Le mire di Trump e Putin sull’Europa. “Senza esercito Bruxelles impotente”
Il tycoon vuole soffiare la Groenlandia alla Danimarca. Allo zar non dispiacerebbe vedere Kiev nell’Unione. Con un governo filorusso sarebbe un cavallo di troia di Mosca. Cella (Med-Or): torna la politica di potenza

Roma, 30 marzo 2025 – Giorgio Cella, analista di politica internazionale per la Fondazione Med-Or, docente presso Unicollege Mantova e autore del libro ’Storia e geopolitica della crisi ucraina’, Putin invoca un governo Onu in Ucraina e “libere elezioni” prima della pace. Intanto, Kiev vuole entrare nell’Ue. Così non si rischia di portare un altro filorusso a Bruxelles dopo Orbán e Fico?
“Penso che, sebbene ne abbia parlato o accennato anche il Cremlino, cosa succederà nelle elezioni in Ucraina, qualora avvenissero, sia piuttosto prematuro dirlo. Quello che è chiaro è che sia i russi, ed evidentemente anche l’amministrazione repubblicana di Trump, vogliono mettere Zelensky davanti a una verifica del consenso elettorale. E se le elezioni andassero male per lui, si aprirebbe una nuova pagina, nel bene o nel male, per l’Ucraina. Un vincitore filorusso parrebbe, a oggi, poco plausibile. In questo periodo, è comunque difficile dire quale sia il reale consenso di Zelensky”.
Intanto, Trump vuole la Groenlandia, regione della Danimarca. Copenaghen fa parte dell’Ue: Bruxelles non dovrebbe farsi sentire con Washington?
“La questione della Groenlandia è un nuovo elemento che si inserisce nella politica internazionale, per la volontà di Trump di muovere gli Stati Uniti in una posizione di forza in un’area di futura grande attenzione per le potenze mondiali, ossia l’Artico. È il ritorno della politica di potenza. Per farsi sentire, Bruxelles dovrebbe avere, oltre che uno status diplomatico ed economico – che ha – anche una forte dimensione militare. Torniamo sempre lì, alla atavica mancanza di una difesa comune europea. Una realtà che non si è mai concretizzata in decenni di vita comunitaria. Gli ultimi tentativi anglo-francesi per una coalition of the willing servono a costruire una realtà strategica europea autonoma per confrontarsi con giganti geopolitici come Cina, Russia e Stati Uniti. Ma le dichiarazioni finali del summit di Parigi non sembrano aver portato a una unità di vedute, anzi”.
Il 2 aprile sarà l’Armageddon dei dazi o Usa e Ue troveranno un accordo?
“I dazi sembrano essere una caratteristica fondante della politica estera di Trump, quantomeno per raddrizzare il deficit commerciale statunitense laddove esiste. Abbiamo già visto però delle marce indietro su talune iniziative di dazi, come con Messico e Canada. Forse anche per l’Europa ci potrà essere una posizione più moderata da parte di Trump, ma forse su un piano bilaterale, con trattamenti differenti per ciascun Paese. Vedremo se l’Italia riuscirà ad avere un trattamento privilegiato, visto l’apprezzamento di Trump più volte dichiarato a parole per Giorgia Meloni”.
E sull’Ucraina quale sarà il punto di caduta della trattativa tra Zelensky, Trump e Putin?
“I negoziati, con tante difficoltà e ostacoli, stanno andando avanti, fuori dai perimetri europei, nel Golfo, in Arabia Saudita, e in una triangolazione serrata tra Russia, Usa e Ucraina. Nel frattempo,s però, la guerra continua e anche ad alta intensità: ciò non deve però stupire, è un meccanismo classico del corso delle relazioni internazionali. Ciascun contendente vuole così arrivare con la più forte posizione possibile al tavolo”.