Il dialogo difficile sulla tregua. Mosca frena: "Servono altri sforzi"
Il Cremlino prende tempo e fa capire a Washington che la strada per un cessate il fuoco è ancora lunga. In Ucraina bombardate le infrastrutture energetiche. Bilaterale tra Lavrov e il ministro degli Esteri cinese.

Mosca prende tempo, coltiva le sue relazioni diplomatiche e in Ucraina continua a fare quello che vuole, come se le tanto sbandierate riunioni con gli americani non ci siano mai state. Una situazione che inizia a irritare Washington, che non vuole passare per ostaggio dei russi e che ha fretta di chiudere la partita per evitare che la Cina riconquisti terreno nelle relazioni con il Cremlino.
MOSCA
LA TEMPOREGGIATRICE
Ieri il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, è tornato a ribadire che il presidente Putin ‘sta prendendo molto sul serio’ le proposte di Washington. Peccato che non vadano bene. In particolare, il viceministro, Serghei Ryabkov, ha detto che Mosca non ha sentito da Trump ‘segnali a Kiev per porre fine alla guerra’. "Ciò che abbiamo – ha aggiunto – è un tentativo di trovare una sorta di schema che consentirebbe di ottenere una tregua come la immaginano gli americani". Lavrov ha anticipato che presto ci sarà un nuovo incontro fra la delegazione russa e quella ucraina. In mattinata, però, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha smorzato gli entusiasmi, sottolineando che ‘le questioni che riguardano la guerra ucraina ‘sono molto complesse e richiedono molti sforzi aggiuntivi’. Traduzione: si va per le lunghe. Probabilmente anche in modo strumentale. A dirlo, senza troppi mezzi termini, è stata la ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock, secondo la quale Putin non vuole la pace e sta solo cercando di prendere tempo.
TRA WASHINGTON
E PECHINO
Se nelle scorse settimane sembrava fosse scoppiato un feeling, inedito e a distanza, fra il presidente americano, Donald Trump, e quello russo, Vladimir Putin, ieri la Cina è tornata a fare sentire la sua presenza con la visita a Mosca del ministro degli Esteri, Wang Yi, che si è intrattenuto a lungo con l’omologo Lavrov e che ha incontrato anche il presidente Putin. Il numero uno del Cremlino ha poi annunciato che il leader cinese, Xi Jinping, sarà a Mosca il 9 maggio, per l’anniversario della vittoria nella grande guerra patriottica, ossia come i russi chiamano la Seconda Guerra Mondiale. I toni sono ancora quelli della grande alleanza, con il capo della diplomazia russa secondo il quale ‘La Russia e la Cina sono unite non solo dalla fratellanza storica e militare e da un lungo confine comune, ma anche da tradizioni secolari di buon vicinato e da un’ampia comunanza di interessi nazionali’. Un’alleanza ’da rafforzare costantemente’ e che contribuisce al ‘multilateralismo internazionale’. Parole destinate a fare arricciare il naso all’amministrazione americana, che vede in Pechino il nemico più insidioso e che sta cercando di corteggiare Mosca in funzione anti cinese. Ma il Cremlino si prepara a uscire dal suo isolamento diplomatico e ha fatto sapere che le relazioni bilaterali possono essere riprese ‘per chi vorrà’.
SCAMBI DI ACCUSE
In Ucraina, intanto, continua la pioggia di fuoco, con gli scambi di accuse fra Mosca e Kiev di aver bombardato le infrastrutture energetiche, con la Russia che vuole portare la questione all’attenzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ma le 45mila persone rimaste senza elettricità nella regione di Zaporizhzhia sono tutte ucraine. E il ministero della difesa del Paese invaso ieri ha fatto sapere che, solo nei primi tre mesi del 2025, il territorio è stato colpito da 10.577 bombe guidate russe.