Sulle Borsa europee va di moda il rosso: i marchi del lusso pagano i dazi
Per colpa dei dazi di Trump, le Borse europee registrano oggi forti ribassi sui grandi marchi del lusso (dalla moda, agli accessori), segnalando un’ondata di vendite che coinvolge in massa il comparto. Le borse europee e i dazi sulle quotate del lusso A Parigi, il colosso LVMH perde il 3,39%, mentre Kering lascia sul terreno […] L'articolo Sulle Borsa europee va di moda il rosso: i marchi del lusso pagano i dazi proviene da Economy Magazine.

Per colpa dei dazi di Trump, le Borse europee registrano oggi forti ribassi sui grandi marchi del lusso (dalla moda, agli accessori), segnalando un’ondata di vendite che coinvolge in massa il comparto.
Le borse europee e i dazi sulle quotate del lusso
A Parigi, il colosso LVMH perde il 3,39%, mentre Kering lascia sul terreno il 2,99%. A Londra, Burberry subisce un calo ancora più pesante, con il titolo in ribasso del 5,94%. Non va meglio a Zurigo, dove Richemont – che controlla marchi prestigiosi come Cartier, Buccellati, Piaget e Chloé – registra un calo del 5,83%. Anche il gigante della moda Inditex, proprietario di Zara e Massimo Dutti, accusa una flessione del 2,14% a Madrid.
In Italia, Piazza Affari non fa eccezione, con Moncler che perde l’1,88%, Salvatore Ferragamo in ribasso dell’1,81% e Brunello Cucinelli che segna la perdita più pesante, con un tonfo del 4,18%.
Industria in allarme: l’appello di Confindustria Accessori Moda
La reazione delle aziende del settore non si è fatta attendere. Giovanna Ceolini, presidente di Confindustria Accessori Moda, ha espresso forte preoccupazione per le conseguenze economiche di questa nuova ondata di dazi. “L’export dei comparti calzaturiero, pelletteria, conceria e pellicceria verso gli Stati Uniti ha raggiunto quasi 3 miliardi di euro nel 2024. Sebbene ci sia stata una contrazione del 3,5% rispetto all’anno precedente, la qualità del Made in Italy resta molto apprezzata oltreoceano. Tuttavia, con l’introduzione di queste nuove tariffe, il settore rischia una brusca frenata”.
Secondo Ceolini, il vero problema non è solo l’aumento dei prezzi per i consumatori americani, che potrebbe ridurre la domanda di prodotti europei, ma l’impatto più ampio di una guerra commerciale su scala globale. “Serve una risposta coordinata da parte dell’Italia e dell’Unione Europea. Non possiamo permetterci che le nostre imprese subiscano un colpo così duro senza una strategia difensiva adeguata”.
Non solo moda: il vino teme il peggio
Anche il comparto del vino italiano è in allerta. Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, ha espresso preoccupazione per le ripercussioni sul mercato statunitense, il principale sbocco per le esportazioni del celebre vino toscano. “Negli Stati Uniti destiniamo oltre il 30% delle nostre vendite. Un dazio del 20% su tutti i prodotti europei, inclusi i vini, rappresenterebbe un colpo durissimo per il nostro settore”.
Secondo Bindocci, l’effetto negativo dei dazi non si limiterebbe solo al prezzo del vino, ma avrebbe un impatto anche su settori connessi come l’enoturismo, un pilastro dell’economia locale. “Se il nostro vino diventa un prodotto di lusso inaccessibile per molti consumatori, l’intero indotto ne risentirà. Chiediamo quindi alle istituzioni europee di intervenire con urgenza per trovare un accordo che eviti conseguenze irreparabili”.
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