Dazi, l’impatto delle tariffe sull’export. “Ma il made in Italy è insostituibile”
L’economista Fortis (Fondazione Edison): “Non mi fascerei la testa. Trattative bilaterali? Non sono possibili”

Roma, 1 aprile 2025 – Da domani partiranno i dazi di Trump. Che cosa succederà? “Intanto il quadro dei dazi che verranno applicati è tuttora piuttosto confuso – risponde Marco Fortis, economista e direttore della Fondazione Edison – È come se fosse stato annunciato un cataclisma di enormi dimensioni ma per ora vediamo solo qualche crepa. Bisogna aspettare e vedere”.
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“C’è molta preoccupazione, soprattutto a causa di questi continui stop and go. Per ora hanno prodotto più danni gli annunci che i dazi stessi. Se c’è incertezza, la situazione economica si paralizza”.
Che cosa succederà in Italia? “L’economia italiana ha un avanzo commerciale rilevante e negli ultimi anni gli Usa erano stati un polmone di crescita rispetto a Paesi, come la Germania, che erano entrati in crisi e avevano ridotto le importazioni. Però non mi fascerei la testa”.
Perché?
“Intanto esportiamo prodotti particolari, difficilmente sostituibili, come i beni di lusso. Pensiamo alle Ferrari, l’azienda di Maranello ha addirittura annunciato un aumento dei listini. O agli yacht di lusso. Qui non prevedo drammi”.
E, per il resto dei nostri prodotti?
“Non mi preoccuperei neanche per la farmaceutica dove ci sono prodotti di qualità realizzati anche da multinazionali americane arrivate in Italia. È difficile pensare che Trump possa punire indiscriminatamente in questo settore”.
Però c’è anche l’agroalimentare.
“Anche qui bisogna distinguere. Molti dei nostri prodotti non competono con analoghi prodotti americani. E nel caso dei formaggi, possono essere ricercate anche soluzioni diplomatiche, con il riconoscimento di alcune produzioni, per evitare i dazi. Ma anche qui, poi, ci sono prodotti insostituibili. Esportiamo, ad esempio, acque minerali per 300 milioni all’anno. La Sanpellegrino, è una icona sulle tavole dei ristoranti americani”.
L’Europa fa bene a reagire con i contro-dazi o servirebbe qualcos’altro?
“C’è un po’ di confusione nell’opinione pubblica. Oggi stiamo parlando solo di dazi sulle merci. Sul versante dei servizi l’Europa è sicuramente in disavanzo rispetto agli Usa. Ogni volta che facciamo un acquisto online, ascoltiamo musica o facciamo una transazione paghiamo qualcosa a un’azienda che, il più delle volte, è americana. Bisognerebbe avviare un confronto sui numeri veri dell’interscambio con gli Stati Uniti”.
Vuole dire che gli Stati Uniti, messi alle strette, potrebbero tornare sui propri passi?
“È chiaro che l’obiettivo di Trump è rafforzare la sua leadership su quella parte dell’America che pensa ci sia stato un declino economico negli ultimi dieci anni e che oggi vuole il riscatto. Per questo Trump cercherà di intervenire su prodotti simbolo come l’auto...”.
L’Italia farebbe bene ad avviare trattative bilaterali?
“Non credo che siano possibili. Ma una cosa è fare questo e un’altra intrattenere buoni rapporti con Trump. Relazioni che, sul piano politico, possono comportare trattamenti di riguardo nei confronti di un paese considerato meno ostile rispetto ad altri”.
Quale sarà l’effetto dei dazi sul Pil?
“È difficile fare previsioni, tutto dipenderà dalle decisioni effettive che saranno assunte da Trump. Ma l’Italia già ha sperimentato una situazione simile allo shock dai dazi, quando ha perso circa 6 miliardi di prodotti venduti in Germania. Ma ne siamo usciti vivi perché abbiamo un sistema di esportazione molto più diversificato in termini di prodotto e di mercati”.