Banche italiane multate dall’Ue, Unicredit e le big devono pagare 363 milioni

Chiuso il caso del cartello sui titoli di Stato scoppiato tra il 2007 e il 2022: il Tribunale Ue conferma multe per 363 milioni a Unicredit e altre banche. Ecco chi paga e perché

Mar 26, 2025 - 14:14
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Banche italiane multate dall’Ue, Unicredit e le big devono pagare 363 milioni

La sentenza del Tribunale dell’Unione Europea, resa pubblica il 26 marzo 2025, conferma le sanzioni antitrust comminate a Unicredit e ad altre grandi banche europee per un cartello sui titoli di Stato. L’infrazione risale al periodo 2007-2011, nel pieno della crisi finanziaria, e comporta multe complessive per circa 363 milioni di euro.

Coinvolti sette istituti di investimento, tra cui anche Bank of America, Natixis e Portigon. Le accuse: scambio di informazioni riservate e pratiche collusive tra trader per ottenere vantaggi competitivi su emissioni e negoziazioni. Il Tribunale ha concesso lievi riduzioni a Unicredit (da 69,4 a 65 milioni) e a Nomura (da 129,5 a 125,6 milioni), confermando invece la sanzione piena da 172,3 milioni per UBS.

Caso titoli di Stato: sanzioni confermate

La vicenda nasce da un’indagine dell’Antitrust della Commissione europea, che nel 2021 aveva multato le principali banche coinvolte per un totale di 371 milioni di euro. L’indagine riguardava attività illecite condotte tra il 2007 e il 2011, in piena crisi finanziaria globale, da un gruppo ristretto di trader attivi nel mercato primario e secondario dei titoli di Stato in euro.

Il Tribunale dell’Ue ha confermato sostanzialmente la linea della Commissione, riconoscendo la “particolare gravità” del comportamento e la responsabilità diretta degli istituti coinvolti. Le uniche modifiche riguardano il calcolo temporale della partecipazione al cartello: Unicredit ha ottenuto uno sconto di 4,4 milioni, mentre Nomura ne ha recuperati circa 3,9.

Le multe, confermate e riviste, sono:

  • a UBS 172,3 milioni di euro (invariata);
  • a Nomura 125,6 milioni (da 129,5 milioni);
  • a Unicredit: 65 milioni (da 69,4 milioni).

Come operava il cartello

Secondo la Commissione e il Tribunale, i trader coinvolti agivano in “una cerchia ristretta di persone di fiducia” e si scambiavano regolarmente informazioni sensibili tramite le chat del terminale Bloomberg. Condividevano prezzi, volumi e strategie per influenzare le aste degli Stati membri, alterando sia il mercato primario (emissioni) che quello secondario (negoziazione dei titoli).

Queste pratiche, ha sottolineato il Tribunale, minano gravemente la concorrenza in un settore cruciale, tanto più in un momento – quello della crisi finanziaria – in cui gli Stati erano costretti a ricorrere a fondi pubblici per salvare gli stessi istituti finanziari coinvolti nel cartello.

Unicredit valuta il ricorso

Dopo la sentenza, Unicredit ha dichiarato di non condividere il giudizio del Tribunale e ha fatto sapere che sta valutando un possibile ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Anche UBS si è detta in fase di analisi della decisione, senza escludere azioni future.

La Corte ha ribadito che, vista la gravità delle pratiche e la responsabilità degli istituti, non era neppure necessario dimostrare gli effetti concreti sul mercato, bastando la sola esistenza dell’intesa per giustificare le sanzioni.