Ferrari torna a correre dopo la risposta ai dazi di Trump
La società automobilistica ha confermato i suoi target per l’anno in corso nonostante le tariffe sul settore decise questa settimana dal Presidente degli Stati Uniti ma ha annunciato l’aumento dei prezzi per alcuni dei suoi modelli.

Scatto Ferrari in apertura di scambi a Piazza Affari dopo la chiusura positiva di ieri arrivata nonostante i dazi decisi mercoledì sera da Donald Trump che avevano colpito il settore automobilistico.
Ieri l’avvio delle contrattazioni aveva visto il titolo della Rossa in forte difficoltà, ma nel corso della giornata era riuscito a recuperare fino a chiudere gli scambi a +1,82% (391 euro per azione). Questa mattina, l’apertura della Borsa di Milano vede le azioni Ferrari guadagnare il 2,50%, nuovamente sopra quota 400 euro, nonostante l’andamento debole del FTSE MIB (-0,30%).
Si riducono, dunque, le perdite del titolo del Cavallino Rampante nel 2025, attualmente appena sopra l’1% rispetto ai livelli di inizio anno (409,20 euro).
La svolta per Ferrari è arrivata dopo la conferma dei suoi target finanziari per quest’anno nonostante i dazi sulle auto imposti dagli Stati Uniti, pari al 25% sulle importazioni di auto.
Il gruppo ha precisato che il rischio sui margini è quantificabile in 50 punti base (margini percentuali Ebit ed Ebitda), mentre a febbraio aveva diffuso previsioni di un margine ebit di almeno il 29% nel 2025 e un margine Ebitda di almeno il 38,3%.
Si tratta di un rischio “piuttosto modesto” secondo gli analisti di WebSim Intermonte: “ovvero circa 35 milioni di euro. Ciò equivarrebbe a un impatto inferiore a 1% e 2% a livello di Ebitda ed Ebit/eps”.
Per il titolo è una “notizia positiva” secondo la sim, e, “data la natura particolare di Ferrari, che non può essere paragonata a un produttore di auto tradizionale, l'aspettativa di un impatto meno incisivo era nelle carte”.
“La notizia conferma l'elevata resilienza del modello di business”, concludono da WebSim, ritenendo “che la recente debole performance di borsa sia attribuibile al collocamento della quota Exor (tramite ABB), scesa dal 24% al 20%, ma anche alla volatilità attorno ai dazi commerciali statunitensi”.
La società ha precisato inoltre che “le condizioni commerciali rimarranno invariate per gli ordini di tutti i modelli importati prima del 2 aprile e per gli ordini delle seguenti tre famiglie - Ferrari 296, SF90 e Roma – a prescindere dalla data di importazione".
Al tempo stesso, però, “per i restanti modelli, le nuove condizioni doganali si rifletteranno parzialmente sul prezzo, fino ad un massimo del 10% di aumento, in coordinamento con la nostra rete di distribuzione".
Intanto, oggi Banca Akros ha alzato da neutral ad accumulate il giudizio sulle azioni Ferrari, con prezzo obiettivo che passa da 450 a 440 euro.
Gli analisti del broker hanno fatto "marginali cambiamenti a bassa singola cifra" percentuale alle loro "stime per tener conto dell'effetto dei dazi all'importazione Usa", limando dunque il target price del 2%.
La raccomandazione su Ferrari sale dal momento che "il recente de-rating" dell'azione "lascia un certo upside rispetto al nostro prezzo obiettivo", conclude Akros.