Il 78% delle under 26 teme di subire violenza in amore e in famiglia

L’Osservatorio indifesa fa luce sulla paura delle giovani donne di subire violenza, in famiglia e nella coppia. The post Il 78% delle under 26 teme di subire violenza in amore e in famiglia appeared first on The Wom.

Mar 14, 2025 - 18:45
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Il 78% delle under 26 teme di subire violenza in amore e in famiglia
La violenza è un timore concreto e sempre più ingombrante per le ragazze, sia nelle relazioni amorose che in quelle familiari: è quanto emerge dall’Osservatorio indifesa realizzato da Terre des Hommes e da Scomodo che, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, ha raccolto la voce di oltre 2.900 ragazze. Ecco cosa raccontano i dati

Timore, paura, stereotipi e controllo: la mappa delle relazioni delle under 26 è costellata dal costante rischio di subire violenza. Non solo in amore, ma anche in famiglia. Un segnale di allarme che fa luce su un altro cortocircuito tra sfera pubblica e privata: nonostante le ragazze siano consapevoli di quanto stereotipi e retaggi maschilisti limitino ancora le carriere femminili, nel privato arrivano a tollerare un partner che abbia il controllo del loro telefono. È ciò che emerge dall’Osservatorio indifesa realizzato dalla onlus Terre des Hommes e dalla rivista Scomodo.

Osservatorio Indifesa: il rischio di violenza percepito è altissimo

La paura è maggiore proprio nei luoghi e nei contesti in cui le ragazze dovrebbero sentirsi protette e amate.

Tra le under 26, il 40% delle intervistate individua nelle relazioni amorose l’ambito in cui è più probabile subire una violenza. Un altro 38% indica anche la famiglia come luogo a rischio violenza

Queste percentuali salgono con il crescere dell’età: tra le ragazze di 26 anni o più, infatti, la famiglia, che in questa fascia d’età smette di essere quella di origine per diventare quella che ci si costruisce, raggiunge il 58%, diventando il luogo percepito come maggiormente a rischio violenza. Anche l’amore, con il 46%, è segnalato da più ragazze.

La stessa domanda sottoposta ai coetanei maschi ottiene risposte diverse: tra gli under 26 solo il 25% indica l’amore e il 30% la famiglia come potenziali scenari di violenza; tra i più grandi la famiglia è al 49% e l’amore al 34%.

«Non è un caso che oltre il 40% delle ragazze under 26 intervistate pensano che il luogo più probabile dove subire una violenza sia all’interno della propria relazione amorosa. Viviamo nella consapevolezza che la violenza di genere si radica e si manifesta prima di tutto nelle nostre relazioni amorose, in quelle famigliari e nei rapporti che abbiamo con persone vicine a noi. Siamo costantemente esposte a una narrazione mediatica che cerca di ridurre la violenza che subiamo alle strade, ai locali notturni, ai mezzi pubblici, quando quello che realmente viviamo quotidianamente è la paura che le persone con cui condividiamo una relazione possa esercitare una qualsiasi forma di violenza su di noi», ha commentato la direttrice editoriale di Scomodo Cecilia Pellizzari

Forme di controllo, per 1 ragazza su 5 è accettabile farsi controllare il telefono

Il paradosso che raccontano i dati dell’Osservatorio indifesa sta nelle forme di controllo: se la maggior parte delle ragazze, il 79.5%, ritiene inaccettabile di avere il telefono controllato dal partner, una su 5 lo tollera e addirittura l’apprezza, come fosse una forma di rispetto. Col crescere dell’età, tuttavia, aumenta la consapevolezza che tale pratica sia inaccettabile.

I coetanei maschi hanno un’opinione diversa: per il 30% dei minori di 26 anni e il 22% degli over 26 il controllo del cellulare non è un problema e per il 5,5% dei più giovani e il 2,5% dei più grandi è addirittura una forma di rispetto

Evidenze note già in altre ricerche, la cui conferma ne sottolinea la gravità: anche il report di Save The Children “Le Ragazze stanno bene?” sottolineava che al 42% delle ragazze e dei ragazzi intervistati (800) era stato chiesto di non accettare contatti da qualcuno sui social, al 40% di non uscire più con alcune specifiche persone, al 39% di far controllare i dispositivi o i profili social, al 32% di condividere le password del telefono o dei social. Nel caso delle ragazze, si sale al 34%.

Il 95% delle under 26 chiede l’educazione sessuo-affettiva a scuola

Per scardinare questi stereotipi e false credenze su quello che si crede amore e invece è controllo, si fa sempre più urgente l’introduzione dell’educazione alla sessuo-affettività: secondo i dati dell’Osservatorio indifesa, le ragazze, in particolare, sono consapevoli di quanto ci sia ancora da fare per contrastare violenza e discriminazioni di genere e credono fortemente nell’importanza dell’educazione sessuo-affettiva a scuola.

Il 95% delle under 26 ritiene che possa essere utile a limitare la violenza di genere, con il 60% che ne è assolutamente convinta e il 35% che pensa la possa prevenire in parte. E ne sono convinti anche il 91,5% dei coetanei maschi e l’89% delle persone non binarie

Solo il 2,5% delle ragazze e il 4% dei ragazzi, ma il 7% di chi si considera non binario, ritiene, invece, che anche un’educazione sessuo-affettiva insegnata a scuola sarebbe inutile nel prevenire la violenza di genere.

«È il momento di occuparci di educazione sessuo-affettiva. Non possiamo più aspettare lasciando i nostri ragazzi e le nostre ragazze sempre più in balia di una narrazione affidata alla sola rappresentazione, violenta e maschilista, della pornografia», sottolinea Paolo Ferrara, Direttore Generale Terre des Hommes Italia, che continua: «Con il nostro Osservatorio indifesa da più di 10 anni ci facciamo megafono della voce di tante e tanti adolescenti, cercando di orientare le politiche delle istituzioni e della comunità educante e oggi vogliamo essere i portavoce di questa richiesta: introdurre l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole».

Ostacoli e stereotipi di genere pesano sulla carriera lavorativa

Non sono solo le relazioni personali e sentimentali a preoccupare le ragazze: anche la carriera lavorativa subisce il peso degli stereotipi e degli ostacoli di genere.

Più della metà (56%) delle ragazze intervistate ritiene che stereotipi e retaggi culturali retrogradi e maschilisti possano limitare le proprie scelte riguardati studio e carriera

Percezione che aumenta solo leggermente con l’età: tra le ragazze di 26 anni o più lo pensa il 58%. Questo rischio pesa ancora di più (al 65% tra gli under 26 e al 68% tra gli over) tra chi si dichiara non binario, ma molto meno tra i maschi (25,5% sotto i 26 anni, 28% per i 26 anni o più). Gli altri limiti percepiti dalle giovani under 26 sono: mancanza di una rete di sostegno (27%), mancanza di stabilità economica della famiglia (24,5%), mancanza di modelli a cui ispirarsi (19%), mancato appoggio della famiglia (10%), mancato supporto dei pari (7,5%).

Solo il 24% delle ragazze under 26 e l’11% delle persone non binarie non vede limiti nella propria carriera professionale, a fronte del 31,5% dei coetanei maschi

Anche in questo caso, l’educazione è la chiave di volta: «È dai programmi di educazione che dobbiamo partire per scardinare la cultura patriarcale in cui viviamo. Questa sta facendo crescere generazioni di giovani donne che temono le sfere della vita che più dovrebbero dare sicurezza e soddisfazione: l’amore, la famiglia e la carriera lavorativa» conclude Ferrara.

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