Piani militari Usa condivisi su Signal, il New York Times: “Hegseth, capo del Pentagono, dovrebbe dimettersi”

Monta lo scandalo della chat del dipartimento della Difesa sui piani delle operazioni militari condotte dagli Stati Uniti nello Yemen contro gli Houthi – informazioni sui tempi degli attacchi, sulle armi che sarebbero state utilizzate, persino discussioni sul morale dei soldati – condivisa per errore col direttore di The Atlantic Jeffrey Goldberg. “Se Pete Hegseth […] L'articolo Piani militari Usa condivisi su Signal, il New York Times: “Hegseth, capo del Pentagono, dovrebbe dimettersi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Mar 25, 2025 - 10:19
 0
Piani militari Usa condivisi su Signal, il New York Times: “Hegseth, capo del Pentagono, dovrebbe dimettersi”

Monta lo scandalo della chat del dipartimento della Difesa sui piani delle operazioni militari condotte dagli Stati Uniti nello Yemen contro gli Houthi – informazioni sui tempi degli attacchi, sulle armi che sarebbero state utilizzate, persino discussioni sul morale dei soldati – condivisa per errore col direttore di The Atlantic Jeffrey Goldberg. “Se Pete Hegseth avesse un minimo di onore, si dimetterebbe“, è il titolo dell’editoriale del New York Times che chiede la testa del capo del Pentagono. “Questa sarebbe una sbalorditiva violazione della sicurezza… Ho contribuito a indagare su numerose accuse di fuga di informazioni classificate e non ho mai sentito nulla di così eclatante: un segretario della difesa che ha intenzionalmente utilizzato un’app di messaggistica civile per condividere piani di guerra sensibili senza nemmeno accorgersi apparentemente che un giornalista era nella chat”, scrive David French, un veterano dell’operazione “Iraqi Freedom” e un ex avvocato dell’esercito.

“Non c’è un ufficiale vivo la cui carriera sopravvivrebbe a una violazione della sicurezza del genere. Normalmente si tradurrebbe in conseguenze immediate (sollievo dal comando, ad esempio) seguite da un’indagine completa e, potenzialmente, da accuse penali“, scrive. “La legge federale – spiega – considera un reato quando una persona, per grave negligenza, rimuove informazioni ‘relative alla difesa nazionale‘ dal ‘suo luogo di custodia appropriato o le consegna a chiunque violando la sua fiducia, o le smarrisce, le ruba, le sottrae o le distrugge”. “È troppo presto per dire se l’incompetenza di Hegseth sia anche criminale, ma sollevo la possibilità di dimostrare la portata assoluta dell’errore segnalato. Una violazione della sicurezza così significativa richiede un’indagine approfondita”, prosegue.

Rispondendo alle critiche, Hegseth aggrava il caso. “State parlando di un cosiddetto giornalista disonesto e altamente screditato… Nessuno stava inviando piani di guerra tramite sms e questo è tutto ciò che ho da dire al riguardo”, ha dichiarato. Ma diverse ore prima il portavoce del consiglio per la Sicurezza nazionale aveva confermato l’autenticità della catena di messaggi della chat, tra cui i piani di guerra. Non esattamente confortante anche la posizione di Donald Trump sulla vicenda: “Non ne so nulla“, ha risposto il presidente degli Stati Uniti a un giornalista che gliene chiedeva conto, “me ne state parlando voi per la prima volta”.

Quanto accaduto comporta una lunga serie di violazioni dell’Espionage Act, la legge statunitense che vieta la trasmissione di informazioni che potrebbero danneggiare la difesa nazionale, oltre che del buon senso. La prima, che riguarda tutti i membri della chat, è per aver usato una app come Signal per informazioni così sensibili, che normalmente vengono trattate su sistemi criptati governativi che vietano l’uso dei cellulari: in caso di perdita o furto degli telefonini, infatti, il rischio per la sicurezza nazionale è altissimo. La seconda è per aver incluso un giornalista rivelando informazioni classificate, anche se il leak non è intenzionale. La terza si basa sul fatto che i partecipanti, abbandonando poi il gruppo, potrebbero aver violato la legge sui documenti federali: i messaggi dei funzionari pubblici sono considerati atti da conservare. “Vale la pena notare – scrive Goldberg – che Donald Trump, in quanto candidato alla presidenza (e in quanto presidente), ha ripetutamente e a gran voce chiesto che Hillary Clinton venisse incarcerata per aver utilizzato un server di posta elettronica privato per affari ufficiali quando era segretario di stato. Vale anche la pena notare che Trump è stato incriminato nel 2023 per cattiva gestione di documenti classificati, ma le accuse sono state ritirate dopo la sua elezione”.

Ora, scrive Politico, a farne le spese potrebbe essere Mike Waltz. Secondo un alto funzionario dell’amministrazione i membri dello staff si sono scambiati messaggi su cosa fare con il consigliere per la Sicurezza nazionale. Non c’è ancora nulla di ufficiale e i funzionari della Casa Bianca hanno avvertito che sarà il presidente Trump a prendere la decisione finale nei prossimi due giorni, valutando gli effetti mediatici dell’episodio.

L'articolo Piani militari Usa condivisi su Signal, il New York Times: “Hegseth, capo del Pentagono, dovrebbe dimettersi” proviene da Il Fatto Quotidiano.