Perché la mossa della Bce su Anima scombussola i piani di Banco Bpm e Unicredit

Il parere della Bce sull'Opa Anima e gli effetti per Banco Bpm e Unicredit. Fatti e approfondimenti

Mar 26, 2025 - 16:57
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Perché la mossa della Bce su Anima scombussola i piani di Banco Bpm e Unicredit

Il parere della Bce sull’Opa Anima e gli effetti per Banco Bpm e Unicredit. Fatti e approfondimenti

Opa Anima: la Bce scombussola i piani di Banco Bpm e Unicredit, ma sotto sotto – con tutta probabilità – fa gongolare il Tesoro.

Ecco fatti, commenti e approfondimenti.

CHE COSA HA DECISO LA BCE SULL’OPA DI BANCO BPM VITA SU ANIMA

Dalla Bce è arrivato un parere negativo all’applicazione del Danish Compromise (come viene ribattezzato il regolamento Ue che consente un trattamento favorevole delle partecipazioni assicurative nei requisiti patrimoniali di una banca) da parte di Banco Bpm sull’Opa Anima, offerta che è stata lanciata dall’istituto guidato da Giuseppe Castagna attraverso la controllata Banco Bpm Vita. Quella di Francoforte non è una decisione, che spetta all’Eba ed è ancora attesa, ma di una interpretazione, una view, che – secondo quanto risulta all’agenzia di stampa Radiocor – è stata formalizzata nei giorni scorsi alla banca milanese (tra l’altro sotto Ops da parte di Unicredit. Il parere dell’istituto di Francoforte sarà oggetto di un cda di Piazza Meda in agenda per domani.

QUAL E’ IL NODO VAGLIATO DA BCE ED EBA SULL’OPA DI BPM SU ANIMA

Il riferimento normativo oggetto della questione è – come sottolinea il Sole 24 ore – la Crr (ovvero il regolamento Ue sui requisiti patrimoniali nell’ambito di Basilea 3) che secondo Banco Bpm andrebbe applicato in un modo e secondo Francoforte in un altro: ciò di fatto ha portato all’interpretazione negativa da parte di Francoforte sull’applicabilità del Danish Compromise.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

“Se l’Eba si allineasse al giudizio dell’istituto centrale, l’Opa Anima diventerebbe più onerosa dal punto di vista del consumo di capitale. Per altro Unicredit potrebbe tornare sui propri passi e ritirare l’offerta pubblica di scambio lanciata nei mesi scorsi su Banco Bpm. In effetti il concambio di Borsa tra Banco Bpm e Unicredit si è già portato a 0,179 contro quello di 0,175 proposto dalla banca guidata da Andrea Orcel per l’aggregazione”, ha scritto il Sole 24 ore. In pratica i valori di Borsa sono quasi allineati al concambio dell’Ops, mentre nelle scorse settimane presentavano un consistente divario. Il titolo di BancoBpm segna un forte ribasso a Piazza Affari.

CHE COSA AVEVA DETTO ORCEL

«Con il Danish Compromise la transazione» Anima «ha un ritorno sull’investimento di oltre il 15% senza consumare molto capitale, ma senza il Danish Compromise il ritorno sull’investimento è all’11% e consuma miliardi di capitale», aveva spiegato nei giorni scorsi Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit. Nel secondo caso «quello che compreremmo sarebbe molto meno capitalizzato di quanto si pensava prima» e quindi «se succede non è un elemento positivo, ma negativo». Senza il Danish Compromise, aveva notato ancora Orcel, ci sarebbe «una significativa diluizione del ritorno sull’investimento».

IL PUNTO DEL GIORNALE

Ecco perché, secondo Camilla Conti del quotidiano Il Giornale, la mossa della Bce potrebbe anche sparigliare il risiko e i piani di Unicredit che aveva lanciato un’Ops su Banco Bpm: “Insomma, no Danish, no party. Ovvero: senza lo sconto danese sul capitale, Orcel potrebbe non solo ritoccare all’insù l’offerta ma addirittura decidere di fare marcia indietro e concentrarsi sull’operazione Commerzbank. La mossa di Francoforte, sempre se verrà confermata dall’Eba, potrebbe indirettamente fare un favore anche al Mef di Giancarlo Giorgetti che si era visto mandare all’aria proprio dall’Ops di Unicredit i piani del terzo polo bancario da costruire con le nozze tra lo stesso Banco e il Monte dei Paschi, oggi impegnato un un’altra Ops ovvero quella su Mediobanca”.

IL COMMENTO DELL’AVVOCATO

“Ill no al Danish Compromise è una botta sia per Banco Bpm ma sopratutto per Unicredit: il rialzo a 7 nell’opa su Anima era qualcosa di accettabile e nell’ordine delle cose per Orcel. Ingoiare sia il rialzo che il no al Danish Compromise è diverso invece per l’ops sul Banco – ha commentato su X l’avvocato Luca Picotti, che segue in particolare le questioni giuridiche connesse alle partite finanziarie – Allo stesso tempo, però, il titolo Bpm scende. Ciò può consentire a Unicredit di portare avanti l’offerta, nonostante il doppio smacco (rialzo e no al Danish), ma senza rialzi. In ogni caso, quella della Bce non è una decisione – seppure trattasi di parere persuasivo”.

LA NOTA DI BANCO BPM

In una nota per la stampa Banco Bpm conferma di aver ricevuto il parere Bce ma afferma che la posizione di Francoforte «non costituisce una “decision”» e «lascia impregiudicate le valutazioni dell’Eba, coinvolta dalla stessa Bce, quale autorità competente al fine di esprimersi definitivamente sulla questione».

A questo proposito la banca «rammenta di aver presentato apposito quesito all’Eba volto a confermare l’applicabilità, alla fattispecie specifica dell’acquisto di Anima, della posizione favorevole precedentemente espressa dalla medesima autorità in risposta a una precedente richiesta di parere, formulata con riferimento ad altra operazione». «In attesa del pronunciamento ufficiale da parte dell’Eba – conclude l’istituto -, proseguono le interlocuzioni con la Bce al riguardo».

L’APPROFONDIMENTO SUL DANISH COMPROMISE

Ma perché la questione è tanto delicata? “Nel caso specifico del Danish compromise – ha commentato nei giorni scorsi Alessandro Graziani del Sole 24 ore – la cautela della Vigilanza è massima poiché si tratta della sua prima applicazione (insieme al caso Bnp-Axa) ed è destinato a fare scuola per tutte le banche europee che decideranno di adottarlo dopo l’entrata in vigore, da gennaio 2025, delle regole della nuova Basilea3 (o Basilea3+). La norma consente alle banche di ridurre l’assorbimento di capitale regolamentare quando acquisiscono partecipazioni in società assicurative. Ma dal confronto tra soggetti vigilati ed Autorità bancaria Europea (Eba) è emerso che il Danish compromise può essere esteso anche alle controllate assicurative delle banche quando acquistano società di asset management. Tecnicamente, ai fini del patrimonio di Vigilanza, l’Eba consente di decurtare l’avviamento (goodwill) dal prezzo pagato per l’acquisizione. Facoltà che permette alle banche di crescere con un ritorno sul capitale investito che è ben superiore a quello ottenibile acquistando un’altra banca”