Due femminicidi in 24 ore: Sara Campanella e Ilaria Sula sono vittime di cultura patriarcale incapace di accettare un NO

Sara Campanella, Ilaria Sula. Ci si chiede il perché di due femminicidi uno dopo l’altro. Che siano stati due in poche ore fa specie, certo, ma non è questo il punto. Il punto è che sono avvenuti quando ci eravamo detti che non dovevano più esserci, quando ci eravamo riempiti le bocche dei come e...

Apr 3, 2025 - 15:51
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Due femminicidi in 24 ore: Sara Campanella e Ilaria Sula sono vittime di cultura patriarcale incapace di accettare un NO

Sara Campanella, Ilaria Sula. Ci si chiede il perché di due femminicidi uno dopo l’altro. Che siano stati due in poche ore fa specie, certo, ma non è questo il punto. Il punto è che sono avvenuti quando ci eravamo detti che non dovevano più esserci, quando ci eravamo riempiti le bocche dei come e le Aule di nuove leggi.

Non basta. Le abbiamo tradite, quelle due ragazze. E le altre 9 che ci sono state dall’inizio dell’anno 2025 (secondo l’Istat, 150 donne vengono uccise ogni anno).

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Da Giulia Cecchettin in poi era sembrato che ci fosse stata una svolta o, quanto meno, che si provasse a tacere di meno e a parlare di più, del patriarcato, della visione alla rovescia, sbagliata e contorta, di certi ragazzi e uomini, di quello che va sradicato nelle viscere di certi omuncoli.

E invece no. In un copione di film già visto (d’altro canto – restando in ambito cinematografico – proprio l’ultima serie Netflix di successo, Adolescence, è proprio di loro e a loro che parla), due studentesse non sono state ritenute degne di vivere, gettate via come un rifiuto qualsiasi.

La vita di quelle donne, per quegli assassini che si celano dietro ai “bravi ragazzi”, vale meno di niente. Anzi, non esiste. Così come non esiste il diniego, il rifiuto, uno sguardo negato. Che affronto, gente, il “no”, la libertà femminile, per quel super ego mascolino che mette al centro di tutto la sua tossica virilità.

Sara Campanella aveva 22 anni, studiava Tecniche di laboratorio biomedico del Policlinico. Chi le ha tagliato la gola era “solo” un conoscente incapace di sostenere il (legittimo) disinteresse di Sara, studente della sua stessa facoltà. Da due anni il ragazzo 27enne rivolgeva a Sara Campanella attenzioni “insistenti e reiterate”, che lei avrebbe più volte raccontato alle amiche.

Anche Ilaria Sula era studentessa universitaria, alla Sapienza di Roma, ed era stata fidanzata con quello che poi sarebbe diventato il suo carnefice e che, dopo averla uccisa, ha messo il corpo dentro a una valigia, ritrovata in un bosco in fondo a un dirupo, vicino a Poli. Di lui i vicini sviolinano un inascoltabile “un bravissimo ragazzo, figlio di bravissime persone”.

Ma suvvia, come fate a non vedere che aumenta l’elenco di donne ammazzate proprio da quegli “insospettabili” uomini?

Il dibattito sulle priorità nelle scuole non può essere ridotto solo alla Bibbia e al latino. Ogni volta che un femminicidio scuote la nostra società, torna urgente e prepotente la necessità di affrontare il tema dell’educazione nelle classi dei nostri ragazzi, quelle stesse persone che cresciamo e che, troppo spesso, ci appaiono estranei a un mondo che pensavamo di condividere.

Parecchie ricerche, ormai, ci dicono che un ragazzo su tre non considera abuso il controllo sulla libertà altrui. L’idea di impedire nuove amicizie, di imporre al partner cosa indossare, di chiedere costantemente informazioni sulla posizione dell’altro, è considerata la normalità. Fin da piccoli, siamo educati a un circolo che poi è difficilissimo da spezzare se non si acquisisce una consapevolezza che spesso è imposta.

Un no rimane un no e non può essere visto come una mortificazione o un oltraggio. Insegniamo ai nostri ragazzi ad andare oltre gli stereotipi, insegniamo loro il rispetto e il rispetto dell’altrui vita. Nulla di più.

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