Circolo Quinto Martini: "Queste mura sono storia. Ora ci sono spaccio e ubriachi abbiamo bisogno di controlli"
Il bar chiuso per rissa. Da tempo ci sono problemi legati a gruppi di persone poco raccomandabili. Il presidente: "È un presidio importante del quartiere, chiediamo aiuto".

Ottant’anni di vita, ma con radici che affondano ben oltre, fino al 1880, quando a Maliseti si costituì la prima società alimentare. Quello che oggi conosciamo come circolo Arci Quinto Martini non è solo un luogo di ritrovo, ma un pezzo di storia della comunità, un baluardo di aggregazione, cultura e resistenza. Eppure, oggi quel presidio di socialità si trova a dover affrontare la prova più dura: brutte frequentazioni sfociate in una rissa che ha imposto la chiusura forzata di quindici giorni del bar. Ma la storia del circolo è fatta di ostacoli superati e battaglie vinte. Come quando, dopo la marcia su Roma, i fascisti tentarono di metterlo a tacere con la violenza, senza riuscirci. O come quando, nel 1929, il terreno devastato (allora come oggi) dalle acque della Bardena fu trasformato in un punto di aggregazione grazie al sudore e alla determinazione di chi credeva in un futuro di solidarietà.
Non è la prima tempesta che questo circolo affronta, e certamente non sarà l’ultima. Ne è convinto Giovanni Mosca, combattivo presidente, che non intende arrendersi. "Non permetteremo che l’azione di pochi infanghi la memoria e il valore di questo luogo. Il nostro circolo porta il nome di Quinto Martini, uno dei 29 martiri di Figline, simbolo di resistenza e coraggio. A lui dobbiamo il nostro impegno, la voglia di andare avanti".
Il Quinto Martini non è solo un edificio con tavoli da gioco e un bancone, ma il cuore pulsante di una comunità. Qui, negli anni, sono nate squadre di calcio, società di pattinaggio e persino una squadra di hockey che ha regalato onore e soddisfazioni a tutta Maliseti. Qui si sono tramandate storie, si sono costruite amicizie, si è respirata l’aria della partecipazione collettiva. "Questo circolo è di tutti, è una casa dove la parola d’ordine è accoglienza. E continueremo a difenderlo con ogni forza", aggiunge Mosca affiancato dal vicepresidente Luca Vitali e dai consiglieri che a titolo volontario portano avanti le attività che tengono vivo un luogo tanto caro alla frazione. Corsi di yoga, ballo liscio, serate a tema sulle truffe, sulla prevenzione dei tumori, raccolte fondi per chi è in difficoltà. Pranzo di Natale e cene di carnevale, la pizza calda all’ora della merenda, il ritrovo dei gruppi di ragazzi più grandi, le partite a tresette e ramino. Questo è il circolo di Maliseti. "Ci si vede al Quinto Martini", il ritornello dei più giovani e dei più anziani. Dopo la guerra, fu proprio il circolo a offrire un angolo di normalità e di calore. Oggi la sfida è diversa, ma la risposta non cambia: resistere, rinnovarsi, rialzarsi. Giovanni Mosca è chiaro: "Dobbiamo lavorare insieme per garantire che episodi di violenza non si ripetano. Chiediamo aiuto alle forze dell’ordine perché da soli non possiamo farcela". In passato la decisione di chiudere la sera dopo cena quando le brutte frequentazioni avevano iniziato a scoraggiare i frequentatori abituali. Furono chiesti maggiori controlli e per un periodo la situazione era migliorata.
Da qualche tempo però ci risiamo: delinquenti, spacciatori, ubriachi che alle cinque del pomeriggio pretendono alcolici, che restano bivaccare, fanno commenti su chi passa creando disagio e allontanando anziani, mamme e bambini. Mosca chiederà in via ufficiale un aumento dei controlli alle forze dell’ordine perché le brutte frequentazioni non possono cancellare centinaia di storie, di volti, di ricordi incisi nelle mura di questo luogo. Il circolo Quinto Martini è un simbolo da difendere.
Silvia Bini