UniCredit, integrazione con Banco Bpm “crea valore” secondo analisti
Gli esperti di EQUITA ritengono che l’unione tra le due banche abbia una forte logica industriale e alzano il target price sulle azioni dell'istituto milanese.

L’integrazione tra UniCredit e Banco Bpm “offre significativo spazio di creazione di valore". Questa, in sintesi, l’opinione degli analisti di EQUITA sull’operazione lanciata da Piazza Gae Aulenti lo scorso novembre, mentre alzano il target price sulle azioni UniCredit da 54 a 58,5 euro (2026E P/E = 8,6 volte), confermando la raccomandazione buy, “mentre preliminarmente stimiamo che l'ulteriore upside in caso i combined entity sia in area media singola cifra". Su Banco Bpm la raccomandazione è hold, con prezzo obiettivo a 9 euro.
A Piazza Affari, intanto, il titolo UniCredit guadagna circa il 2% e sale a 54,54 euro, mentre quello di Banco Bpm scambia a 10,155 euro (+1%).
La sim continua ritenere a “che l’integrazione tra le due realtà abbia una forte logica industriale, permettendo di rafforzare il posizionamento in Italia, attraverso due network altamente complementari e possibilità di mettere a fattor comune le fabbriche prodotto, con significativo spazio per generazione di sinergie”.
Sulla base delle condizioni d’offerta di UniCredit “e delle nostre assunzioni, la combined entity manterebbe un CET1 superiore al 13%, avrebbe un ROTE adjusted maggiore del 20% e tratterebbe con un 2027E P/E di 7,1 volte che, combinato con un total yield dell’11%, lasciano a nostro avviso spazio di rerating”, scrivono da EQUITA nel loro report sull’argomento.
Aderendo all’offerta, gli azionisti di Banco Bpm beneficerebbero, secondo la sim, “dell’esposizione ad un vero campione nazionale, con maggiore scala, un ampio set di fabbriche prodotto e potenziale per mettere a fattor comune investimenti in canali distributivi e IT”.
Inoltre, i vantaggi risiederebbero anche “nell’accesso ad un operatore maggiormente resiliente e diversificato grazie al network pan-europeo di UniCredit, che fornisce un hedge naturale dai rischi macro, e alle linee di difesa costruite dalla banca milanese (oneri di integrazione/overlays) che garantiscono ampia visibilità sulla capacità di mantenere una ricca generazione di capitale (e distribuzione) nei prossimi anni”.
Infine, gli azionisti BEMI otterrebbero “maggiori ritorni e spazio di re-rating della combined entity, grazie a una crescita degli utili e della remunerazione per azione superiore a livello di UniCredit-Bpm rispetto a Banco Bpm standalone”.
Non mancano i rischi nel caso in cui il deal non dovesse continuare secondo EQUITA: “con Bpm che ha deciso di proseguire sull’offerta su Anima a condizioni riviste (prezzo e in particolare waiver all’autorizzazione al Danish Compromise), evidenziamo come UniCredit abbia la possibilità di ritirare la propria offerta. Conseguentemente, qualora il deal non dovesse continuare, vediamo maggiore rischio di downside per gli azionisti Bpm rispetto a quelli di UniCredit”.
Infatti, Piazza Gae Aulenti, “oltre a beneficiare da significativi buffer di difesa che forniscono visibilità su risultati e remunerazione - tratta a multipli ben al di sotto dei peers (2026E P/E = 8,1 volte rispetto a oltre 9 volte medio), per cui non vediamo ragioni per de-rating dai livelli attuali”.
Dall’altro lato, “le valutazioni di Bpm invece stanno già prezzando a nostro avviso un best case scenario (ie acquisizione di Anima al 100% e ok al DC), con il titolo che sta trattando a un 2026E P/E adj. pro-forma di 9,1 volte (in linea con Intesa Sanpaolo)”.
Su UniCredit “abbiamo aggiornato le nostre stime a seguito delle ultime indicazioni della società e incorporando un miglioramento delle condizioni prospettiche in Germania. In particolare, abbiamo rivisto l’utile 2025-27 del +4% in media, stimando ora una bottom line 2027 a 9,8 miliardi (rispetto al target di 10 miliardi di euro)”, concludono da EQUITA.