Invecchiamento della popolazione, le assicurazioni si preparano a fronteggiare nuove esigenze
Il mondo assicurativo si confronta con un “cambiamento strutturale” della popolazione. Se ne è parlato nel convegno di Itinerari Previdenziali in cui sono emersi gli imperativi legati alla transizione demografica e la ricerca di soluzioni che adattino gli investimenti alle richieste del nuovo corso. L'articolo Invecchiamento della popolazione, le assicurazioni si preparano a fronteggiare nuove esigenze proviene da FundsPeople Italia.

Cambia la struttura della popolazione, sia in termini anagrafici (aumentano gli over 65) sia in termini sociali (cresce la quota di famiglie composte da un solo individuo). “E cambiano i prodotti che questa popolazione consuma, compresi i servizi di natura previdenziale e di risparmio”. Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali solleva il tema nell’introduzione al convegno virtuale “Invecchiamento della popolazione: quanta protezione nel risparmio assicurativo?” rispondendo alla domanda con l’individuazione di tre tematiche, relative a spesa sanitaria, rendite e LTC per far fronte alle sfide legate all’invecchiamento della popolazione.
Emerge chiara nelle parole dell’esperto, la necessità di normare un settore, quello dei fondi sanitari, a cui si rivolgono circa 17 milioni di italiani, anche alla luce di una generalizzata “opacità nei dati fondamentali” e per la mancanza di un organo di controllo e vigilanza. Secondo le rilevazioni del ministero della Salute elaborate nel 2023 (anno di attestazione), il numero di iscritti a una forma di assistenza sanitaria integrativa nel 2022 era pari a 16,273 milioni, oltre l’80% in più rispetto a quelli iscritti alla previdenza complementare (9 milioni e 240mila a fine 2022). La spesa sanitaria, d’altronde, ha una forte incidenza: “out of pocket” si parla di circa 44 miliardi, più 6,5 miliardi intermediati dai fondi sanitari. A questo si aggiunge lo stimolo alla revisione del sistema delle “rendite pensionistiche complementari” proponendo le forme di rendita indicate nel Dlgs 252/2005 e, come detto, la necessità di introdurre coperture LTC anche “visti i limiti del bilancio pubblico”.
Soluzioni “di sistema”
Da qui la proposta dell’esperto di “affinare questo importante dialogo tra le fabbriche prodotto e le esigenze della popolazione”, o come sottolinea Giovanni Liverani, presidente di Ania “individuare soluzioni di sistema per problemi di ‘gigantesca’ portata”. Questo anche alla luce di un “sistema di welfare pubblico che avrà sempre maggiori difficoltà a soddisfare da solo i bisogni dei cittadini”.
Di conseguenza, afferma Liverani, “qualsiasi politica che abbia a cuore la protezione e l'assistenza dei cittadini nelle fasi più fragili della loro esistenza non può non considerare l'importante contributo che le assicurazioni possono dare nella gestione complessiva del welfare, come fornitori di soluzioni finanziarie, certo, ma anche fornitori di servizi di assistenza che svolgono un ruolo integrativo e complementare alla mano pubblica”.
Il ritorno della gestione separata
Le assicurazioni si trovano dunque a operare in uno scenario di transizione demografica e in un contesto di volatilità e incertezza con l’introduzione (o, meglio, la proposizione) di investimenti che rispondano alle nuove esigenze. In merito all’evoluzione dell’asset allocation, Massimo di Tria Country chief investment officer di Generali Italia parla della necessità di “tornare ai fondamentali”, che individua in “un risk-free adeguato alle proprie passività e un mix di portafoglio rischioso ben bilanciato”. Nel primo caso il richiamo va alla gestione separata (di Tria parla di “risk free potenziato”), mentre per la componente più rischiosa del portafoglio l’esperto si rivolge ai private asset.
Aumentare la componente di rischio
Le due tematiche tornano anche nella riflessione di Ettore Turrina direttore finanza Itas Mutua il quale riflette sulla atipicità del risparmiatore italiano, che è “sempre stato molto fedele a investimenti a bassissimo rischio” e nonostante un alto tasso di risparmio, “è uno dei popoli più sottassicurati in Europa”. Turrina richiama il tema del risk free sulla gestione separata (“data per morta qualche anno fa e oggi di nuovo in auge”) mentre in tema di diversificazione invita ad “aumentare il profilo di rischio”, sia incrementando la componente equity (“chiaramente con tutta l'attenzione all'assorbimento di capitale”) sia attraverso gli investimenti dei mercati privati.
Il discorso del direttore finanza si sposa anche con la strategia di Mediolanum Vita. “Riteniamo che nell'ottica di lungo periodo la soluzione ottimale sia una soluzione di tipo azionario che, nel tempo e in ottica life cycle, faccia uno switch su posizioni più prudenti man mano che si avvicina l'età pensionabile”, afferma Alberto Rossi AD della società. Anche in questo caso, la visione strategica di lungo periodo vede un ritorno ai fondamentali della programmazione con la proposta di PAC: “Per smussare il timing di ingresso del cliente sui mercati”, e per stabilizzare i flussi (tattica che si è rivelata vincente in un anno di deflussi come il 2023).
Soluzioni e opportunità
Per Emilio Pastore head of Finance and Treasury HDI Assicurazioni, l’invecchiamento della popolazione si traduce in bisogni, è vero, “ma dietro i bisogni ci sono soluzioni e dietro le soluzioni opportunità di investimento”. L’abilità delle assicurazioni sta nell’individuare in anticipo queste opportunità. Il discorso viaggia su diversi livelli, ma vede l’individuazione di un investimento “principe” quello del fondo pensione, anche come strumento da ripensare: “È importante cambiare le strategie di gestione delle linee di investimento, in quanto se abbiamo sempre pensato a un prodotto previdenziale da offrire alla popolazione giovane oggi occorre comprendere che la popolazione all'interno dei fondi è gran parte più sbilanciata verso l'età adulta”
Infine, sempre in tema di asset class, per Giorgio Spigolon responsabile investimenti Gruppo Helvetia Italia, quelle da monitorare saranno, in particolare, “le obbligazioni a lungo termine, in particolare quelle emesse da governi e da enti con rating elevato”, proprio in virtù dell’invecchiamento della popolazione. A questo si aggiungono il real estate (“per quanto riguarda in particolare il settore residenziale e sanitario”) e gli investimenti legati a tecnologia e innovazione. Senza dimenticare gli investimenti sostenibili, già citati da Pastore, “destinati a aumentare in quanto - conclude Spigolon – la crescente consapevolezza risponde anche a necessità demografiche di garantire un futuro stabile alle generazioni future”.
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