre 2024 l’indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 7,1% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 20 contro i 18 di dicembre 2023). Si registra una crescita esclusivamente per l’energia (+5,5%); al contrario, marcate diminuzioni contraddistinguono i beni strumentali (-10,7%), i beni intermedi (-9,5%) e i beni di consumo (-7,3%).
IL COMMENTO DELL’ISTAT
“Il 2024 si chiude con una diminuzione della produzione industriale del 3,5%; la dinamica tendenziale dell’indice corretto per gli effetti di calendario è stata negativa per tutti i mesi dell’anno, con cali congiunturali in tutti i trimestri”, sottolinea l’Istat.
“Tra i principali raggruppamenti di industrie, solamente per l’energia si registra un incremento nel complesso del 2024. Nell’ambito della manifattura, solo le industrie alimentari, bevande e tabacco sono in crescita rispetto all’anno precedente, mentre le flessioni più marcate si rilevano per industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori e fabbricazione di mezzi di trasporto”.
LE ANALISI DI COLDIRETTI E FILIERA ITALIA
L’analisi di Coldiretti e Filiera Italia ha fatto notare che nel 2024 la produzione alimentare è quella che è cresciuta di più (+1,8%) a fronte di un calo generale che ha travolto praticamente tutti gli altri settori, con punte dell’11,3% per i mezzi di trasporto e del 10,5% per l’abbigliamento.
“A spingere la produzione di cibo Made in Italy è anche il record dell’export che nel 2024 ha raggiunto il valore di 70 miliardi di euro, il massimo di sempre, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente”, ha sottolineato l’analisi della Coldiretti.
“Un primato reso possibile dall’impegno quotidiano di una filiera agroalimentare allargata che vale oltre 620 miliardi di euro e rappresenta la prima ricchezza del Paese – ha spiegato Coldiretti –. Una ricchezza che va però difesa rispetto alle tante minacce che pesano sull’attività delle imprese agricole italiane, a partire dagli effetti dei cambiamenti climatici che nel 2024 hanno causato danni per 9 miliardi di euro, tra siccità, maltempo ed epidemie negli allevamenti”. “Senza dimenticare i problemi rappresentati dall’aumento dei fattori di produzione, a partire dall’energia, che – ha concluso – gravano sui bilanci, con i prezzi pagati agli agricoltori che non riescono spesso a coprire neppure i costi sostenuti e rendono necessarie misure di sostegno per le imprese”.