Mostro di Firenze, la Procura: “La pista del Rosso del Mugello smentita da indagini”
E’ quanto si legge nell’ordinanza con cui è stata rigettata una richiesta dell’avvocato Alessio Tranfa di Roma, legale di una parente di una vittima di un delitto avvenuto nel 1981

Firenze, 28 marzo 2025 – Per gli omicidi del Mostro di Firenze, la pista del ‘Rosso del Mugello’, un ex impiegato pubblico deceduto da diversi anni, «è smentita da indagini già svolte». Lo afferma la procura di Firenze nell’ordinanza con cui ha rigettato una richiesta dell’avvocato Alessio Tranfa di Roma, legale di una parente di una vittima di un delitto avvenuto nel 1981.
L’avvocato Tranfa chiedeva l’accesso, in copia, di alcuni atti di indagine sul killer delle coppiette. «Nessun reperto custodito dalla procura della Repubblica» può essere «consegnato a parti private», per questo «le istanze sono da rigettare in quanto infondate in fatto, come in diritto» scrivono le pm Ornella Galeotti e Beatrice Giunti, titolari delle indagini sull’ultimo fascicolo su il Mostro di Firenze. Il legale, si legge nell’atto della procura, «fa proprie le ipotesi svolte da Paolo Cochi, che risulta consulente - senza che sia specificata la sua specifica competenza e il suo curriculum professionale» nelle trasmissioni televisive e sulle pagine di quotidiani e pubblicazioni.
Secondo Paolo Cochi, il ‘rosso del Mugello’ lavorava in ambito investigativo al fianco di un magistrato che si è occupato delle indagini sul Mostro ma tale figura è stata trascurata dalle indagini e meriterebbe invece nuovi approfondimenti investigativi. La procura fiorentina è di avviso diverso. «È una ricostruzione smentita da indagini già svolte - aggiungono le inquirenti - Cochi accusa la procura della Repubblica di Firenze di osteggiare la sua inchiesta investigativa insinuando addirittura che l’ufficio voglia nascondere e proteggere» chi si celerebbe dietro il cosiddetto ‘rosso del Mugello’.
In particolare, gli accertamenti svolti dalla procura su «vicende che sono state equivocate e ricostruite in modo tale da proporre deduzioni mendaci», hanno fatto “riemergere“ l’arma che secondo l’ipotesi proposta in particolare sul web e ripresa anche dalla trasmissione ’Far West’, sarebbe stata in possesso del sospetto. Quella Beretta calibro 22, rubata nel 1965 all’armeria Guidotti di Borgo San Lorenzo, era stata invece rinvenuta nel 1970 a Rimini, in mano a un soggetto diverso, e nel 1972 finì all’asta giudiziaria. La acquistò una persona che la deteneva ancora nel 1990.