Paolo Guzzanti e i 14 euro in tasca: «Prendo 8mila euro di pensione ma me ne rimane un terzo»

Il giornalista racconta come è finito a chiedere aiuto agli amici: «Eh sì, sarei benestante. Ma...» L'articolo Paolo Guzzanti e i 14 euro in tasca: «Prendo 8mila euro di pensione ma me ne rimane un terzo» proviene da Open.

Apr 2, 2025 - 04:40
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Paolo Guzzanti e i 14 euro in tasca: «Prendo 8mila euro di pensione ma me ne rimane un terzo»

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Paolo Guzzanti è rimasto con 14 euro nonostante la doppia pensione da giornalista e da parlamentare. «Ottomila euro in tutto. Eh, sì, sarei benestante», spiega oggi a Repubblica. Ieri il suo appello su La Notizia a firma di Sara Manfuso aveva fatto pensare a un pesce d’aprile. Se non altro perché il giornalista ed ex parlamentare di Forza Italia e del Pdl era famoso per le sue imitazioni. Scalfari, Pertini, Cossiga erano i suoi personaggi preferiti. Invece lo ribadisce: «È tutto vero». Ha davvero mandato un messaggio agli amici per chiedere un aiuto. E, rivela, in cambio ha ricevuto 4 mila euro.

Il debito fiscale e le operazioni

Guzzanti è in difficoltà perché ha dovuto subire quattro operazioni per un’insufficienza renale e per un debito con il fisco. E per il suo secondo divorzio. Ha sei figli. Tre sono famosissimi attori: Corrado, Sabina, Caterina. A causa dei debiti con l’erario «della mia pensione mensile rimane circa un terzo». La prima moglie si chiama Germana Antonucci. La sua ex seconda moglie è la statunitense Gill Falcigno, insegnante di inglese di origini italoamericane. Con lei ha avuto tre figli: Liv Liberty, Lars Lincoln e Liam Lexington. «Ho già ricevuto 5mila euro, una mano me l’ha data anche mio figlio Corrado, a tutti ho spiegato che restituirò il prestito a giugno, quando prendo la quattordicesima, ma loro dicono: no, no, non vogliamo niente. È un regalo».

Gli amici e la pensione

«Non avevo nessuna intenzione di divulgare questa cosa. L’ho fatto per disperazione. Ho scritto un sms a un gruppo ristretto di amici», aggiunge con il Corriere della Sera. «Il mio messaggio di partenza è stato: “Cari amici, mi trovo in un momento di difficoltà sia per quanto riguarda la mia salute sia rispetto ai debiti con il Fisco. Vi chiedo un piccolo contributo che mi impegno a restituire con la quattordicesima di giugno. Mi scuso con tutti, specie con chi si potrebbe irritare. Un saluto affettuoso, Paolo”».

Anche se non si nasconde: «È vero, resto un privilegiato in quanto ex parlamentare e giornalista di lungo corso, ma avendo avuto due divorzi, l’ultimo dei quali particolarmente oneroso, mi ritrovo con 14 euro in tasca. Tutto questo mi ha impedito di pagare le tasse che sono diventate ancora più esose e sono state spalmate in rate che non sono più riuscito a sostenere. Divorziare è un lusso, ma dovrebbe essere un diritto garantito. Della mia pensione mensile rimane circa un terzo. Aggiunga poi che mi sono dovuto sottoporre a quattro interventi coperti da Casagit (la cassa di assistenza sanitaria dei giornalisti italiani, ndr ) ma solo in parte e poi ancora è sopraggiunta una piccola depressione».

Si sente meglio

Adesso, dice, si sente meglio: «Direi di sì: mi vergogno di meno, mi sono accorto che il mio è un caso non personale ma può capitare a chiunque. Mi ha fatto molto piacere la solidarietà. Ho dovuto superare molta ritrosia. E ormai che è fatta mi sento meglio. Oltretutto se è una cosa che interessa vuol dire che è stato toccato un nodo». In ultimo, spiega al Giornale perché non si è rivolto alla sanità pubblica: «Vabbè. Mi avrebbero operato dopo morto. La sanità pubblica purtroppo è stata depotenziata, ha carenze di medici e macchinari, le liste d’attesa sono lunghissime. A questo nel mio caso aggiungi il secondo divorzio, una causa che poteva durare poche settimane e si è chiusa dopo cinque anni per le lungaggini della giustizia. La mia ex moglie pretende 5.300 euro al mese, come se fossi ancora a Palazzo Madama. Ma dove li tiro fuori adesso? E le tasse, parametrate sempre al mio passato di senatore. Ho spalmato, rottamato, concordato tutto il possibile, però non ce la faccio. Mi vergogno, è umiliante chiedere soldi in prestito, però non c’era altra strada».

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