E’ l’Ora di sentire il nuovo album dei Palmaria

A Novembre è uscito il nuovo album del duo Palmaria, nome in arte della coppia di Francesco Drovandi e Giulia Magnani che ha dato vita, oltre che ad un figlio, ad un disco dal suono caldo ed accogliente che ti fa sentire immediatamente in un contesto familiare e sicuro. Di matrice low-fi, Ora è un […] The post E’ l’Ora di sentire il nuovo album dei Palmaria appeared first on Indielife.it - Magazine indipendente dedicato agli artisti emergenti.

Mar 8, 2025 - 11:07
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E’ l’Ora di sentire il nuovo album dei Palmaria

A Novembre è uscito il nuovo album del duo Palmaria, nome in arte della coppia di Francesco Drovandi e Giulia Magnani che ha dato vita, oltre che ad un figlio, ad un disco dal suono caldo ed accogliente che ti fa sentire immediatamente in un contesto familiare e sicuro. Di matrice low-fi, Ora è un album scritto per la generazione millenials ma che parla anche a quella Z, in cui speranze e disillusioni si intrecciano nel tentativo di fermare il più grande nemico di quest’epoca: il tempo. Voce soave e lo-fi, ma anche alt pop e ritmi simili al soft rock.

Formazione

Inizierei a chiedervi un pochino il vostro percorso musicale, come vi siete approcciati entrambi alla musica, che cosa vi ha spinto, se avete avuto degli input esterni, ecc…

Francesco: ho sempre amato la musica, sin da bambino, istintivamente. La chitarra ed il pianoforte, in realtà, mi hanno sempre attirato come oggetti, così come tutte le cose che facevano dei suoni che mi piacevano. Ascoltavo anche tantissima musica, quindi è stata una passione che ho sempre portato avanti, proprio per gioco. E poi, piano piano, scoprendo magari musica più verso il rock o più vintage, come ad esempio i Beatles, ho sempre avuto voglia di giocare con la chitarra e di cercare delle melodie e degli accordi che mi piacevano. Da lì istintivamente ho iniziato anche scrivere qualcosa, qualche canzone, qualche giro, ecc… . Anche fondare diverse band con amici, più per gioco all’inizio, ha aiutato a farla diventare la mia passione.

Libertà di esprimersi

Sei autodidatta oppure hai anche studiato in scuola?

Francesco: ho studiato con diversi maestri, più che altro chitarra. Però, per fortuna, tutti avevano un approccio che mi portava a diventare non simile agli altri, ma a sviluppare il più possibile una personalità in quello che facevo. Questo è veramente un fattore che io ritengo fondamentale, sono stato fortunato da quel punto di vista.

Giulia: anch’io da subito: sono sempre stata affascinata dalla musica, ne ho sempre ascoltato tanta sin da piccola. Grazie ai miei genitori ed agli amici che venivano anche dal mondo dell’arte, mia madre è una ballerina, sono cresciuta in una casa musicale. Poi, crescendo, ho sempre cantato da autodidatta, ho incontrato un’insegnante che mi ha indirizzato verso un altro un’insegnante di canto lirico, per cui ho studiato diversi anni quello. A differenza del percorso di Francesco, non era proprio un approccio che lasciava spazio alla ricerca della mia identità, ma era un metodo molto più classico. Ragione per cui ho preso un’altra strada ed ho poi incontrato Francesco e la sua band. Abbiamo formato insieme un gruppo e poi dopo, negli anni, abbiamo iniziato a scrivere come duo. Abbiamo fatto un lungo periodo anche di gavetta, suonando cover, per cercare anche un po’ il nostro punto d’incontro a livello sonoro. Ci ha formati come duo, abbiamo iniziato a scrivere le nostre parole ed eccoci qua oggi.

Però comunque senti che la musica classica sia stata una giusta base per te?

Sicuramente mi ha dato tante basi a livello tecnico. Le mie espressioni di tecnica vengono da lì e, istintivamente, sono poi entrate nel mio modo di ”camminare”, anche se poi ho preso totalmente un’altra strada. Però sì, decisamente hanno aiutato. 

cover Ora (c) Agnese Carbone e Alberto Ricchi

Creazione

Io sono molto curiosa di sapere come avviene la scrittura tra voi due, nel senso che sembra molto un stream of consciousness. Però, appunto, essendo a quattro mani, mi interessavano un po’ le vostre dinamiche. Chi di norma ha la prima idea?

Giulia: Diciamo che non è mai la stessa modalità ogni volta. A volte partiamo da una mia idea di melodia, un vocale, magari da una parte di testo che ha scritto Francesco o un giro di chitarra. A volte invece da zero, veniamo ispirati da qualche ascolto e quindi cerchiamo di ricreare un groove in quel mondo e partire da lì. L’inizio è sempre diverso. Si fanno magari tante prove per cercare una scintilla e, quando viene fuori, da lì si inizia un lavoro più strutturato: si cerca di capire se quella fiamma è un ritornello, una strofa, che suono ha quella canzone, che senso ha il testo, qual è il messaggio che vogliamo dare, ecc… . 

Francesco: però l’inizio è più sperimentazione, che può essere suonare una chitarra o cercare di costruire un beat o un’idea che ha scritto Giulia di testo, quindi è molto variabile. Sì, comunque comunicare e farci sentire qualcosa, se no passiamo a un’altra idea, solitamente. Poi da lì iniziamo a lavorare nel dettaglio e a costruire poi il pezzo.

Influenze

 Visto che mi avete detto che anche gli ascolti vi influenzano, quali sono state le tracce che vi hanno accompagnato durante la stesura di questo album?

Francesco: diciamo che durante la scrittura abbiamo ascoltato tanto The Marìas, band americana che ci piace veramente tanto, che è uscita con un album bellissimo e che speriamo di vedere dal vivo presto. Poi anche i Trust Company, sempre un’altra band americana. Che altro? 

Giulia: Sicuramente ascoltiamo anche tanto Metronomy, perché in realtà più che un brano nello specifico sono più delle fasi in cui ascoltiamo delle band. Di loro ascoltiamo tutto un disco o vari LP che ci ispirano a scrivere idee. Ed aggiungerei anche Mac Miller tra le nostre nostre references.

Francesco: sì, sì, è più o meno una questione di artisti secondo me, anche perché la cosa interessante è che sta un pochino tornando l’album finalmente in questo periodo. Per cui anche noi cerchiamo, se scopriamo un artista od un singolo, di andare a capire qual è il discorso più ampio intorno. Spesso, per fortuna, è un album ed è un po’ anche quello che vorremmo fare noi questa volta: vorremmo che venisse ascoltato il disco come un’opera intera. Chiaramente è chiedere molto, però speriamo di poterlo suonare anche dal vivo e che appunto le persone possano immergersi in una serie di canzoni più che in un singolo soltanto.

Palmaria (c) Agnese Carbone

Percorsi

Ci sono degli artisti di cui vi piace il percorso e a cui vi piacerebbe un po’ ispirarvi?

Giulia: Se parliamo di italiani, sicuramente noi sin da subito abbiamo sempre fatto la scelta del percorso un po’ più lungo, fatto di gavetta, locali piccoli, festival e adesso che siamo tornati in Italia ci aspetta un periodo di grande lavoro con una crescita più organica, e coloro che hanno lavorato in questi termini sono Venerus, Frah Quintale e tutta la gente che ha suonato tanto e che continua a farlo con un bel team di lavoro e con una bella fanbase di un pubblico appassionato.

Francesco: sì in generale ci ispiriamo molto agli artisti che costruiscono una canzone, un pezzo ed un fan alla volta, perché alla fine sono quelli che hanno qualcosa da dire e che hanno anche la possibilità di fare tanti dischi e di costruire un lavoro. Anche i gruppi che citavo prima suonano da tantissimi anni e portano avanti la loro idea, il loro suono e piano piano cominciano ad arrivare sempre più persone.

Ok, quindi per voi fare i live è la cosa diciamo più importante. 

Giulia: esatto, pur essendo magari un genere non mainstream. Vorremmo creare un nostro live, costruire un nostro pullmone, trovare una nostra nicchia anche in Italia, perché crediamo che comunque sia un momento di grande fermento anche qui. Io credo che sia un momento in cui i live e le nicchie ci siano e che si trovino un po’ più persone interessate anche a generi un pochettino più low.

Lo-fi

Avete anche un po’ questa vena lo-fi? 

Giulia: sì, sì, assolutamente. È decisamente una delle caratteristiche del nostro sound e spesso andiamo a cercare suoni di questo genere. Forse anche perché creano un po’ queste atmosfere così intime ed introspettive che ci piacciono e ci appartengono.

Francesco: sì, ci sembra che si sposi bene anche con il messaggio dei testi o il racconto che stiamo facendo. Non vogliamo che per forza tutto sia pulitissimo o ri-registrato mille volte, ma che ci sia qualcosa di vero, di umano e che in qualche modo vada bene con il messaggio che vogliamo raccontare con questo album. 

Sziget

Riprendendo invece il discorso live, un’esperienza grossa che avete avuto è stato lo Sziget, come è stato? Avete degli aneddoti a riguardo?

Francesco: è stato un bellissimo percorso, perché noi abbiamo deciso di spostarci in macchina fino a Budapest, quindi è stato davvero un viaggio che ci ha portato a fare questa esperienza.

Giulia: in generale l’isola è abbastanza magica. Eravamo curiosi di scoprire anche, non solo proprio il festival, ma anche l’energia di questo evento. Noi abbiamo scelto poi di fare un viaggio così on the road, anche perché io aspettavo il nostro bimbo, quindi è stato un po’ all’avventura, mettiamola così, siamo partiti con le dita incrociate e poi è andato tutto bene. Un buffo aneddoto è che siamo rimasti bloccati di notte alla fine della serata live. Ci si è fermata completamente la macchina sull’isola dentro il festival. E quindi poi, insieme a un gruppo di persone che abbiamo raccolto, sotto un palco da un lato e sotto da un altro, ci hanno aiutato e spingendola siamo riusciti a farla ripartire. Siamo riusciti a venirne fuori. Siamo sopravvissuti anche a quella parte.

Francesco: però è stata veramente una bellissima esperienza e la rifaremo molto volentieri. Ci sono gruppi incredibili e poi, nonostante ci sia tantissima gente che è lì anche per divertirsi,c’è sempre un’atmosfera in cui comunque ti senti molto al sicuro. (Effettivamente l’ospedale è posto al fondo, per cui tutti quelli che si sentono male per via dell’alcool o altro sono nascosti bene e non intralciano la prosecuzione del festival, ndr). Ecco, lo consiglio a tutti, mi è molto piaciuto e mi ha molto stupito questa cosa. Al di là della musica bellissima, quello che magari succede nei festival è che c’è un po’ di delirio, lì invece ho trovato che ci sia ma giusto, non troppo. 

Viaggi e tramonti

Dove vi immaginate le persone ascoltare il vostro disco non in live, quindi diciamo in un’atmosfera più solitaria? Avete mai pensato a un setting in cui vi piacerebbe vedere qualcuno che si gode il vostro album?

Giulia: decisamente noi anche quando scriviamo ci ispiriamo tanto a immagini. Vivendo anche in Liguria, siamo fortunati ad essere quasi davanti al mare, davanti all’isola da cui prendiamo l’olio, quindi siamo spesso immersi in giganti tramonti pazzeschi, colori e sfumature incredibili. Il tramonto è sempre lì nella nostra testa quando facciamo musica ed è sempre la prima immagine a cui andiamo con la mente quando scriviamo e quando ascoltiamo la nostra musica, per cui decisamente quello. Ma anche il viaggio è un altro luogo che pensiamo funzioni bene con la nostra musica. Il viaggio in auto, in aereo, il movimento in generale, i tramonti e l’alba.

Francesco: sì, a noi piace tantissimo ascoltare musica mentre guidiamo, quindi sarebbe bello se qualcuno poi ascoltasse questo album godendosi un bel viaggio in auto. Però allo stesso tempo è meraviglioso anche che questo album, che è un po’ più riflessivo forse dei lavori che abbiamo fatto prima, sia uscito in un momento di autunno-inverno: mi vedo anche qualcuno che se lo ascolta a casa sotto la copertina.

Colori

Se doveste scegliere un colore che rappresenti le emozioni che vorreste suscitare nei vostri ascoltatori, quale sarebbe? 

Giulia: probabilmente una sfumatura di arancione e viola, che è un po’ quello che poi è il colore del tramonto di settembre di cui parlavamo prima. 

Immagini e suoni

Ma voi pensate più per immagini o più per suoni? 

Giulia: io tanto per immagine

Francesco: io ho più per parole.

Cos’è la cosa che vi rende più fieri in questo disco?

Francesco: personalmente il fatto che abbiamo preso una direzione che è molto più personale, più nostra, in più abbiamo anche prodotto o co-prodotto praticamente tutti i brani. Abbiamo avuto anche la fortuna di collaborare con alcuni produttori bravissimi, tra cui Fudasca, Golden Years, Emanuele Triglia, ma tutti i brani sono nati qui, a casa da noi, quindi da noi anche come produttori. E questo ci fa molto piacere, perché crediamo di avergli dato un taglio nostro nel bene e nel male. Se vi piace, bene, siamo stati bravi. Se non vi piace, è colpa nostra.

Produttori

Visto che me li hai citati e visto che tanto era una domanda che mi ero scritta, come avete scelto le persone che hanno collaborato con voi nella produzione, essendo anche alcuni nomi già importanti o abbastanza conosciuti nel mondo musicale? 

Giulia: sicuramente sono persone che seguivamo da tempo e che pensavamo anche per i lavori che hanno fatto fossero un buon match per i diversi brani su cui abbiamo lavorato. Alcuni più dreamy, altri più groovy e con più energia. Abbiamo scelto i vari artisti basandoci sui loro lavori. Con alcuni eravamo già in contatto, come con Golden Years, ci eravamo già incontrati, c’era la voglia di lavorare insieme e così è stato. Siamo anche usciti a Roma. Fa ridere, è simpatica questa cosa, ma ci ritorniamo sempre a lavorare spessissimo con gente di Roma. Noi siamo in Liguria, ma pur lavorando spesso a Milano, finiamo sempre a Roma. Fudasca, Golden Years, Emanuele Triglia, non tutti sono di Roma ma vivono tutti lì. Sarà l’energia romana.

Francesco: un’affinità molto di sound e di approccio alla musica con un groove e con un determinato colore sonoro che proprio è quello che ci piace.  E che li accomuna un po’ tutti, sicuramente.

Groove

Infatti avete questa sonorità che vi contraddistingue molto. Qual è l’ingrediente che non può mai mancare quando pensate alla musica dei vostri brani?

Francesco: in generale chitarra, basso e batteria. Sembra banale, ma la commistione di questi tre elementi per noi è la cosa più importante. Poi chiaramente la voce, però dal punto di vista di produzione abbiamo… 

Giulia: sì, il groove deve essere abbastanza palizzo, una bella idea che deve sostenere tutto il pezzo e si trova quasi in tutti i brani, tranne forse in fili elettrici in cui forse c’è un approccio un po’ più acustico e un po’ più sensuale.

Francesco: però ci piace proprio incastrare questi tre elementi in modo che creino qualcosa che porti avanti sempre il pezzo e che non risulti mai noioso, anche quando si ripete. Deve essere sempre interessante o ipnotico in qualche modo. 

Ho la domanda cattiva adesso. Non avete paura di cristallizzarvi troppo sul vostro genere ed essere sempre troppo simili a voi stessi?

Giulia: in realtà il nostro problema, se vogliamo chiamarlo problema, è sempre stato un po’ l’opposto: ci è sempre piaciuto tanto sperimentare. Ogni lavoro abbiamo sempre voluto fare un passettino più in là e provare a fare cose leggermente fuori dalla nostra comfort zone. Il risultato è sempre stato di esplorazione e di suono che si allontana un pochettino da quello che avevamo fatto in precedenza. In questo disco, abbiamo cercato di rimanere in un mondo con un suono più coerente, simile all’inizio del disco. 

Francesco: volevamo creare un mondo molto lineare come un libro o un romanzo, invece che una serie di racconti. 

Giulia: abbiamo sempre sperimentato tanto in passato e questa volta volevamo fermarci.

Francesco: abbiamo anche cercato di usare tanto l’italiano. Comunque è stato un lavoro istintivo, ma che crediamo volessimo fare.

Italiano e inglese

Beh, direi che vi siete difesi bene. Questo qui tra l’altro è il secondo album che fate in italiano. In che cosa è stato più facile e in cosa più difficile?

Giulia: sicuramente trovare questo filo conduttore che non si allontanasse troppo e non fosse troppo frammentato, ma mettere insieme un gruppo di pezzi che fossero legati tra di loro, che raccontassero la stessa storia ma con diversi momenti e diversi mood. Che poi è il nostro racconto di questo momento. 

Francesco: nell’Ep prima invece c’erano dentro cose molto diverse. Si passava dall’inglese all’italiano fino al mix delle due lingue. Era più un affresco di diverse cose che ci piacciono, questo invece è più coerente ed unito. Ecco, questo volevamo, poi non so se ci siamo riusciti.

 Certo e quindi è stato anche forse difficile rinunciare a certe parti del lavoro prima.

Giulia: decisamente, abbiamo lasciato indietro diverse cose.

Francesco: direi non lasciato indietro, ma messo un attimo da parte. Ovviamente abbiamo scritto tante cose diverse, ma abbiamo scelto di coagulare quelle che avevano un senso insieme.

Commistione

 Ok, però anche in questo nuovo lavoro c’è un po’ di commistione tra italiano e inglese. Come rispondete a chi vi dice che è importante salvaguardare la nostra lingua? 

Francesco: secondo me è giusto, come dire, quando si parla italiano, usare le più possibili parole italiane e viceversa. Ma allo stesso tempo, per noi, personalmente, avendo vissuto così tanti anni in Inghilterra e avendo scritto così tanto soltanto in inglese, questo mix non era una forzatura, ma è una cosa istintiva. E crediamo che racconti qualcosa di noi. Quindi è giusto, secondo me, che bisogna usare l’italiano e salvaguardarlo, ma all’interno di una forma d’arte è anche giusto esprimersi liberamente. E’ per questo che noi lo facciamo: perché ci viene istintivo e racconta di noi, di come siamo divisi un po’ tra questi due mondi di Londra e dell’Italia. E anche il racconto nostro, per forza di cose, non poteva completamente escludere un capitolo così importante, soprattutto a livello della nostra crescita musicale. 

Londra

La cosa più importante che vi portate da Londra?

Francesco: Il voler essere, diciamo, più possibile un qualcosa di diverso. Perché quello che è bellissimo a Londra è che esistono migliaia di progetti. Quello che li rende forti è il voler creare una cosa di molto, molto originale e di molto, molto specifica.

Giulia: Non diverso però tanto per essere diverso, ma perché la tua forza personale è molto più originale che andare dietro a delle tendenze.

Tra l’altro in Domani affrontate anche un pochino questo tema per cui spesso cambiamo parti di noi stessi per andare incontro a delle esigenze di altre persone. Secondo voi qual è la chiave per rimanere il più fedele alla propria persona?

Francesco: è una domanda difficile questa. 

Giulia: sicuramente ci vuole tanta determinazione e tanta pazienza perché spesso bisogna andare contro a tante idee.

Francesco: e bisogna avere il coraggio di fare qualcosa per se stessi.

Giulia: la determinazione serve perché magari la risposta giusta è la tua e lo sai prima degli altri ma comunque li devi convincere

Millennials e Gen Z

Vi siete fatti portavoce delle insicurezze e delle ansie che accarezzano le persone della vostra generazione, che è quella dei millennials, ma che in realtà toccano anche la Gen Z. Secondo voi che ruolo ha la musica nel contesto in cui viviamo?

Francesco: personalmente a me la musica ha aiutato tantissimo in passato, quando ero teenager ascoltavo musica tutto il giorno in ogni momento libero, o la ascoltavo o la scrivevo. Credo che a tutte le età la musica debba rappresentare un luogo sicuro e/o di sfogo o che comunque che ci aiuti a conoscerci e a regolare le nostre emozioni e che ci faccia sentire parte di un gruppo in cui ci sono persone che si sentono come noi e che ci aiuti ad affrontare i momenti critici che ci possono essere nella nostra vita. Per fare questo la musica secondo me deve essere più sincera possibile perché se è soltanto un bene di consumo progettato per fare ascolti o essere ascoltato un milione di volte soltanto d’estate nelle radio difficilmente avrà questo ruolo nella vita delle persone. poi ovviamente esiste anche la musica per divertirsi ed è giusto che ci sia.

Se i boomers hanno tradito e disilluso i millenials sulle possibilità del futuro, in cosa voi sentite che i millenials hanno sbagliato, non consciamente ovviamente, nei confronti della Gen Z?

Francesco: secondo me che ci siamo fatti convincere del fatto che il mondo fosse molto predefinito in un certo modo. Parlando per esperienza personale ho visto tardi che la cosa migliore era quella di trovare la propria strada e di trovare un percorso proprio. A me sembra che le generazioni più giovani questa consapevolezza ce l’abbiano già da piccoli, forse è una delle poche cose positive che hanno dato i social: mostrare alle nuove generazioni che insomma nel mondo esiste di tutto e se ci si impegna e se si cerca la propria strada ci sono infinite possibilità.

Social

Io però ho visto che comunque anche voi siete attivi sul versante social e che li utilizzate anche nel modo giusto per promuovere la vostra arte. Quindi quale è il vostro rapporto con loro?

Francesco: è un rapporto sicuramente ambivalente, molto spesso le persone ne fanno un uso eccessivo, però bisogna anche vedere cosa c’è alla base. Mi viene in mente quello che è successo con Elon Musk: il fatto che lui abbia fatto ridisegnare un algoritmo per fini suoi politici mi viene da dire che non è un mondo sempre così trasparente. Così come spesso dietro ad esse c’è una volontà di farne fare un uso eccessivo o comunque non prettamente giusto. Questo però non ci impedisce di provarli ad usare nel modo in cui lo riteniamo corretto.

Granelli di sale

Tornando al discorso delle ansie voi un brano lo chiudete dicendo che alla fine siamo solo granelli di sale, ma pensarsi piccoli all’interno di un universo gigantesco aiuta veramente a spostare un po’ le proprie paure oppure anche questo pensiero alla fine rimane sospeso e non si rivela utile?

Giulia: in questo caso la frase è venuta fuori in un momento di grande fatica. Spesso ci ritroviamo a costruirci castelli mentali, preoccupazioni, ansie, paranoie, anche magari legati ai social ed al fatto che ci sentiamo in dovere di postare continuamente per l’engagement, secondo me è utile per ridimensionare e ritrovare il punto focale. Postare è importante, sì, ma facciamo un passo indietro e rendiamoci conto che oggi è una bella giornata, stiamo bene, stiamo facendo musica che è quello che ci piace fare.

Francesco: sì mettere in relazione per capire l’importanza di qualcosa

Giulia: alla fine siamo solo una piccola parte di questo gigante universo e quindi non possiamo passare tutto il tempo a preoccuparci. Poi sicuramente c’è anche il punto di vista per cui essere semplicemente dei piccoli granelli ci fa sentire insignificanti.

Ora

Il titolo Ora, che è molto bello e molto esplicito, volevo chiedervi quando vi è venuto in mente e quando avete deciso che sarebbe stato quello il titolo giusto?

Francesco: il titolo è nato alla fine della scrittura dell’album durante una chiacchiera tra me e Giulia in cui abbiamo ragionato quali fossero i temi centrali che avevamo portato avanti in tutte le canzoni. Ci siamo resi conto che quello che lo faceva meglio era il tema del tempo, di come esso ci sfugge e di come non ci basta mai, di come guardiamo al passato con nostalgia o al futuro e di come non vediamo l’ora che succeda. Il tema del tempo per noi condensava bene il fatto di dover tornare a viverci quello che stiamo facendo nel miglior modo possibile, questo momento che è inafferrabile ma che non è facile. Anche a noi piace e crediamo che abbia centrato nel segno

Tempo

Voi appunto è parlate tanto di vulnerabilità, la vostra principale è il tempo o sentite di averne una ancora più grande?

Giulia: sicuramente il tempo la sento come una cosa che ci sfugge sempre e a cui non riusciamo ad aggrapparci, per cui forse questa è la vulnerabilità centrale. Un’altra è sicuramente il fatto di essere musicisti indipendenti in una industria che va in un’altra direzione. Però noi vogliamo comunque stare qua in prima linea e provare a trovare una nostra dimensione

Francesco: che poi il risvolto positivo della vulnerabilità, perché credere di essere invincibili ci porta soltanto a farci male, mentre riconoscere di essere vulnerabili ma di andare avanti comunque credo che sia un modo sano per affrontare le proprie difficoltà o comunque mandare avanti un proprio percorso. Per cui la vulnerabilità secondo noi non è per forza negativa ma è qualcosa che bisogna riconoscere e con cui bisogna convivere positivamente

Giulia: anzi per tanti anni non è stata riconosciuta dalla società e dopo la pandemia hanno iniziato a darle maggiore luce

Superficialità

Prestate molta attenzione ai vostri testi e cercate anche di sviscerare alcune tematiche importanti. Come si esercita la propensione a non essere più tanto superficiali in una società che tende a rimanere invece sull’approssimativo?

Francesco: non saprei dirti come si esercita, per quanto mi riguarda è una questione istintiva: mi piace perdermi in viaggi mentali e pensieri. Mi va sentire meglio quando lo faccio e quando non vivo troppo sulla superficie delle cose e sull’apparenza

Chiara: sì è anche un po’ una terapia diciamo: i nostri pezzi sono anche un po’ una luce che ci aiuta a capire i nostri problemi e che ci fa quasi sempre trovare la soluzione ed il lato positivo delle cose. In questo modo qua si va un pochino più nel profondo per capire di che cosa vogliamo parlare e con che cosa ci vogliamo connettere.

Quindi un consiglio è quello di prendersi un po’ di tempo per starsene con la propria mente

Giulia: esatto

Futuri Live

Visto che il live è molto importante per voi, un palco che non avete ancora calcato e che sognate di fare prima o poi nella vita?

Giulia: a breve giro ci piacerebbe suonare a Milano e si sta progettando qualche data. Ci piacerebbe anche il Mi Ami

Francesco: beh anche qualche festival internazionale visto che stiamo sognando

Giulia: ah beh allora un bel Glastonbury ci vorrebbe ahah. Però per rimanere un pochino con i piedi per terra un bel giro in Italia

Francesco: sì qualche bel festival che per fortuna ci sono in estate, quindi speriamo di poterli fare

Sì poi devo dire che ho visto negli ultimi anni il Mi Ami lasciare spazio ad artisti che fanno il vostro genere musicale e che hanno anche il vostro stesso approccio alla musica

Giulia: decisamente, è una realtà che tende a proporre un qualcosa di un pochettino più diverso. Anche ”la prima estate” che è un bel festival che fanno qua vicino a noi, mi immagino noi suonare sulla spiaggia al tramonto molto bello

E a proposito di concerti la seconda data dei live potrete trovarla al seguente link: https://dice.fm/partner/dice/event/dkron6-lowtopic-palmaria-8th-mar-biko-milano-tickets?dice_id=4950967&dice_channel=web&dice_tags=organic&dice_campaign=DICE&dice_feature=mio_marketing&_branch_match_id=1408466830534389038&utm_source=web&utm_campaign=DICE&utm_medium=mio_marketing&_branch_referrer=H4sIAAAAAAAAA8soKSkottLXz8nMy9ZLyUxO1UvL1fdMMUxOS0w0Mk5KSrSvK0pNSy0qysxLj08qyi8vTi2ydc4oys9NBQC020iNOwAAAA%3D%3D

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