Trump dice che Musk lascerà il governo Usa, ma non è una notizia: cosa c’è dietro
Fin dall'inizio si sapeva che il mandato governativo del patron di Tesla aveva una scadenza di 130 giorni. Cosa ne sarà di Musk dopo maggio? Resterà comunque nella cerchia di Trump?

Donald Trump si lascia scappare che Elon Musk potrebbe lasciare l’amministrazione Usa a fine maggio. Notizia clamorosa, fulmine a ciel sereno, svolta inaspettata. Ma solo in Italia, perché in terra americana era un esito già pienamente annunciato.
La natura del mandato governativo affidato al patron di Tesla ha infatti una scadenza preventivata dal primo giorno. L’unico risvolto da stabilire era la narrazione della sua uscita di scena dal Doge. E, ovviamente, le narrazioni sono due: quella di Musk contro quella di Trump.
Perché l’annuncio di Trump su Musk non è una notizia
Il 2 aprile, giorno in cui mezzo mondo era in attesa del grande annuncio dei dazi universali, Donald Trump ha dato in pasto ai media un altro ordigno di propaganda. Il presidente americano ha di proposito fatto trapelare di aver confidato alla sua cerchia ristretta (inner circle) che Elon Musk si dimetterà nelle prossime settimane dal suo attuale ruolo di governo a capo del Doge (Department of Government Efficiency), il Dipartimento contro gli sprechi federali.
Secondo funzionari americani, Trump e Musk avrebbero concordato negli ultimi giorni che presto sarà il momento per il Ceo di SpaceX di tornare alle sue attività e assumere un ruolo di supporto. Diciamo che non c’era bisogno di indiscrezioni. Perché il capo di Starlink aveva assunto fin dal primo giorno uno status dell’amministrazione federale chiamato “special government employee“.
Si tratta di un mandato governativo speciale che ha una scadenza di 130 giorni. Il che proiettava la naturale fine del suo incarico al Doge alla fine di maggio 2025.
Musk stesso aveva parlato della sua uscita dal Doge
Come se non bastasse, nei giorni scorsi lo stesso Elon Musk aveva anticipato che avrebbe lasciato il Doge a fine maggio. Senza citare la scadenza prevista, il miliardario sudafricano aveva lasciato intendere di ritirarsi dopo aver raggiunto l’obiettivo prefissato di ridurre il deficit nazionale e la spesa federale.
Di più: ha dichiarato di aver fatto risparmiare agli Usa più di un trilione di dollari, al ritmo di 4 miliardi al giorno. Una narrazione di autoglorificazione, in un momento in cui la batosta nelle elezioni per la Corte Suprema in Wisconsin e le grane azionarie di Tesla ne stanno affossando la popolarità.
Trump era chiamato alla contro-narrazione, facendo passare la decisione dell’addio di Musk per una sorta di brainstorming verticale in cui il presidente ha avuto l’ultima parola.
Con o senza Trump: cosa succederà a Musk?
Il doppio annuncio sul destino di Musk alla luce del sole conferma però i rapporti non più idilliaci tra l’imprenditore e Trump. Soltanto un mese fa, funzionari della Casa Bianca prevedevano che il multimiliardario sarebbe rimasto alla guida del Doge perché il tycoon avrebbe trovato una scappatoia per superare il limite dei 130 giorni.
In ogni caso, il patron di Tesla resterà con ogni probabilità nella cerchia del presidente americano. Secondo un alto funzionario dell’amministrazione statunitense, Elon Musk manterrà un ruolo informale come consigliere e continuerà a frequentare le stanze della Casa Bianca. Con una frase che non lascia molti dubbi: “Chiunque pensi che Musk scomparirà completamente dall’orbita di Trump sta ingannando se stesso”.