Ferrari, Elkann blinda Vasseur: massima fiducia al francese
La Ferrari di Vasseur è stata paragonata a quella di Binotto in F1. Eh sì… è successo anche questo, soprattutto a margine del doppio zero della Cina, una faccenda che ha lasciato non pochi strascichi nella testa del manager di Draveil. La pressione a cui il Cavallino Rampante è sottoposto fa parte del gioco. In […]

La Ferrari di Vasseur è stata paragonata a quella di Binotto in F1. Eh sì… è successo anche questo, soprattutto a margine del doppio zero della Cina, una faccenda che ha lasciato non pochi strascichi nella testa del manager di Draveil. La pressione a cui il Cavallino Rampante è sottoposto fa parte del gioco. In Italia e pure nel resto del mondo funziona così, quando le cose non vanno. Non parliamo di un prodotto locale.
La versione francese di Binotto? Anche no…
Ed è proprio per questo che, dopo l’imbarazzante squalifica di Shanghai, vedere escluse le due Ferrari SF-25 dalla classifica finale ha provocato un grido di dolore che ha coperto le distanze. Qualsiasi supporter del team di Maranello non può accettare una situazione del genere, specie se rincarata con la dose “succederà ancora”. Tentativo goffo di consolare i tifosi, facendo leva sulla voglia di vincere del gruppo di lavoro.
Una scusa da quattro soldi, perché la smania di successo può anche essere positiva, sempre e quando non porti a situazioni spiacevoli. E facendo memoria, per quanto ci riguarda, facciamo davvero fatica a trovare una prova a carico del contrario. Non si può prendere una sberla in pieno volto e giustificarla in questo modo, così come vanno accettate le critiche, peraltro tutte e quante meritate, per il triste epilogo di Shanghai.
Non ce ne voglia il buon Mattia, che spesso viene chiamato in causa. Ma d’altra parte, nella vita l’essere umano tende a paragonare gli eventi. È piuttosto normale. Sarà colpa dei pensieri associativi. Fatto sta che si trovano diverse similitudini tra gli alibi del francese e quelli passati dell’attuale boss della Sauber, non credete? E non parliamo di meccaniche celesti. Non servono complessi problemi matematici per arrivare alla conclusione.
Vasseur poteva senz’altro evitare le stucchevoli lamentela verso i media, fondate sul fastidio sofferto derivato dalle giuste critiche. Presumibilmente, sarebbe stato alquanto più saggio prendere atto degli errori, fare un mea culpa, promettere il massimo impegno per evitare futuri scenari del genere e, parallelamente, dimostrare in pista che la parentesi sofferta era solo un intoppo di percorso. Qualcosa che, appunto, non capiterà più.
La presidenza consiglia maggiore prudenza
Le dichiarazioni di Vasseur sono piaciute alla presidenza? Da quello che sappiamo, non molto. Perché? Invece di placare gli animi accesi dei sostenitori, li ha di fatto alimentati. Era meglio evitare, insomma. Difendersi è bene quando i presupposti per farlo ci sono. Se non è così, si rischia di scadere agli occhi di chi ogni settimana spende tempo e speranza per la Ferrari, con il rischio concreto di essere paragonati a un recente passato sofferente.
Binotto è un ottimo tecnico. Mattia lavora in F1 da diversi lustri, e se però in questo momento è il boss della Sauber, e non più del team italiano, in parte è proprio per quell’atteggiamento giustificatorio e reiterato, al quale si sommano risultati che non hanno mai supportato le sue teorie. Ecco, forse è un po’ questo il fulcro della questione. Nell’ultima settimana si è parlato parecchio del francese.
Il team principal della Ferrari non sta certo vivendo un momento felice, in quanto la storica scuderia che comanda ha inatteso completamente le aspettative. Al netto delle opinioni finora espresse nello scritto, ci sono dei fatti che vanno aggiunti. Ultimamente si è chiacchierato parecchio di Vasseur, soprattutto della sua scarsa presenza in sede, nella fabbrica di Via Abetone Inferiore 4. C’è una ragione a tutto questo.
Il team principal della Rossa gode di massima fiducia
Secondo le informazioni raccolte dalla nostra redazione, sappiamo che le motivazioni non sono affatto legate al presunto sedile traballante, in quanto, almeno per il momento, il transalpino gode di massima fiducia da parte del top management. Elkann continua a fare affidamento su Fred, anche considerando il piano di lavoro di prossima mesi per ritornare competitivi al vertice della categoria.
L’imprenditore nato a New York ha avuto diverse rassicurazioni in merito al futuro a breve termine della scuderia, pronta allo step necessario per tornare nella lotta al vertice, nella campagna agonistica 2025. Ferrari non getta la spugna e continua a nutrire sogni iridati. Il giudizio nei confronti del team principal resta il medesimo, sebbene il nipote di Gianni Agnelli abbia consigliato un atteggiamento diverso, atto a schivare polemiche.
La sua assenza nella gestione sportiva, peraltro coperta dal “deputy team principal” Jérôme D’Ambrosio, è dovuta principalmente a dei problemi legati alla schiena che necessitano un certo riposo per essere acuiti. Fred resta saldamente in sella alla Rossa, pronto a capeggiare il fronte Ferrari per il Gran Premio del Giappone, primo di un trittico importante. Scenario competitivo dove il team vuole realizzare un primo passo nella giusta direzione e migliorare il rendimento generale della scuderia.
Autore: Zander Arcari – @berrageiz
Immagini:Scuderia Ferrari – F1