Meloni passa all’azione con Calenda?

Reazioni e commenti alla presenza di Giorgia Meloni al congresso di Azione, il movimento di Carlo Calenda. I Graffi di Damato

Mar 30, 2025 - 11:43
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Meloni passa all’azione con Calenda?

Reazioni e commenti alla presenza di Giorgia Meloni al congresso di Azione, il movimento di Carlo Calenda. I Graffi di Damato

Non so se l’agenda le permetterà di correre sabato prossimo anche al congresso della Lega a Firenze, dove penso che l’alleato e vice presidente del Consiglio Matteo Salvini l’avrà invitata, ma so che ieri Giorgia Meloni ha voluto accorrere al congresso di Azione, su invito di Carlo Calenda. E so, essendosi visto chiaramente dalle riprese televisive e dai resoconti giornalistici, che si è trovata un po’ come a casa sua. Direi, maliziosamente, più di quanto porrebbe forse sentirsi il 5 aprile al congresso leghista, viste tutte le occasioni che Salvini non si lascia scappare per distinguersi, a dir poco, dalla pur amica e – ripeto- alleata premier.

“Giorgia d’Azione”, ha titolato con ironia compiaciuta la pugliese Gazzetta del Mezzogiorno. Di un’”azione” tale da avere superato Calenda, pur estraneo alla maggioranza di centrodestra, nel contrasto al Pd di Ella Schlein sul versante della politica estera, sempre più di attualità fra guerre che continuano e tregue che non reggono. L’Europa che la Meloni ha attribuito alle idee e alla linea della Schlein è una “comunità di hippy disarmata”, che affida la sua sicurezza alla generosità della limitrofa, armatissima Russia di Putin. Che potrebbe avere fatto in questi tre anni di guerra in Ucraina le esercitazioni per altre, più invasive “operazioni speciali”, come le chiamano al Cremlino.

Non mancano d’altronde nell’archivio fotografico della segretaria del Pd immagini di festose partecipazioni a gay pride, e non solo a raduni più politici come quello del 15 marzo scorso a Piazza del Popolo, a Roma, tra sventolii di bandiere arcobaleno ed europee, e di manifesti di Ventotene dove si può ancora leggere il testo abbastanza datato, del 1941, di un’Europa auspicabilmente unita con la forza, a democrazia sospesa, e con la proprietà privata permessa di volta in volta. Altro che “accessibile a tutti”, come scrive l’articolo 42 della Costituzione della Repubblica italiana imprudentemente citata da +esponenti del Pd, fra i quali l’ex segretario Pier Luigi Bersani, per sostenere che in fondo quel manifesto lo aveva anticipato.

Per niente compiaciuta è stata invece la “Giorgia d’Azione” sottintesa al titolo del Fatto Quotidiano, che ha proposta una Meloni che “benedice il Partito delle Armi”, tutto radunatosi fra partecipanti e ospiti del congresso di Calenda. Un partito che starebbe nascendo, o crescendo, tra vertici a Bruxelles, Londra e Parigi, tutti frequentati dalla premier italiana comunque convinta che, per quanto armata, anzi “riarmata” nel titolo di un piano intestatosi dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, l’Europa non possa e non debba fare a meno dell’alleanza con gli Stati Uniti, anche quella di Donald Trump, occidentale in senso lato. Una presidente, la tedesca von der Leyen, che ha appena apprezzato pubblicamente i rapporti in qualche modo privilegiati fra la Meloni e la Casa Bianca. Apprezzamento di cui la premier ha ringraziato altrettanto pubblicamente.