Draghi: un dottore che fa prognosi buone, e cure inutili. I Paesi europei avrebbero bisogno dei Trump

Nel suo articolo su FT Draghi predica bene, ma sbaglia la cura, ingorando che l?europa non sono gli USA, come giustamente nota Litutti su Startmag. Il problema è che Draghi è parte del problema, e non pul esserne una soluzione L'articolo Draghi: un dottore che fa prognosi buone, e cure inutili. I Paesi europei avrebbero bisogno dei Trump proviene da Scenari Economici.

Feb 16, 2025 - 14:52
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Draghi: un dottore che fa prognosi buone, e cure inutili. I Paesi europei avrebbero bisogno dei Trump

Mario Draghi, da quando ha lasciato gli incarichi istituzionali, sembra aver scoperto l’acqua calda, e continua a ripeterlo, senza comprendere però quale sia la causa del bollore,  come evidenzia l’articolo di Giuseppe Liturri su Startmag.

I suoi interventi, sempre più frequenti, si concentrano ora sui problemi strutturali dell’Unione Europea: eccessiva burocrazia, regolamentazione soffocante e una domanda interna anemica. Nell’editoriale sul Financial Times, Draghi invoca un «cambiamento radicale» nelle politiche economiche europee, denunciando come il mercato interno UE, un tempo fiore all’occhiello, stia perdendo pezzi a causa di un groviglio normativo che ostacola gli scambi interni più di quanto farebbero i dazi.

Liturri critica aspramente e giustamente questa tardiva presa di coscienza, sottolineando l’omissione cruciale di Draghi: il suo ruolo trentennale ai vertici delle istituzioni che hanno contribuito a creare questi stessi problemi. Da direttore generale del Tesoro a governatore della Banca d’Italia, da presidente della BCE a presidente del Consiglio italiano, Draghi ha avuto innumerevoli occasioni per intervenire e correggere le storture che oggi denuncia. Invece, come ricorda Liturri, spesso si è trovato “allineato e coperto”, se non addirittura in “prima linea sul fronte opposto”, come dimostra la controversa lettera dell’agosto 2011.

Produzione industriale Euro area

L’analisi di Draghi si sofferma sulle barriere interne, paragonate dal FMI a dazi elevatissimi, e sull’eccesso di regolamentazione che frena settori chiave come il digitale. Giustamente, Draghi evidenzia come sia diventato paradossalmente più facile commerciare con il resto del mondo che tra paesi UE, e come la debolezza della domanda interna europea, ai minimi tra le economie avanzate, sia un freno alla produttività. Arriva persino a riconoscere che le politiche di bilancio restrittive hanno contribuito a questo scenario, ammettendo implicitamente l’errore di aver perseguito l’austerità anziché la spesa pubblica espansiva adottata dagli Stati Uniti.

Le soluzioni proposte da Draghi – meno burocrazia, meno regole, più investimenti pubblici – appaiono quasi banali, “alla portata anche di qualche studente di economia nemmeno troppo sveglio”, ironizza Liturri, e soprattutto giungono tardive e prive di reale mordente politico. La “supercazzola” finale, secondo Liturri, è l’appello al «cambio di mentalità», quasi che la soluzione fosse un problema di atteggiamento psicologico e non di precise responsabilità politiche e scelte economiche. Eppure non si è mai sentito Draghi criticare le normative ambientali incredibilmente restrittive, complicate e penalizzanti create dalla Commissione. Mai una volta ha parlato contro le normative per le auto Euro 7, o contro il “Bilancio ESG”.Tutto quello che produceva il mondo burocratico di Bruxelles e dintorni è sempre andato dannatamente bene.

PIL comparati USA e Euro Area

Condividendo pienamente l’analisi critica di Liturri, si aggiunge un’aggravante: Draghi, pur diagnosticando correttamente alcuni mali dell’Europa, ignora la vera terapia radicale di cui il continente avrebbe bisogno. Non basta “cambiare mentalità” o limare qualche regolamento. L’Europa necessita di una figura capace di un taglio netto e drastico della burocrazia e delle normative asfissianti, sul modello di quanto sta avvenendo negli Stati Uniti e in Argentina, con riforme audaci che cancellino interi ministeri e blocchi amministrativi.

Ma questa soluzione, Draghi non può nemmeno evocarla, perché egli stesso è un prodotto e un garante di quel sistema burocratico che oggi timidamente critica. Del resto il suo articolo non è per caso su FT, il giornale che maggiormente protegge queste soluzioni burocratiche e calate dall’alto che sono il problema. . La sua “conversione” sulla via di Damasco appare quindi incompleta e, soprattutto, poco credibile, provenendo da chi ha incarnato per decenni le istituzioni che hanno generato i problemi che oggi lamenta.


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