"L'università non è per tutti": l'amaro post dello studente che fa i conti con la realtà

L’università è un obbligo? Una scelta? Un privilegio? O, come suggerisce qualcuno, un percorso che non fa per tutti? Perché nel mare di iscrizioni, esami, tirocini e sessioni infinite, ogni tanto emerge una voce che stona rispetto al coro del “dopo il diploma, devi andare all’università”. Ed è proprio questo il punto: devi davvero? Sui social, e in particolare su Reddit, sempre più studenti si mettono a nudo e raccontano un lato della vita universitaria che spesso resta sotto silenzio: quello del disagio, dello smarrimento, della consapevolezza che forse no, non è la strada giusta. Uno di questi post ha fatto parlare molto: si intitola “L’università non è per tutti”. Ed è la testimonianza sincera – a tratti dolorosa – di uno studente che ha deciso di fermarsi e guardarsi allo specchio. Indice Il post su Reddit: “L’università non fa per me” “L’università ti consuma”, come un lavoro “Ho cambiato facoltà tre volte, mi sono rotto” Il post su Reddit: “L’università non fa per me” Il post inizia con una premessa semplice, ma dal forte impatto: “Scrivo questo post un po’ per conforto, perché a quasi 22 anni mi sembra di essermi reso conto che l’università non faccia per me”. Il ragazzo racconta di aver provato a darsi delle possibilità: dopo il diploma ha lavorato per un anno, cambiando più contesti. E in quel periodo ha percepito qualcosa che con l’università non aveva mai sentito: gratificazione. Poi ci ha riprovato. Ha cambiato facoltà. Due volte. Ha sperato che fosse solo un problema di percorso sbagliato. Ma niente da fare. “Come l’anno scorso stessa storia: riesco a dare un esame soltanto, e poi provo una sorta di repulsione verso lo studio in cui le energie mentali spese sembrano non valerne la pena”. Parole pesanti, scritte più con onestà che con rabbia: “Ammetto che è motivo di profondo disagio”, conclude. Un disagio che, a giudicare dai commenti, non è solo suo. “L’università ti consuma”, come un lavoro Nei commenti al post, in tanti si sono ritrovati nelle parole dello studente. Alcuni, anzi, rincarano la dose: “Molte facoltà sembrano strutturate apposta per falcidiare studenti”, scrive un utente, spiegando che tra fuoricorso e abbandoni, i laureati in tempo sono la minoranza. E poi si appresta a smontare l’idea – ancora molto diffusa – che studiare all’università sia una passeggiata: “In Italia c’è sempre il pensiero diffuso che studiare all’università = nessuna voglia di lavorare (…) Invece no, ti consuma energie fisiche e mentali, soldi e tempo come un qualsiasi altro lavoro”. Una voce gli fa eco con un commento secco, che sintetizza il malumore: “Beh almeno il lavoro ti paga, a dire la verità”. E c’è anche chi invita a non ostinarsi su un percorso che non si sente proprio: “L'università non è per tutti, non tutti sono portati per lo studio e non tutti hanno voglia di studiare (…) Ognuno ha proprie abilità e ce ne sono tante altre oltre allo studio”. E ancora: “Meglio fare rinuncia agli studi che perdere tempo, salute fisica e mentale, autostima e soldi dietro a una laurea”. “Ho cambiato facoltà tre volte, mi sono rotto” Ma il tema tocca anche un’altra corda: quella del disorientamento e della pressione sociale. Un commentatore si pone nell’ottica di chi si sente “costretto” a provarci: “In difesa dei giovani c'è da dire che anche le informazioni che vengono passate dalla scuola/istituzioni, genitori e perfino internet ti dicono la stessa cosa. Cioè che fare l’università è la via”. Molti raccontano esperienze personali simili a quella del post iniziale: “Ti capisco perfettamente, stessa situazione. Ho sempre pensato che avrei proseguito con l’università, ma ultimamente non è così”, scrive uno studente che lavora part-time e sogna ancora di laurearsi: “Vorrei solo che ne valesse davvero la pena”. E poi c’è chi ha già mollato: “Same. Ne ho provate 3 (la terza pure all’estero). Mi sono rotto le balle ed inseguo la mia passione per le foto”. Oppure: “Uguale. Ho capito che mi piace informarmi, sono appassionata di storia, politica e attualità, ma l’università non fa per me: mi annoia e mi dà ansia”. Anche vero, però, che non per tutti è un incubo: “Pensa che invece io non vedo l’ora di smettere di lavorare per studiare, lol”.

Mar 27, 2025 - 13:13
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"L'università non è per tutti": l'amaro post dello studente che fa i conti con la realtà

studente universitario in difficoltà

L’università è un obbligo? Una scelta? Un privilegio? O, come suggerisce qualcuno, un percorso che non fa per tutti?

Perché nel mare di iscrizioni, esami, tirocini e sessioni infinite, ogni tanto emerge una voce che stona rispetto al coro del “dopo il diploma, devi andare all’università”. Ed è proprio questo il punto: devi davvero?

Sui social, e in particolare su Reddit, sempre più studenti si mettono a nudo e raccontano un lato della vita universitaria che spesso resta sotto silenzio: quello del disagio, dello smarrimento, della consapevolezza che forse no, non è la strada giusta.

Uno di questi post ha fatto parlare molto: si intitola “L’università non è per tutti”. Ed è la testimonianza sincera – a tratti dolorosa – di uno studente che ha deciso di fermarsi e guardarsi allo specchio.

Indice

  1. Il post su Reddit: “L’università non fa per me”
  2. “L’università ti consuma”, come un lavoro
  3. “Ho cambiato facoltà tre volte, mi sono rotto”

Il post su Reddit: “L’università non fa per me”

Il post inizia con una premessa semplice, ma dal forte impatto: Scrivo questo post un po’ per conforto, perché a quasi 22 anni mi sembra di essermi reso conto che l’università non faccia per me”.

Il ragazzo racconta di aver provato a darsi delle possibilità: dopo il diploma ha lavorato per un anno, cambiando più contesti. E in quel periodo ha percepito qualcosa che con l’università non aveva mai sentito: gratificazione.

Poi ci ha riprovato. Ha cambiato facoltà. Due volte. Ha sperato che fosse solo un problema di percorso sbagliato. Ma niente da fare. “Come l’anno scorso stessa storia: riesco a dare un esame soltanto, e poi provo una sorta di repulsione verso lo studio in cui le energie mentali spese sembrano non valerne la pena”.

Parole pesanti, scritte più con onestà che con rabbia: “Ammetto che è motivo di profondo disagio”, conclude. Un disagio che, a giudicare dai commenti, non è solo suo.

“L’università ti consuma”, come un lavoro

Nei commenti al post, in tanti si sono ritrovati nelle parole dello studente. Alcuni, anzi, rincarano la dose: “Molte facoltà sembrano strutturate apposta per falcidiare studenti”, scrive un utente, spiegando che tra fuoricorso e abbandoni, i laureati in tempo sono la minoranza.

E poi si appresta a smontare l’idea – ancora molto diffusa – che studiare all’università sia una passeggiata: “In Italia c’è sempre il pensiero diffuso che studiare all’università = nessuna voglia di lavorare (…) Invece no, ti consuma energie fisiche e mentali, soldi e tempo come un qualsiasi altro lavoro”.

Una voce gli fa eco con un commento secco, che sintetizza il malumore: “Beh almeno il lavoro ti paga, a dire la verità”.

E c’è anche chi invita a non ostinarsi su un percorso che non si sente proprio: “L'università non è per tutti, non tutti sono portati per lo studio e non tutti hanno voglia di studiare (…) Ognuno ha proprie abilità e ce ne sono tante altre oltre allo studio”.

E ancora: “Meglio fare rinuncia agli studi che perdere tempo, salute fisica e mentale, autostima e soldi dietro a una laurea”.

“Ho cambiato facoltà tre volte, mi sono rotto”

Ma il tema tocca anche un’altra corda: quella del disorientamento e della pressione sociale. Un commentatore si pone nell’ottica di chi si sente “costretto” a provarci: “In difesa dei giovani c'è da dire che anche le informazioni che vengono passate dalla scuola/istituzioni, genitori e perfino internet ti dicono la stessa cosa. Cioè che fare l’università è la via”.

Molti raccontano esperienze personali simili a quella del post iniziale: “Ti capisco perfettamente, stessa situazione. Ho sempre pensato che avrei proseguito con l’università, ma ultimamente non è così”, scrive uno studente che lavora part-time e sogna ancora di laurearsi: “Vorrei solo che ne valesse davvero la pena”.

E poi c’è chi ha già mollato: “Same. Ne ho provate 3 (la terza pure all’estero). Mi sono rotto le balle ed inseguo la mia passione per le foto”. Oppure: “Uguale. Ho capito che mi piace informarmi, sono appassionata di storia, politica e attualità, ma l’università non fa per me: mi annoia e mi dà ansia”.

Anche vero, però, che non per tutti è un incubo: “Pensa che invece io non vedo l’ora di smettere di lavorare per studiare, lol”.