Asset allocation, healthcare e IA: un connubio vincente

“Alcuni sostengono che l’healthcare sia il settore di maggiore interesse per l’intelligenza artificiale (IA), specialmente ora che ci troviamo sulla soglia dell’era della super intelligenza. Tendenzialmente concordiamo con questa visione”. Ad affermanrlo è Brice Prunas, Artificial Intelligence thematic manager di Oddo BHF AM, che di seguito, intervistato da Bluerating, spiega le ragioni dell’assunto. L’intelligenza artificiale... Leggi tutto

Apr 4, 2025 - 14:07
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Asset allocation, healthcare e IA: un connubio vincente

“Alcuni sostengono che l’healthcare sia il settore di maggiore interesse per l’intelligenza artificiale (IA), specialmente ora che ci troviamo sulla soglia dell’era della super intelligenza. Tendenzialmente concordiamo con questa visione”. Ad affermanrlo è Brice Prunas, Artificial Intelligence thematic manager di Oddo BHF AM, che di seguito, intervistato da Bluerating, spiega le ragioni dell’assunto.

  1. L’intelligenza artificiale si nutre di dati, e il più grande database del mondo si trova nel corpo umano.
  2. Negli ultimi mesi, figure di spicco dell’IA, come Jensen Huang (fondatore di Nvidia), Sergey Brin (co-fondatore di Google) e Dario Amodei (co-fondatore di Anthropic), hanno sostenuto all’unanimità questa visione.
  3. Il lavoro di AlphaFold di DeepMind sulla struttura delle proteine sta aprendo la strada a nuove terapie più personalizzate per un ampio spettro di patologie.
  4. Si prevede che l’IA consentirà alla sanità di passare dall’identificazione di correlazioni all’individuazione di nessi causali, in particolare nel campo della genomica.
  5. L’IA dovrebbe generare significativi risparmi nei sistemi sanitari occidentali, come dimostrato dal modello di “Value-Based Care” adottato negli Stati Uniti.

Perché questo tema è promettente?

Questo tema si inserisce in una tendenza più ampia, emersa nell’era post-DeepSeek, che privilegia le aziende che sfruttano l’IA (piuttosto che quelle che la rendono possibile), e la sanità rappresenta uno dei settori chiave.

Qual è la vostra strategia d’investimento in questo segmento di mercato? Cosa la distingue dalle altre strategie nello stesso settore?

Il fondo che gestiamo, ODDO BHF Artificial Intelligence, è un fondo azionario tematico globale che utilizza l’intelligenza artificiale per identificare i sottotemi e le aziende innovative legate all’IA con il maggiore potenziale di generazione di alpha. Di conseguenza, il portafoglio è realmente multisettoriale. La sanità rappresenta uno dei settori inclusi, con un peso pari al 13,5% del patrimonio totale del fondo al 31 gennaio 2025. È importante sottolineare che ODDO BHF Artificial Intelligence è un fondo azionario, e quindi espone a rischi di perdita di capitale e ai rischi tipici del mercato azionario.

La nostra strategia d’investimento in questo settore è la stessa applicata al resto del portafoglio. Dopo aver definito l’universo investibile di aziende che sfruttano l’IA, applichiamo un’analisi ESG e carbonica per restringere l’universo coerentemente con gli obiettivi sostenibili del fondo. Il team di gestione del portafoglio conduce quindi uno screening quantitativo e un’analisi fondamentale rigorosa per selezionare tra 30 e 60 titoli ad alta convinzione.

Applicata al settore sanitario, la nostra strategia si può riassumere così:

  • Forte focus sugli Stati Uniti, che offrono il bacino più ampio di aziende innovative con i migliori team di gestione e capacità di ricerca applicata;
  • Diversificazione tra tutti i segmenti dell’healthcare (assicurazioni sanitarie, MedTech, scienze della vita, farmaceutico e biofarmaceutico), con esclusione delle biotech pre-commerciali, che non riteniamo un settore “investibile”;
  • Un mix bilanciato tra piccole aziende altamente innovative e leader globali di mercato con un profilo più difensivo.

Quali sono i principali rischi associati a questo tema e come li gestite?

Abbiamo identificato e integrato diversi rischi chiave nel nostro approccio d’investimento:

  • Rischio geografico: abbiamo scelto di non investire in Cina per ridurre il rischio normativo in questo settore, e abbiamo una limitata esposizione all’Europa, dove vediamo meno leader di mercato.
  • Rischio normativo: evitiamo segmenti e aziende esposte a potenziali contenziosi legali.
  • Rischio di rotazione settoriale: i possibili spostamenti tra settori (es. Tech vs. Healthcare) richiedono agilità nella costruzione del portafoglio per adattarsi alla dinamica di mercato.
  • Rischi legati alla nuova amministrazione Trump: ad esempio, la rinascita dei movimenti anti-vaccino e le preoccupazioni sul modello di business dei PBM (Pharmacy Benefit Management), che svolgono un ruolo chiave nella gestione dei benefici farmaceutici negli Stati Uniti.