Idroelettrico, l’Italia chiede la tutela della reciprocità all’Ue
Stando alle parole pronunciate oggi alla Camera dal ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, il confronto tra Italia e Commissione Ue sulle concessioni idroelettriche “va avanti da alcuni mesi, ma penso non manchi molto per arrivare a una conclusione”. Il riferimento è al vincolo sull’espletamento delle gare per i grandi impianti, inserito nella contrattazione […] The post Idroelettrico, l’Italia chiede la tutela della reciprocità all’Ue first appeared on QualEnergia.it.

Stando alle parole pronunciate oggi alla Camera dal ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, il confronto tra Italia e Commissione Ue sulle concessioni idroelettriche “va avanti da alcuni mesi, ma penso non manchi molto per arrivare a una conclusione”.
Il riferimento è al vincolo sull’espletamento delle gare per i grandi impianti, inserito nella contrattazione sui fondi Ue al Pnrr italiano.
La tesi che sta sostenendo il Governo a Bruxelles è che tale obbligo rispondesse a una procedura di infrazione in tema di idroelettrico ormai chiusa.
L’occasione per intervenire sull’argomento è stato un convegno organizzato da FdI a Palazzo Montecitorio, in cui Foti ha sottolineato come non ci possa essere “una misura Pnrr solo per l’Italia, nel caso bisognerebbe andare a gara in tutti i 27 Paesi”.
Questo perché un vincolo di questo genere in capo a un solo Stato membro, “non è coerente con i principi generali” dell’Unione, in particolare quello di “reciprocità”.
La normativa nazionale dà alle Regioni la scelta sulla gestione delle concessioni e a questi enti il Governo vorrebbe offrire una specifica alternativa, di cui sta parlando con la Commissione europea: “Dare la possibilità agli attuali gestori di presentare un nuovo piano industriale”, a fronte del quale la Regione possa prolungare le concessioni in atto e soprattutto quelle in scadenza. In pratica quanto è già avvenuto recentemente per le concessioni geotermiche in Toscana (si veda anche Idroelettrico, sulle concessioni la via non è il golden power).
Sbloccare questa impasse significherebbe impegnare quindici miliardi di euro in investimenti diretti degli operatori, a cui si aggiungerebbero cinque miliardi di investimenti indiretti da parte dell’indotto.
I dati sono stati forniti da Nicola Lanzetta, direttore Italia del Gruppo Enel, per il quale si dovrebbe procedere con “una serie di ottimizzazioni dell’installato che potrebbero aumentare la generazione del 15-20%”. Ciò in un settore che occupa già 12.000 lavoratori e potrebbe così aumentare la quota.
Gli interventi necessari nel settore idroelettrico
Cosa dovrebbero contenere i piani industriali degli operatori? A rispondere sul palco è stato, tra gli altri, Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, che ha posto l’accento su tre elementi: efficientare gli impianti, migliorare gli ecosistemi fluviali e adottare un “rinnovato riconoscimento del territorio” ospitante, “non solo in temini di royalty, come accade per l’eolico”. Tutto ciò senza “sottovalutare il problema dei sedimenti” che si accumulano nelle vasche.
La dimensione di quest’ultimo problema ha provato a darla Giuseppe Argirò, vicepresidente Elettricità Futura e amministratore delegato del Gruppo Cva, che ha citato uno specifico evento del 29 giugno 2024, quando un’alluvione ha determinato la spaccatura di un canyon “e il nostro bacino idroelettrico è stato invaso dai detriti. Questa è l’anteprima di ciò che aspetta il sistema nei prossimi anni per il cambiamento climatico. Voglio darvi così il senso dell’urgenza degli investimenti”.
Non solo attenzione alle infrastrutture, ma anche alla gestione degli asset. È il caso dei pompaggi idroelettrici, che “oggi sono sul mercato e funzionano quando è conveniente, mentre servirebbero regole per farli funzionare diversamente”, cioè quando servono al sistema, come evidenzia Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento Free.
Un problema che sarà superato anche grazie al Macse, secondo Fabio Bulgarelli, direttore Affari regolatori Terna: “Gli impianti di accumulo – elettrochimico e idro – saranno realizzati sulla base di procedure competitive e messi a disposizione del mercato, per essere usati dagli operatori che avranno esigenza di compensare i propri profili di immissione da Fer e sfruttare differenziali di prezzo che si registreranno sul mercato”.
Gli usi plurimi dell’acqua e l’opportunità delle Cer
A favorire lo sviluppo del pompaggio idroelettrico è anche una particolare coincidenza geografica, secondo Bulgarelli, cioè il fatto che nel sud Italia ci sia bisogno sia di più acqua sia di più accumuli per la stabilità della rete.
Il tallone d’Achille, soprattutto nel Mezzogiorno, è però l’ammontare delle precipitazioni da cui dipendono i pompaggi.
Un aspetto ripreso da Antonella Frigerio, vicedirettrice Fonti energetiche di Rse: “Gli operatori idroelettrici devono favorire la gestione integrata dell’acqua”, nell’ottica dei vari usi finali (sulle attività Rse nel settore si veda anche Pompaggi idroelettrici, manca una spinta per gli investitori).
Il riferimento è dunque al sostegno che tutti gli impianti possono dare sia per rilasciare acqua all’agricoltura quando scarseggia maggiormente, sia per accumulare risorsa quando le piogge sono più copiose e mettono in difficoltà il reticolo idrico di valle, come nel caso delle vasche di laminazione.
Tutto ciò senza dimenticare le infrastrutture sotto una certa taglia, come ricordato da Paolo Picco, presidente Federidroelettrica. In Italia sono attive 4.900 concessioni idroelettriche, di cui 400 grandi e 4.500 piccole, con un installato per queste ultime sotto i 10 MW. Opere per le quali può essere interessante ragionare anche in ottica di comunità energetica rinnovabile, secondo Picco. Quello che si chiede per le piccole centrali, però, è “una semplificazione autorizzativa”.The post Idroelettrico, l’Italia chiede la tutela della reciprocità all’Ue first appeared on QualEnergia.it.