No agli interessi sulle stablecoin: il Congresso USA chiude la porta a Coinbase
Le attuali proposte legislative vietano esplicitamente che le stablecoin generino interessi per i loro detentori.


Le attuali proposte legislative, sia alla Camera sia al Senato, vietano esplicitamente che le stablecoin generino interessi per i loro detentori.
Mentre negli Stati Uniti si accelera verso una regolamentazione definitiva per le stablecoin, le tensioni tra l’industria delle criptovalute e il Congresso si fanno più evidenti.
Al centro del dibattito vi è una questione fondamentale: gli asset digitali ancorati al dollaro devono poter generare interessi per chi li detiene, come avviene con i conti di risparmio bancari?
Secondo i principali legislatori, la risposta è un secco no. A nulla sono valse finora le pressioni di Brian Armstrong, CEO di Coinbase, uno dei più importanti exchange mondiali.
Armstrong è intervenuto pubblicamente chiedendo di rivedere la posizione del Congresso, ma ha ricevuto un immediato e deciso rifiuto da parte della leadership repubblicana alla Camera.
Le ragioni dietro al no del Congresso
Secondo il deputato French Hill, presidente della Commissione Servizi Finanziari della Camera, la natura delle stablecoin deve restare chiaramente definita: non sono strumenti di investimento, ma strumenti di pagamento.
“C’è stato un consenso generale da entrambe le parti del Congresso che le stablecoin devono servire per aumentare l’efficienza nei pagamenti. Non è una questione complicata: non devono essere trattate come investimenti.”,
ha dichiarato Hill alla stampa.
Questa visione, secondo la quale vietare il rendimento sulle stablecoin tutela la natura non speculativa del prodotto, è alla base del supporto trasversale che la legislazione in tema ha ricevuto finora. Modificare questa parte del disegno di legge potrebbe minare il fragile equilibrio politico raggiunto.
L’appello di Brian Armstrong per gli interessi generati da stablecoin
Durante la giornata di lunedì, il CEO di Coinbase ha lanciato un appello diretto via social, criticando le restrizioni previste nella bozza di legge. Armstrong ha sostenuto che impedire agli stablecoin di offrire interessi equivarrebbe a “favorire deliberatamente l’industria bancaria tradizionale a scapito del settore crypto”.
Attualmente Coinbase consente ai suoi utenti di ottenere un rendimento del 4,1% annuo sui depositi in USDC, una delle stablecoin più utilizzate, ancorata al dollaro. Questo tasso, ben superiore a quello offerto dai tipici conti di risparmio, rende le stablecoin uno strumento potenzialmente attraente per milioni di americani.
Secondo Armstrong e altri leader del settore, permettere questi rendimenti significa democratizzare l’accesso al risparmio, offrendo alternative più efficienti e moderne ai prodotti bancari. Ma per il Congresso, questo approccio snatura la funzione di base delle stablecoin.
French Hill: nessuna equazione con i conti bancari
Alle accuse di favoritismo nei confronti delle banche, Hill ha risposto senza esitazione: “Non vedo le stablecoin come vedo un conto bancario. Riconosco il punto di vista di Armstrong, ma non credo ci sia consenso su questo né alla Camera né al Senato”, ha sottolineato.
Il prossimo passo, ha annunciato Hill, sarà la discussione ufficiale sulla proposta di legge alla Camera, il cosiddetto STABLE Act, calendarizzata per mercoledì. In base al testo attuale, qualsiasi forma di interesse o rendimento prevista per le stablecoin verrebbe considerata non conforme.
Interesse e rendimento: una promessa a rischio
Negli ultimi mesi, diversi operatori del settore si sono preparati a un futuro in cui offrire interesse su stablecoin sarebbe un potente motore di attrattività per gli utenti. Nelle dichiarazioni pubbliche, questa caratteristica è spesso stata dipinta come la carta vincente per rivoluzionare la finanza al dettaglio.
Un esempio eclatante è arrivato dal DC Blockchain Summit della scorsa settimana, dove membri della famiglia Trump e partner commerciali hanno presentato un progetto di stablecoin collegato a World Liberty Financial. L’iniziativa prometteva un rendimento diretto del 4% o più su dollari digitali, spendibili in qualsiasi punto vendita.
“Stiamo offrendo alle persone un sistema bancario decentralizzato, dove possono ottenere interessi e allo stesso tempo pagare ovunque. Questa è l’idea più semplice: come far consumare di più il consumatore? Dandogli un prodotto migliore.”,
, ha detto Chase Herro, co-fondatore di World Liberty.
Ma se il clima politico non cambia, questa visione potrebbe scontrarsi con la realtà di una regolamentazione che punta sull’efficienza dei pagamenti piuttosto che sul guadagno da interessi.
Un bivio per il futuro delle stablecoin
Il rifiuto netto del Congresso a modificare le regole sui rendimenti segna un momento cruciale per l’industria delle criptovalute. Mentre gli operatori del settore puntano a sfruttare le stablecoin per offrire nuovi strumenti di “smart saving” ai consumatori, la linea politica insiste sul rischio di confusione tra prodotti di pagamento e strumenti d’investimento.
Il timore dei legislatori, in particolare, è quello di creare una zona grigia normativa, dove le stablecoin potrebbero sottrarsi alle regole più severe previste per le banche e gli strumenti finanziari.
Nel breve termine, la battaglia sembra pendere tutta dalla parte del Congresso. Se le restrizioni rimarranno invariate nel testo finale della legge, le aspettative del settore crypto potrebbero dover essere ridimensionate, almeno per quanto riguarda i rendimenti.
Ma il dibattito è tutt’altro che chiuso. Con la posta in gioco che supera le singole funzionalità economiche, la partita sulle stablecoin riflette il più ampio scontro tra finanza tradizionale e finanza decentralizzata, tra status quo e innovazione.
Per ora, ciò che è certo è che gli interessi sulle stablecoin restano fuori dal perimetro della legge americana.