Il decreto Indennizzi balneari slitta ancora, crescono le tensioni con il Governo

Il decreto Indennizzi per i balneari atteso per il 31 marzo 2025 è stato rinviato: Italia a metà tra le richieste delle associazioni di categoria e la direttiva Bolkestein

Apr 2, 2025 - 10:34
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Il decreto Indennizzi balneari slitta ancora, crescono le tensioni con il Governo

La questione balneari in Italia è tutt’altro che risolta, con l’approvazione attesa del decreto Indennizzi che è stata fatta slittare di qualche giorno per maggiori approfondimenti. Il provvedimento, pensato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in concerto con il Mef, sarebbe dovuto essere approvato nella giornata del 31 marzo 2025, ma il Governo ha deciso di prendersi alcuni giorni in più per discutere ancora con le Regioni, i Comuni e le associazioni di categoria.

Il decreto in questione, si ricorda, ha la finalità di delineare i criteri di calcolo degli indennizzi per i gestori uscenti che, nel rispetto dei termini, saranno a carico dei subentranti. Il testo, tuttavia, non sarebbe ancora stato ancora sottoposto alle parti interessate, con l’incontro promesso dal ministro Matteo Salvini ai balneari che non è stato ancora convocato.

La legge Salva infrazioni e la mancanza di attuazione

Per comprendere quanto si sta verificando nelle ultime ore in tema balneari, è necessario fare un passo indietro. Lo scorso novembre è stato approvato il cosiddetto decreto Salva infrazioni che, nel dettaglio, impone agli enti locali di concludere le fasi di verifica e assegnazione delle nuove concessioni balneari entro il 30 giugno 2027.

Affinché la legge possa essere operativa, è necessario un decreto attuativo, quello che sarebbe dovuto arrivare il 31 marzo, che stabilisca le modalità e i criteri di calcolo degli indennizzi spettanti ai gestori degli stabilimenti uscenti. Tali somme, è noto, saranno da considerarsi a carico dei subentranti e saranno parametrate solo sugli investimenti non ammortizzati compiuti dai gestori attuali nel corso degli ultimi 5 anni.

Proprio quest’aspetto non ha mai convinto le associazioni di categoria, che ritengono troppo bassa la buonuscita economica che ne deriverebbe rispetto ai valori aziendali creati nel corso degli anni.

Salvini a metà tra i balneari e la Bolkestein

Lo scenario di mancata intesa descritto, probabile causa del ritardo del decreto attuativo sugli indennizzi, vede il principale ministro di riferimento dell’operazione, Matteo Salvini, a metà tra le pretese dei balneari e le norme previste dalla direttiva europea Bolkestein.

Il leader leghista ha nello specifico detto di voler accogliere le richieste delle associazioni di categoria, non mancando però di ricordare che per Bruxelles elevare il valore degli indennizzi ai balneari che lasciano la concessione rappresenterebbe un vantaggio economico improprio.

La direttiva Bolkestein placa dunque le promesse di Salvini, legato mani e piedi alla minaccia Ue di aprire nei confronti dell’Italia una nuova procedura di infrazione se il decreto attuativo atteso non dovesse limitarsi soltanto al riconoscimento degli investimenti non ammortizzati.

La revisione dei canoni demaniali

Oltre che degli indennizzi ai balneari, il decreto attuativo della legge Salva infrazioni dovrà occuparsi anche della revisione dei canoni demaniali sulle concessioni balneari. Questi dovranno essere rivisti in relazione alla redditività delle aree e della loro destinazione d’uso per attività non a scopo di lucro, con il mancato aggiornamento che porterà alla crescita automatica del canone del 10%. Un’altra tema non facile da gestire per l’Esecutivo.