È il momento degli equity dell’Eurozona

DOPO I MASSIMI di metà febbraio, Wall Street, a causa delle guerre commerciali scatenate da Trump, è entrato in una...

Mar 31, 2025 - 06:32
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È il momento degli equity dell’Eurozona

DOPO I MASSIMI di metà febbraio, Wall Street, a causa delle guerre commerciali scatenate da Trump, è entrato in una fase di correzione. Resta una grande incognita sul futuro del mercato azionario americano, che teme il ritorno di fiamma dell’inflazione prodotto proprio dalle barriere doganali, e chi investe in equity sta guardando sempre di più all’Europa e alle sue principali Borse, da Londra a Madrid, da Francoforte a Milano. Il sentiment verso gli asset europei sta infatti cambiando, in parte, secondo Gianluca Ungari, Head of Hybrid Portfolio Management di Vontobel, a causa delle elezioni tedesche di fine febbraio. Tre anni dopo lo storico discorso di Olaf Scholz sul Zeitenwende, la posizione dell’Europa sulla spesa per la difesa e le infrastrutture si è evoluta. Inoltre, i primi due mesi di Trump hanno spinto i Paesi europei ad agire, rafforzando gli impegni per gli investimenti strategici.

La domanda chiave da porsi ora è: questo cambiamento di politica e sentiment potrebbe segnare una vera svolta per i mercati europei? La grande crisi finanziaria e la crisi del debito europeo hanno messo in luce una debolezza fondamentale dell’Eurozona: l’integrazione incompleta. Una limitazione fondamentale è stata la politica fiscale decentralizzata, che ne ha frenato il potenziale economico. La crisi del Covid ha segnato un piccolo passo verso il cambiamento con l’introduzione di un mercato obbligazionario governativo europeo. Tuttavia, avverte Ungari, l’assenza di una completa mutualizzazione del debito rimane un difetto strutturale. Questo divario ha fatto aumentare i premi di rischio per i Paesi periferici e ha limitato la crescita in tutta la regione.

La frammentazione rappresenta un altro ostacolo: il mercato interno dell’Eurozona rimane diviso in più giurisdizioni, rendendo più difficile per le aziende scalare in modo efficiente. E l’integrazione incompleta ha anche aggravato un’altra sfida: la debole produttività. Oltre alle sfide strutturali, l’Europa sta affrontando anche un altro ostacolo dal 2022: la crisi energetica. Tra agosto 2020 e 2022, i prezzi del gas naturale negli Usai sono saliti da 2 a 8 dollari per MMBtu. In Europa, sono passati da 2 a 85, riducendo la redditività aziendale. Con la Germania che allenta i vincoli fiscali e le politiche di Donald Trump che spingono i leader europei all’azione, le prospettive per l’Europa stanno cambiando.

In questo contesto quindi come deve posizionarsi un investitore? "Considerata la recente forte performance delle azioni europee, in particolare rispetto ai mercati statunitensi – risponde sempre l’Head of Hybrid Portfolio Management di Vontobel – preferiamo mantenere una view costruttiva a medio termine sugli asset ciclici europei attraverso una posizione di sovrappeso sull’euro piuttosto che sulle azioni, soprattutto nell’attuale contesto di mercato volatile. Inoltre, le notizie sui dazi reciproci potrebbero temporaneamente inasprire il sentiment e potrebbero impattare in modo sproporzionato sulle azioni, il che, per il momento, ci impedisce di assumere una posizione molto positiva sull’azionario europeo. Le valutazioni sono importanti e l’euro è attualmente sottovalutato di circa il 9% rispetto alla parità del potere d’acquisto".

La crescita degli Stati Uniti sta rallentando da livelli superiori alla norma mentre l’Eurozona si sta riprendendo da una crescita prossima allo zero nella prima metà dell’anno scorso, creando un ambiente più favorevole per la valuta. Per questo, nonostante le sfide permangano, la direzione è positiva e fornisce, conclude Ungari, "una solida base per la crescita e una prospettiva costruttiva a medio termine per le azioni europee".