Bond AT1: il ruolo delle banche minori
Negli ultimi anni, il mercato delle obbligazioni Additional Tier 1 (AT1) ha visto l’ingresso di nuovi attori, tra cui istituti bancari meno noti come Luminor Bank e Landsbankinn. La loro recente emissione di obbligazioni AT1 ha suscitato un notevole interesse tra gli investitori, confermando una tendenza chiave: l’espansione di questo segmento finanziario oltre i grandi... Leggi tutto

Negli ultimi anni, il mercato delle obbligazioni Additional Tier 1 (AT1) ha visto l’ingresso di nuovi attori, tra cui istituti bancari meno noti come Luminor Bank e Landsbankinn. La loro recente emissione di obbligazioni AT1 ha suscitato un notevole interesse tra gli investitori, confermando una tendenza chiave: l’espansione di questo segmento finanziario oltre i grandi gruppi bancari.
Secondo Benoît Robaux, Portfolio Manager di J. Safra Sarasin, “il mercato degli AT1 in Europa, con una dimensione di 210 miliardi di euro, è dominato dalle grandi banche nazionali, che rappresentano oltre il 90% di esso. Tuttavia, il restante 8% del mercato, costituito da banche più piccole, sta guadagnando crescente attenzione grazie alla diversificazione che può offrire agli investitori”.
Le caratteristiche delle nuove emissioni AT1
Diversi istituti bancari minori, tra cui Arion, Oldenburgische Landesbank, Grenke, Aareal e BFF, hanno iniziato a emettere capitali regolamentari in formato AT1. Nonostante le differenze nei loro profili aziendali e creditizi, queste emissioni presentano alcune caratteristiche comuni che le rendono particolarmente attraenti per gli investitori:
- Premio di illiquidità: con un valore generalmente inferiore ai 300 milioni di euro, queste obbligazioni sono meno liquide, ma compensano con un premio di illiquidità compreso tra 50 e 100 punti base, offrendo un vantaggio extra per chi investe a lungo termine.
- Minore volatilità di mercato: essendo sostenute da investitori locali e specializzati, queste emissioni tendono a essere meno soggette a fluttuazioni speculative rispetto ai titoli AT1 delle grandi banche.
- Mancanza di quotazione e protezione dalla speculazione: molte di queste banche non sono quotate in borsa, riducendo l’esposizione alla vendita allo scoperto e alla volatilità indotta dai derivati.
- Possibili target di acquisizione: alcune di queste banche potrebbero essere acquisite da istituti più grandi, un’eventualità che spesso porta a un incremento del valore delle loro obbligazioni AT1.
- Solidità finanziaria: pur essendo più piccole, molte di queste banche vantano coefficienti patrimoniali elevati, modelli di business stabili e utili costanti.
I rischi legati alle obbligazioni AT1
Nonostante le opportunità offerte, gli AT1 restano strumenti complessi e rischiosi, destinati a investitori qualificati. “Gli AT1 sono classificati come prodotti rischiosi e riservati a investitori istituzionali. Uno dei principali rischi è la loro possibile conversione in azioni in periodi di instabilità di mercato, con conseguenze sul loro valore”, sottolinea Robaux. Inoltre, la struttura subordinata di queste obbligazioni le rende meno sicure rispetto ad altri strumenti di debito bancario.
Un altro elemento distintivo è la loro perpetuità: non avendo una scadenza fissa, il rimborso è a discrezione dell’emittente, rendendo cruciale una gestione attenta del rischio di liquidità nel portafoglio degli investitori.
In sintesi
Per gli investitori disposti ad accettare un rischio maggiore, l’esposizione a questo segmento emergente del mercato AT1 può offrire vantaggi in termini di rendimento e stabilità. Rispetto alle emissioni delle grandi banche, le obbligazioni AT1 delle banche minori garantiscono un rendimento più elevato e una minore volatilità, a fronte di un attento monitoraggio del rischio. Come evidenziato da Benoît Robaux, “investire in queste emissioni significa diversificare e accedere a opportunità uniche, sempre nel rispetto della propria tolleranza al rischio”.