Verdicchio delle Marche: Crescita e Sostenibilità nel Piano dell'Istituto Marchigiano
L'Istituto Marchigiano di Tutela Vini punta su sostenibilità e enoturismo per valorizzare il Verdicchio e le denominazioni locali.

Dalle crisi si possono cogliere talvolta grandi opportunità. È una frase coniata da Giulio Tremonti all’epoca in cui era ministro dell’Economia. E c’è del vero. Ne è convinto Alberto Mazzoni, direttore di lungo corso dell’Istituto marchigiano tutela vini presieduto da Michele Bernetti. "Si sta concludendo un anno molto particolare per la produzione regionale. Da un lato infatti, la stagione climatica ha reso le condizioni agronomiche difficili. La primavera molto piovosa e un’ estate calda con frequenti fenomeni meteo hanno avuto come conseguenza che abbiamo affrontato una delle più ridotte vendemmie degli ultimi venti anni. Dall’altro lato, abbiamo convissuto con una forte spinta commerciale dovuta al periodo di entusiasmo post-pandemico, che si è però progressivamente esaurita con il rallentamento dell’ economia che stiamo vivendo ancora oggi".
Partendo da questo scenario l’Imt, presente come sempre in forze a Vinitaly, ha elaborato un master plan capace di guardare ai prossimi anni. Ancora Mazzoni. "L’Istituto Marchigiano di Tutela Vini si è impegnato su vari fronti di lavoro, con molti progetti in grado di catalizzare una buona parte delle risorse che le varie misure di rilancio ci stanno mettendo a disposizione verso obiettivi importanti. Tra questi possiamo citare piani volti ad una maggiore sostenibilità, dalla vigna alla bottiglia, coinvolgendo tutti gli attori della nostra filiera produttiva, per affrontare sfide che, dal cambiamento climatico, all’etica delle pratiche economiche, all’economicità delle attività, facciano crescere i territori delle nostre denominazioni".
Il Verdicchio, oro in bottiglia delle Marche, intanto sta salendo in reputazione sia in Italia che all’estero. Il prezzo medio è stato ritoccato dal 3 al 5% a fronte di investimenti che hanno elevato la qualità del prodotto. Il ritocco ha consentito contemporaneamente di offrire una maggiore remunerazione ai produttori che in tempi recenti hanno sofferto un calo di consumi, le follie climatiche e gli agenti patogeni in vigna. È stata inoltre aggiunta un’ operazione di stoccaggio del prodotto della vendemmia 2024 per ridurre la vendita in cisterna fuori zona e garantire così una maggiore salvaguardia delle bottiglie realizzate nell’area vocata. Spiega il Gran Maestro Mazzoni: "Non è un caso che le Marche abbiano una quantità di vigneti biologici tra le prime in Italia, segno di coscienza ambientale consolidata". Rappresentano infatti uno dei principali hub sostenibili in Italia, con un’incidenza biologica sulla vigna che ha raggiunto il 42,7% della Sau, sfiorando 17.700 ettari su un totale vitato di circa 18.000 ettari (dati Regione Marche - Sinab). "Alcune denominazioni affronteranno poi dopo lunga attesa cambiamenti dei loro disciplinari in maniera innovativa rivolta all’incremento del valore della filiera produttiva. Il piano promozionale prevede nuove attività sia nei mercati di sbocco, che sul fronte dell’enoturismo, forse la grande novità di questi ultimi anni. Proprio la recente adozione della legge regionale sull’enoturismo ha dato slancio e ordine a questa attività che coinvolgendo tutte le figure professionali del nostro settore, sommelier compresi, è destinata ad essere sempre più uno dei grandi asset del futuro vitivinicolo marchigiano".
I numeri, intanto, sono sempre da podio. Sono quasi 141 mila gli ettolitri in bottiglia nel 2024 delle denominazioni tutelate da Imt. In una regione sempre più a trazione bianchista, si registra un exploit del Verdicchio dei Castelli di Jesi e in particolare del Verdicchio di Matelica. L’export copre Regno Unito, Paesi Bassi , Giappone , Germania , Stati Uniti , Svezia , Irlanda, Belgio, Canada.
Per il 2025, Imt ha varato un piano per la promozione di 1,143 milioni di euro. Il marketing è teso anche a sviluppare la presenza in Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Polonia, Estonia, Lituania, Lettonia, Svezia, Austria, Danimarca. Oggi i numeri dell’Istituto vini ne fanno una realtà di alto livello con quasi 500 aziende associate per 16 denominazioni di origine. Quattro Docg: Conero Riserva, Vernaccia di Serrapetrona, Castelli di Jesi Verdicchio Riserva, Verdicchio di Matelica Riserva. Dodici Doc: Bianchello del Metauro, Colli Maceratesi, Colli Pesaresi, Esino, I Terreni di San Severino, Lacrima di Morro d’Alba, Pergola, Rosso Conero, San Ginesio, Serrapetrona, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Verdicchio di Matelica. Il consorzio rappresenta l’89% dell’imbottigliato della zona di riferimento e la maggioranza dell’export. I 7.500 ettari tra le province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino e Fermo incidono per il 45% sull’intera superficie vitata regionale. C’è un segreto dietro questi risultati? Dice soddisfatto Alberto Mazzoni: "C’è un gioco di squadra tra produttori e territorio, capacità di investire, ma anche forte identità territoriale e motivazione delle cantine a puntare sulla qualità come simbolo del Brand Marche per vincere le sfide della globalizzazione. Questa è la ricetta del successo".