L’incetta di oro in vista dell’Armageddon

Il metallo giallo vola oltre quota 3.000 dollari l’oncia. Le tensioni geopolitiche lo rendono una sorta di assicurazione contro l’Apocalisse L'articolo L’incetta di oro in vista dell’Armageddon proviene da Economy Magazine.

Apr 5, 2025 - 09:50
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L’incetta di oro in vista dell’Armageddon

Congratulazioni, umanità. Abbiamo ufficialmente fatto acquisti di oro in preda al panico, spingendolo in territorio inesplorato. A metà marzo il prezzo dell’oro ha superato per la prima volta in assoluto i 3.000 dollari l’oncia, in gran parte grazie alla politica tariffaria del presidente Trump che ha indotto gli investitori a fare scorta di metallo scintillante come se fosse cibo in scatola prima dell’Armageddon.

L’oro, l’originale asset “rompi vetro in caso di emergenza”, è salito del 14% quest’anno, mentre l’S&P 500 e il Nasdaq si sono schiantati in territorio di correzione.

Questo è il modo di Wall Street per dire “siamo in calo del 10% e fa schifo”. Gli investitori stanno esaminando l’agenda economica di Trump (se così possiamo chiamarla) e stanno decidendo che preferiscono accumulare oro piuttosto che affrontare una guerra commerciale con il Canada. E la Cina. E l’UE. E magari anche contro Marte.

E non ci possono nemmeno bere sopra. Sì, la Casa Bianca ha minacciato tariffe del 200% sul vino importato ad esempio dalla Francia questa settimana. Fantastico. E dura vita per gli Americani amanti di champagne.

Si ipotizza persino che gli Stati Uniti potrebbero imporre tariffe sulle importazioni di oro. Ciò ha provocato un’ondata di lingotti attraverso l’Atlantico, con l’oro che si riversa dai caveau di Londra e dalle raffinerie svizzere nei magazzini americani come se fosse una svendita di assicurazione contro l’Apocalisse.

E non dimentichiamo le banche centrali. Hanno silenziosamente acquistato oro come se non ci fosse un domani, proteggendosi da un mondo in cui il dollaro forse non sarà più il re per sempre.

Mentre gli investitori privati corrono verso il metallo giallo per proteggersi dalla volatilità dei mercati, c’è un attore che da anni sta accumulando oro con pazienza e metodo: le banche centrali. Nel 2024, le banche centrali hanno acquistato un record di 1.180 tonnellate di oro dopo aver acquistato 1.082 tonnellate nel 2022 e 1.037 tonnellate nel 2023 secondo il World Gold Council. Per il terzo anno consecutivo, gli acquisti di oro da parte delle banche centrali hanno quindi superato le 1.000 tonnellate.

Le banche centrali hanno un ruolo cruciale nel sistema finanziario globale, e le loro riserve auree rappresentano un elemento chiave nella strategia di diversificazione e stabilità monetaria. L’oro è visto come un bene rifugio per eccellenza, resistente all’inflazione e indipendente dalle valute fiat che possono essere soggette a svalutazioni. Negli ultimi dieci anni, le banche centrali di tutto il mondo hanno progressivamente aumentato le loro riserve auree, con la Cina, la Russia e persino paesi emergenti come la Turchia tra i principali acquirenti.

Ma perché le banche centrali stanno acquistando oro in modo così aggressivo? Uno dei motivi principali è la crescente sfiducia nel dollaro statunitense come valuta di riserva globale. Comprensibile o no? Le politiche economiche degli Stati Uniti, tra cui l’uso del dollaro come strumento di sanzioni economiche e la crescente instabilità politica, stanno spingendo molte nazioni a ridurre la loro dipendenza dalla valuta americana. Accumulare oro consente alle banche centrali di rafforzare le proprie riserve senza esporsi ai rischi legati alle valute estere e all’umore di chi si sveglia ogni mattina con nuove idee per rivoluzionare il mondo e creare incertezza.

Inoltre, il metallo prezioso offre una copertura contro l’inflazione e il rischio di recessione. Durante le crisi economiche, quando il valore delle valute cartacee può essere eroso da politiche monetarie espansive e tassi di interesse bassi, l’oro mantiene il suo valore. Questo lo rende particolarmente attraente per le banche centrali che cercano di proteggere il proprio patrimonio e garantire stabilità finanziaria.

Negli ultimi anni, la Russia ha quasi raddoppiato le sue riserve auree, mentre la Cina continua a incrementare gli acquisti per diversificare le proprie riserve valutarie. Anche Paesi come India, Polonia, Repubblica Ceca ed Ungheria hanno intensificato gli acquisti, segno che la corsa all’oro non è limitata alle superpotenze economiche. Anzi.

Questa tendenza suggerisce che il mondo si sta preparando per un futuro in cui il sistema monetario internazionale potrebbe subire cambiamenti significativi.

L’oro, da sempre simbolo di ricchezza e stabilità, potrebbe tornare a giocare un ruolo centrale nelle economie globali. E mentre le banche centrali continuano ad accumulare lingotti nei loro caveau, gli investitori privati farebbero bene a prestare attenzione: quando i grandi attori fanno scorta d’oro, significa che potrebbero sapere qualcosa che il resto del mondo ancora non sa.

Quindi sì, l’oro è in ascesa. E quando nel mondo si inizia a scambiare azioni con pesanti pietre gialle, di solito significa che tutto il resto stia per rompersi. Sarà veramente così anche questa volta?

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