L’assurdo al potere in Europa

Mi capita di incontrare persone del ceto medio, anche molto cortesi e istruite, capaci per certi aspetti di esibire una certa umanità nei confronti dei consimili, che di improvviso mi […]

Apr 4, 2025 - 08:36
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L’assurdo al potere in Europa

Mi capita di incontrare persone del ceto medio, anche molto cortesi e istruite, capaci per certi aspetti di esibire una certa umanità nei confronti dei consimili, che di improvviso mi fanno gelare il sangue nelle vene, pronunciando espressioni relative al genocidio di Gaza di chiara approvazione della carneficina in corso, anche dell’omicidio dei bambini. “Beh poi crescono e divengono terroristi”: questo affermano.

Mi sembra evidente che l’umanità sia destinata a ripetere i propri crimini. Gli ebrei venivano considerati ladri e persone infami, non potevano indurre a compassione. Ugualmente i bambini di pochi anni trucidati da Israele non possono ispirare alcuna pietà, appartenendo essi alla categoria subumana dei terroristi. La barbarie avanza. Il noi e il loro ritorna prepotente. Il cattivo di turno è cangiante, ora islamista, ora russo, ora palestinese. C’è sempre una buona ragione per escluderlo, demonizzarlo, massacrarlo.

E’ vero a Gaza i bambini sopravvissuti agli stermini israeliani hanno buone chances di combattere Israele con la lotta armata. Non vi sono canali politici. Difficile combattere una potenza occupante con altri metodi. Craxi, Andreotti e Barak avevano compreso come soltanto la fortuna permettesse a alcuni di essere rispettabili cittadini e trasformasse altri in criminali. Essi non si stancavano di ammettere che se fossero nati in una prigione a cielo aperto, sarebbero divenuti anch’essi terroristi. La razionalità vorrebbe che al fine di eliminare il pericolo terrorista si cancellassero le sue cause profonde in Palestina. Sarebbe essenziale porre fine all’assedio di Gaza, all’occupazione illecita della Cisgiordania. La logica è tuttavia messa di lato, si preferisce puntare sugli istinti di appartenenza e la sempre viva tendenza a escludere chi è considerato straniero, diverso.

Con riferimento alla Russia il metodo non è differente. Si fotografa l’istantanea, spiace dirlo anche da parte degli analisti più seri. Mosca ha invaso la Crimea, ha invaso l’Ucraina. Quindi è uno Stato imperialista. Putin ha osato dire che non ci sono differenze tra nazione ucraina e nazione russa. Quindi è un nuovo Hitler imperialista. La Storia viene cancellata. La povertà del dibattito politico va di pari passo con la diminuzione della cultura nella società civile e nel rimbambimento del pubblico da parte dei demenziali talk show. Lo youtuber Joe Rogan ha dimostrato che si possono avere milioni di ascoltatori anche con interviste fiume, ma il dogma della tv e dei suoi tempi brevi continua a prosperare. Diviene una necessità, per far lievitare l’audience, far scontrare in un’arena, di solito sempre gli stessi, giornalisti e politici che giocano ai 4 cantoni da un canale all’altro, si esibiscono in osceni battibecchi nei quali è stata coinvolta anche la sottoscritta. A ciascuno non è permesso esprimere un pensiero compiuto, la parola viene tolta in continuazione, soprattutto se si ragiona, si finisce quindi per optare per messaggi brevi e slogan. Guardate una tribuna politica nella tv in bianco e nero, commuovetevi per la cultura, lo spessore e l’integrità perdute. La situazione in Italia è forse anche peggiore che in altri Paesi. Come fece notare Mariana Mazzuccato, (mai più invitata dopo aver tanto osato), le reti propagandistiche estere evitano di far intervistare i giornalisti tra di loro.

Tornando alla Russia si ignora dunque una strategia neo conservatrice americana iniziata nel 1997, che accanto al tentativo di uscita dalla deterrenza, sceglie l’espansionismo della NATO in un quadro unipolare. Si finge di non capire che la Russia è stata attaccata in modo programmato addestrando l’esercito ucraino, conducendo esercitazioni NATO ai confini, ignorando gli accordi di Minsk benedetti dall’ONU, realizzando un colpo di Stato a Kiev e iniziando una guerra economica. Si sbandierano valori etici, libertà e democrazia, paci giuste, quando basta aprire un libro di storia per scoprire che le guerre si sono svolte soltanto per la difesa di interessi economici, energetici, di dominio, e che la diplomazia ha sempre dovuto registrare i rapporti di forza sul campo. La vera etica consisterebbe nel domandarsi quello che prova la madre di un ragazzo al fronte nell’individuare gli affossatori del cessate il fuoco e della pace negli europei bellicisti e in pantofole che giocano con la vita degli altri. Essa non è viva tra di noi, viene disprezzata e equiparata a demagogia. Credo tuttavia che, se i benpensanti che manifestano la loro approvazione per il massacro dei bimbi terroristi a Gaza e i politici militaristi che difendono il massacro dei giovani ucraini, vedessero il cranio sfondato di un bimbo, se guardassero gli occhi di un diciottenne moribondo, forse rinsavirebbero. Propendo per una visione dostoevskiana, l’umanità alla fine affiora. Persino i propagandisti sarebbero scossi dall’orrore.

L’articolo recentemente pubblicato sul NYTimes ha ammesso la cobelligeranza statunitense contro la Russia. Non siamo nel quadro di una guerra per procura combattuta dagli ucraini con armi statunitensi per obiettivi strategici americani. Hanno di fatto stabilito una architettura verticale in cui Cia e Pentagono pianificano e realizzano l’uccisione dei militari e civili russi. E’ la prima volta che accade nella storia. Mai siamo stati così vicini alla guerra con una potenza nucleare, mai abbiamo rischiato la terza guerra mondiale. Eppure i dirigenti europei non sembrano preoccupati dal rischio nucleare. Diffondono al contrario la paura di un attacco russo nella società civile. Ipotesi irrealistica che non ha alcun fondamento storico. La Russia ha un territorio immenso, materie prime e terre rare, tasso demografico decrescente, non ha bisogno di territori ma di sicurezza e di veder riconosciuto il proprio ruolo sulla scena internazionale. Inoltre se avesse voluto attaccare gli Stati europei, membri della NATO, perché dal 2007 al 2021 avrebbe chiesto la neutralità dell’Ucraina? Queste sono argomentazioni razionali a cui i promotori della guerra non sanno rispondere. La volontà europea è di ottenere il consenso alla propria strategia di riarmo fabbricando il nemico da cui bisogna difendersi. Abbiamo provocato la Russia incessantemente dal 1999, primo allargamento NATO, al dicembre 2021, data delle ultime proposte di mediazione russe, al fine di trascinarla nella guerra con l’Ucraina. Il piano era, come i nostri politici recitavano e purtroppo anche alcuni analisti di grido, sconfiggere Mosca in pochi mesi, far cadere il regime di Putin per sostituirlo con un governo fantoccio che avrebbe consegnato materie prime e terre rare all’Occidente. Nulla si è avverato. La strategia ha fatto cilecca. La guerra è persa come le tante prima: Afghanistan, Iraq, Libia, per le quali non è stato raggiunto alcun obiettivo strategico. Gli Stati Uniti di Trump prendono atto della sconfitta in Ucraina, mentre gli europei che non hanno i mezzi e che senza gli Stati Uniti non potrebbero sostenere il conflitto contro la Russia si lasciano andare in esternazioni sempre più bellicose.

L’assurdo al potere? Certo da un lato non si può che essere d’accordo con Emmanuel Todd, c’è qualcosa di inquietante e di profondamente irrazionale nella politica europea tanto da richiedere, sempre secondo Todd, una geopsichiatria. Le classi dirigenti sono ormai prigioniere di un istinto autodistruttivo e nichilista. Dall’altro se le più alte cariche istituzionali europee affermano che la Russia e la Cina sono potenze revisioniste e vogliono cambiare l’ordine liberale a guida americana, dicono il vero. Essi tuttavia fanno intendere che l’ordine internazionale sarebbe basato sul rispetto del diritto internazionale e l’invasione dell’Ucraina rappresenterebbe una violazione inaccettabile delle norme, l’avvento della prepotenza autocratica contro le regole democratiche. In realtà la fine del multilateralismo e le violazioni del diritto internazionale sono da addebitare almeno a partire dal 1991 all’Occidente, ai bombardamenti di Belgrado ad opera della NATO senza autorizzazione dell’ONU, alle guerre di esportazione della democrazia statunitensi e a cui la NATO ha dato man forte.

Il cambiamento dell’ordine liberale a cui anche il Presidente Mattarella fa spesso riferimento è quindi ben altro. Esso è il dominio del dollaro, il riconoscimento delle norme a geometria variabile stabilite dalla potenza egemone. L’Europa asservita ai democratici USA che rappresentano lo Stato profondo negli Stati Uniti vuole prolungare la guerra in Ucraina, al fine di proteggere una classe transnazionale legata al dollaro e i rapporti feudali che ne derivano. La grande paura è che col mondo multipolare venga meno il finanziamento del debito statunitense intorno al quale gira l’architettura del mondo occidentale. Il riciclaggio del surplus dell’Europa e dell’Asia che permette ai flussi di dollari pagati per importare le merci di ritornare in patria e finanziare assicurazioni, servizi e bond del tesoro USA deve continuare anche se diviene giorno dopo giorno più insostenibile. La guerra, l’aumento dei tassi di interesse sono funzionali a questa strategia. La riconversione dell’economia in recessione europea in economia di guerra offre una scappatoia all’oligarchia al potere per sopravvivere. La difesa europea al netto della propaganda è riarmo tedesco, acquisto di armi americane per obbedire essenzialmente a Trump mentre si finge di osteggiarlo. La contraddizione principale del tycoon statunitense è data dal credere che la deindustrializzazione e il declino di competitività dell’economia statunitense possa essere risolto con nuovi dazi, cioè con tasse che faranno aumentare i prezzi e proteggeranno settori produttivi internazionalmente deboli. Di fatto il nemico dell’economia statunitense è il sistema sul quale si regge: la produzione di denaro e non di merci. La bilancia commerciale in deficit è dovuta all’esorbitante privilegio del dollaro, stampato per comprare merci europee e asiatiche. L’Europa ha compresso la domanda interna, ha adottato l’austerità accettando il ruolo di ancella di un sistema in cui l’egemone viveva di produzioni altrui. L’ingranaggio si è tuttavia inceppato a partire dalla crisi del 2008. L’economia statunitense produce miseria e disoccupati. La Cina, rivale strategico, ha un capitale tale da poter minacciare l’acquisizione di assetti di economia statunitense e si defila dall’acquisto dei titoli di Stato USA. Il Sud globale coopera per creare un mondo multipolare a tutela dall’arbitrio di Washington, dà vita a un sistema ancora embrionale di scambi in moneta locale.

Trump ha compreso che il debito è insostenibile. La spesa per la presenza in Europa viene giudicata superflua. Il lavoro può essere delegato al Regno Unito e alla Germania. La costruzione di un braccio armato della NATO in Europa per interessi statunitensi e dell’oligarchia europea legata al dollaro. Non proprio una difesa europea visto gli interessi europei non sono indentificati con quelli dei popoli europei  o di un bene comune europeo.

La fine della guerra in Ucraina rientrerebbe nella strategia trumpiana di riduzione del debito e investimenti in patria. Purtroppo essa non riesce a imporsi all’oligarchia transnazionale. Settori della finanza internazionale, premono per gli interessi immediati che il conflitto procura. Classi dirigenti incompetenti credono nella loro stessa propaganda, nella possibilità che la guerra eroda il potere di Putin e la sconfitta della Russia faccia sparire l’incubo prodotto dalle minacce esistenti al dominio del dollaro.

Il dato più deprimente è dato dall’assenza dei giovani, dei perdenti che da anni non votano. Si stanno indebitando le future generazioni che ereditano un mondo insicuro di viso in blocchi armati e devastati da guerre commerciali. Il rischio nucleare e quello ambientale sono sottovalutati dalla gerontocrazia al potere. Le élites occidentali sembrano indifferenti alla carneficina ucraina e allo sterminio dei palestinesi. I russi combattono e muoiono per i loro interessi, per la loro sovranità. Gli Ucraini si fanno decimare per realizzare le strategie neoconservatrici statunitensi. I giovani europei sembrano indifferenti, occupati dal loro privato, dalla loro precarizzazione. Alcuni vivono la politica come mestiere e appartenenza a combriccole, a lobby di interessi. Marceranno al fronte per salvare questa élites transnazionale senza scrupoli?