“Il mio primo animale da laboratorio”: la geniale campagna per riflettere (sembra di essere negli anni ’90)
Gli dà scosse elettriche, lo imbottisce di medicinali, lo punge con una siringa e, infine, gli taglia la testa: la geniale campagna di Peta riprende una bambina alle prese con un povero topo da laboratorio e con un gioco davvero particolare. Tutto sembra uscito da una pubblicità anni ’90, direttamente dalla nostra infanzia, fino a...

Gli dà scosse elettriche, lo imbottisce di medicinali, lo punge con una siringa e, infine, gli taglia la testa: la geniale campagna di Peta riprende una bambina alle prese con un povero topo da laboratorio e con un gioco davvero particolare.
Tutto sembra uscito da una pubblicità anni ’90, direttamente dalla nostra infanzia, fino a quando il messaggio non colpisce duramente. Si chiama infatti “Il mio primo animale da laboratorio”, la campagna scioccante e satirica che mira a denunciare ancora una volta la crudeltà degli esperimenti sugli animali finanziati dai contribuenti americani.
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Trasmesso, infatti, dalla televisione USA, lo spot presenta una bambina felice di scoprire il suo nuovo giocattolo: un kit scientifico immaginario che riproduce procedure reali eseguite sugli animali nei laboratori del National Institutes of Health (NIH). Il tutto scandito da uno slogan tanto cinico quanto efficace: “Il giocattolo che gioca con la vita!”
Lo spot
Siringhe, elettroshock, annegamento in un bicchiere o addirittura decapitazione con ghigliottina… Il tutto è presentato con l’entusiasmo ingenuo di una pubblicità. Una messa in scena volutamente assurda per denunciare la banalizzazione di pratiche disumane nei laboratori, spesso finanziate senza alcun reale utilizzo scientifico.
La chiave dell’umorismo e della tensione di questo film risiede nella nostra sincerità. Attingendo agli elementi sdolcinati e sinceri delle pubblicità di giocattoli degli anni ’90, siamo stati in grado di dare vita ad alcune delle realtà più crudeli dei test sugli animali, spiega il regista.
Il risultato è tanto inquietante quanto efficace. Rivolgendosi alla Generazione Y, che ora sono a loro volta genitori, PETA spera di fare colpo e aumentare la consapevolezza della necessità di una riforma dei metodi di ricerca.
Un messaggio forte sullo spreco di fondi pubblici
Al di là della denuncia morale, la pubblicità evidenzia anche l’enorme spreco di denaro pubblico. PETA sottolinea che quasi la metà del budget annuale del NIH è dedicata a studi che coinvolgono gli animali, mentre il 90% della ricerca di base non porta ad alcun trattamento per l’uomo e il 95% dei farmaci testati sugli animali fallisce gli studi clinici.
Esperimenti assurdi e crudeli vengono regolarmente finanziati, come separare i cuccioli di scimmia dalle loro madri o scioccare ripetutamente i topi per indurre attacchi di panico.
Riuscirà questa nuova campagna provocatoria a mobilitare un pubblico ancora più ampio e spingere le autorità a investire in metodi alternativi, più etici e più efficaci?
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