Non solo Messico, ecco gli Stati più colpiti dai dazi di Trump alle auto extra Usa

I titoli delle Case crollano nelle borse, quali sono i gruppi più colpiti e quali saranno gli Stati che risentiranno maggiormente dalla decisione di Trump. Fatti, numeri e commenti nell'articolo di Teleborsa

Mar 27, 2025 - 18:50
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Non solo Messico, ecco gli Stati più colpiti dai dazi di Trump alle auto extra Usa

I titoli delle Case crollano nelle borse, quali sono i gruppi più colpiti e quali saranno gli Stati che risentiranno maggiormente dalla decisione di Trump. Fatti, numeri e commenti nell’articolo di Teleborsa

 

Alla fine Donald Trump ha fatto quello che aveva promesso, annunciando nuovi dazi del 25% su tutte le auto importate negli Stati Uniti e prodotte all’estero, oltre che su una serie di componenti. Il nuovo 25% si aggiungerà a barriere del 2,5% già presenti sulle auto estere e al 25% esistente sui light truck, i veicoli classificati come autocarri leggeri e fino a 3.860 kg di peso (la Ue ha oggi dazi sulle auto americane del 10%). La Casa Bianca ha spiegato che l’eccezione ai nuovi dazi sui componenti è temporanea e limitata a quelli che provengono da Messico e Canada. Sul fronte europeo, mentre la Germania chiede una risposta ferma da parte dell’Unione europea parlando di “un segnale fatale per il libero scambio” come ha detto la Vda (associazione tedesca dei costruttori di auto), la Ue dice di voler seguire la via negoziale e si prepara a “difendere lavoratori, aziende e consumatori”, come ha spiegato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.

CALANO I TITOLI AUTO IN BORSA

Intanto, a pagare lo scotto peggiore sono i titoli del comparto automotive, in calo nei quattro angoli del globo: l’onda lunga dei dazi si è fatta sentire sui mercati asiatici (a Tokyo Toyota -2,04%, ma era arrivata a cedere il 4%, Honda -2,48% ma scendeva del 3,5%, Nissan Motor -1,68% e Mazda -3%; a Seul Hyundai Motor -4,28% e Kia -3,45%), a Wall Street (nel premercato Ford -2,6%, Gm -6,5% e Tesla -0,5%) e, ovviamente, in Europa. A Milano Stellantis cede il 4,32%, dopo essere arrivata a perdere oltre 6 punti, scivolando sotto gli 11 euro per azione. Giù anche Ferrari (-1,12%), il gruppo dei mezzi pesanti Iveco Group (-0,63%) e Pirelli (-1,54%). A Parigi deboli Renault (-0,5%) e Michelin (-0,9%), a Francoforte Porsche cede il 3,29%, Mercedes Benz il 3,67%, Continental il 2,2%, Volkswagen il 2,14% e Bmw il 2,9%.

QUALI SARANNO GLI STATI PIU’ COLPITI DAI DAZI

Secondo S&P Global Mobility, “le dimensioni del colpo al settore auto sono nei numeri: circa metà della auto vendute negli Stati Uniti ogni anno, quasi 8 milioni per un valore di 244 miliardi, sono oggi assemblati fuori dai confini”, si legge in un report, in cui si sottolinea che il Messico è il principale esportatore sul mercato americano, con modelli prodotti da marchi internazionali da Toyota a Nissan, da Bmw a Volkswagen. I marchi statunitensi non sono immuni: Gm assembla all’estero il 40% dei veicoli venduti negli Stati Uniti, Ford il 20%. A livello di paesi esportatori di auto, alle spalle del Messico ci sono Corea del Sud, Giappone, Canada, Germania, Gran Bretagna. Anche per quanto riguarda le componenti, il 60% arriva dall’estero. Se è vero che del tema dazi si è ampiamente parlato negli ultimi mesi, “il mercato non ha interamente prezzato l’eventualità dell’effettiva introduzione anche alla luce dei vari annunci e dietro-front da parte dell’amministrazione Trump. Dunque, la definitiva introduzione è una notizia negativa”, spiegano gli analisti di Equita, secondo cui Stellantis è “tra le società più impattate importando circa 0,5 milioni di auto negli Stati Uniti da Messico, Canada ed Europa (10% dei volumi di gruppo)”. Se l’estensione del dazio a tutte le importazioni “è positiva per chi ha una produzione locale, ma l’impatto complessivo è senza dubbio significativo e negativo”, dicono gli esperti.

LA NOTA PREOCCUPATA DELLE CASE EUROPEE

Forte preoccupazione è stata espressa anche dall’Acea, secondo cui l’impatto negativo dei dazi si farà sentire non solo sulle case automobilistiche globali, ma anche sull’industria manifatturiera nazionale statunitense: “I dazi non incideranno solo sulle importazioni negli Stati Uniti, cosa che probabilmente pagheranno i consumatori americani, ma danneggeranno anche le case automobilistiche che producono auto negli Stati Uniti per l’esportazione”, ha detto l’Associazione europea dei costruttori di automobili.

CRITICHE ANCHE DEI COSTRUTTORI AMERICANI

Perplessi anche i costruttori americani: “Le case automobilistiche statunitensi sono impegnate nella visione del presidente Trump di aumentare la produzione automobilistica e i posti di lavoro negli Stati Uniti”, ma “è fondamentale che le tariffe siano implementate in modo da evitare di aumentare i prezzi per i consumatori e preservare la competitività del settore automobilistico nordamericano”, ha detto Matt Blunt, presidente dell’Aapc (American Automotive Policy Council). Anche la Cina, per bocca del portavoce del ministero degli Esteri, si è unita al coro di critiche, sottolineando che “non ci sono vincitori in una guerra commerciale o in una guerra tariffaria. Lo sviluppo e la prosperità di nessun paese sono stati raggiunti imponendo tariffe”.