Perché il Comitato dell’Ema boccia il farmaco di Eli Lilly contro l’Alzheimer

Approvato dalle autorità sanitarie Usa, respinto da quelle dell'Ue. Si tratta di Kisunla (donanemab), il farmaco sviluppato da Eli Lilly per il trattamento della malattia di Alzheimer nelle sue fasi iniziali. Chissà se un destino diverso toccherà a Leqembi di Eisai e Biogen. Tutti i dettagli

Mar 31, 2025 - 13:00
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Perché il Comitato dell’Ema boccia il farmaco di Eli Lilly contro l’Alzheimer

Approvato dalle autorità sanitarie Usa, respinto da quelle dell’Ue. Si tratta di Kisunla (donanemab), il farmaco sviluppato da Eli Lilly per il trattamento della malattia di Alzheimer nelle sue fasi iniziali. Chissà se un destino diverso toccherà a Leqembi di Eisai e Biogen. Tutti i dettagli

 

Nel mondo si sviluppa una demenza ogni 3 secondi. Nel 2020, oltre 55 milioni di persone a livello globale ci convivevano. Questo numero raddoppierà quasi ogni 20 anni, raggiungendo 78 milioni nel 2030 e 139 milioni nel 2050. A oggi, per l’Alzheimer, la forma più comune di demenza degenerativa, non esiste una cura definitiva.

Eli Lilly ha sviluppato Kisunla (donanemab), un farmaco per il trattamento della malattia nelle sue fasi iniziali, che la Food and Drug Administration (Fda) ha approvato nel luglio 2024 mentre, venerdì scorso, il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) non gli ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio. Secondo l’autorità europea, infatti, i benefici clinici del medicinale non sono sufficientemente superiori ai rischi.

C’è ancora speranza, invece, per Leqembi (lecanemab), il trattamento di Eisai e Biogen in attesa di risposta da parte dell’Ema.

PERCHÉ IL CHMP DICE NO

Venerdì pomeriggio il Chmp ha dato parere negativo circa l’approvazione di Kisunla (donanemab) di Eli Lilly, che sperava di distribuire il primo farmaco contro l’Alzheimer in Europa. Il Comitato, che precede il verdetto finale dell’Ema, ha ritenuto che i benefici clinici del medicinale non fossero sufficienti a superare i rischi associati alle anomalie di imaging correlate all’amiloide (Aria), le quali comportano gonfiore e potenziali emorragie nel cervello dei pazienti.

Tuttavia, l’azienda statunitense ha dichiarato che intende chiedere un riesame del parere.

PERPLESSITÀ

C’è chi però non si spiega come mai le autorità europee diano un responso opposto rispetto ad altri Paesi. “È difficile comprendere il parere negativo del Chmp su un farmaco che è stato approvato dalle autorità di regolamentazione negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Cina e in Giappone, sulla base delle stesse evidenze scientifiche”, ha detto il gruppo no-profit Alzheimer Europe.

Secondo l’European Brain Council, in Europa ci sono circa 7 milioni di persone affette dalla malattia di Alzheimer.

COSA DICONO GLI STUDI SU KISUNLA

Kisunla non è una cura, ma gli studi clinici, secondo quanto riportato dalla Cnn, hanno dimostrato che rallenta la progressione dell’Alzheimer, consentendo alle persone di vivere più a lungo in modo indipendente e di partecipare in sicurezza alle attività quotidiane. È un anticorpo monoclonale che agisce aiutando l’organismo a rimuovere l’accumulo di placche amiloidi nel cervello, segno distintivo della malattia.

Lo scorso giugno, Eli Lilly ha dichiarato che i dati della ricerca clinica di fase avanzata hanno mostrato “risultati altamente significativi” per le persone che hanno assunto donanemab, con una riduzione del rischio di progressione della malattia di circa il 35% nell’arco di un anno e mezzo rispetto a coloro che hanno ricevuto un placebo. I consulenti della Fda hanno giudicato il trattamento sicuro ed efficace.

La casa farmaceutica ha anche aggiunto che, sebbene rari, durante la sperimentazione del farmaco, nel 2% dei pazienti si sono verificati alcuni eventi avversi gravi. Inoltre, i partecipanti che hanno assunto Kisunla hanno avuto un tasso di mortalità leggermente superiore: 2%, rispetto all’1,7% del braccio placebo dello studio.

IL RISCHIO DI ARIA

Ma, in uno studio clinico citato da Quartz, i rischi associati alle anomalie di imaging correlate all’amiloide (Aria) di cui parla il Chmp, sono risultati “significativamente più comuni” tra i pazienti che assumevano Kisunla (36,8%) rispetto a coloro a cui veniva somministrato un placebo (14,9%). Inoltre, mentre la maggior parte dei casi era asintomatica, l’1,6% dei pazienti trattati con Kisunla ha manifestato eventi Aria gravi, tra cui tre casi fatali.

Poiché la maggior parte degli incidenti si è verificata nelle prime 6 settimane di sperimentazione, Eli Lilly ha dichiarato di aver aggiunto un altro esame di risonanza magnetica alla sperimentazione prima di somministrare le seconde dosi in modo che, se il rischio fosse stato individuato, il trattamento sarebbe stato sospeso.

IL FARMACO DI EISAI E BIOGEN

La bocciatura del Chmp di Kisunla fa sperare Eisai e Biogen in un vantaggio perché, qualora il loro Leqembi (lecanemab) ricevesse il via libera dall’Ema, diventerebbe il primo trattamento per l’Alzheimer approvato nell’Ue. Da studi passati è risultato che avesse provocato anomalie di imaging correlate all’amiloide, ma a un tasso inferiore rispetto a quello osservato con donanemab.

In seguito a un primo stop nel luglio 2024, lo scorso febbraio, il Comitato ha ribadito la sua raccomandazione positiva per Leqembi dopo aver concluso una revisione della sicurezza. “Riteniamo che il parere negativo del Chmp su Kisunla non sia sorprendente, dato il parere negativo iniziale su Leqembi, ma lo consideriamo comunque una vittoria incrementale per Biogen ed Eisai”, ha scritto venerdì scorso in una nota l’analista Myles R. Minter di William Blair.

Negli Stati Uniti, così come in Giappone, Cina e Israele, anche Leqembi, nonostante alcune riserve, è stato autorizzato nel gennaio 2023. Storia diversa, invece, per un altro farmaco contro l’Alzheimer di Eisai e Biogen. Il loro Aduhelm (aducanumab), prima approvato dalla Fda nel 2021 è stato ritirato dal commercio all’inizio del 2024.

COSTI E GUADAGNI DI KISUNLA E LEQEMBI

Stando a Reuters, Kisunla di Eli Lilly, che viene somministrato come infusione mensile e ha un prezzo di listino annuale negli Stati Uniti di circa 32.000 dollari, ha riportato vendite per 9,3 milioni di dollari lo scorso anno. Leqembi, invece, costa circa 26.500 dollari all’anno e, nel corso degli ultimi nove mesi del 2024, ha registrato vendite per circa 194 milioni di dollari, ponendosi sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di vendite su 12 mesi di 279 milioni di dollari.

UNA MALATTIA INARRESTABILE

Trovare una cura per le demenze in generale e per l’Alzheimer in particolare è sempre più urgente perché, come riferisce Alzheimer’s Disease International, le stime prevedono che gli oltre 55 milioni di persone che già convivevano con una demenza nel 2020 diventeranno 78 milioni nel 2030 e 139 milioni nel 2050.

Gran parte dell’aumento avverrà nei Paesi in via di sviluppo. Già oggi il 60% delle persone affette da demenza vive in Paesi a basso e medio reddito, ma entro il 2050 la percentuale salirà al 71%. La crescita più rapida della popolazione anziana si sta verificando in Cina, India e nei Paesi vicini dell’Asia meridionale e del Pacifico occidentale.

Infine, i costi. L’associazione calcola che, al giugno 2024, il costo mondiale delle demenze ammontava a 1,3 trilioni.