Donzelli (Fratelli d’Italia): “Siamo autosufficienti. Non servono aiutini”

Il deputato: “L’aumento delle spese per la difesa è già nel programma”. E intanto centrodestra e centrosinistra bocciano la proposta di Calenda

Apr 1, 2025 - 08:40
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Donzelli (Fratelli d’Italia): “Siamo autosufficienti. Non servono aiutini”

Roma, 1 aprile 2025 – Azione è rimasta al centro, ma è più distante dal centrosinistra. Elly Schlein ora è gelida verso Carlo Calenda, anche se guida una di quelle forze che la segretaria Pd vuol «testardamente» unire in coalizione, per sfidare il centrodestra. "Deve decidere da che parte stare – dice Schlein – perché non si può stare con un piede in due scarpe”.

L’attrito è legato all’appello che Calenda ha rivolto ai riformisti, invitati a lasciare il Pd per dar vita a un nuovo partito moderato. E a quelle assonanze emerse al congresso fra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il leader di Azione. "Cara Schlein – risponde Calenda – noi stiamo al centro dove ci hanno messo gli elettori. Non andiamo dietro ai populisti filo putiniani e non ci asteniamo quando si tratta di Ucraina, riarmo europeo e difesa. Il resto è fuffa”. Anche da Forza Italia è arrivato un altolà a Calenda: “Se qualcuno vuole aggiungersi ben venga – sostiene il portavoce azzurro Raffaele Nevi –, ma noi non romperemo mai il centrodestra”.

Calenda fa nomi e cognomi dei destinatari Pd della sua chiamata: l’ex premier Paolo Gentiloni, gli eurodeputati Pina Picierno, Dario Nardella e Giorgio Gori e il senatore Filippo Sensi. All’appello non seguono adesioni. Anzi. “Non mi è mai passato per la mente anche il solo pensiero di lasciare il Pd”, risponde Nardella. Le sirene di una nuova forza di centro non ha sedotto nemmeno Picierno, che però qualche sassolino nella scarpa ce l’ha: nel Pd il "clima non è serenissimo”. E l’ex premier Gentiloni non commenta.

L’intervista a Giovanni Donzelli, deputato di Fratelli d’Italia. 

"Discutiamo, magari sembra animatamente, ma sui voti in Parlamento non c’è mai patema d’animo”.

Niente bisogno di aiutini da Azione?

"Ma figuriamoci. Siamo una maggioranza più che autosufficiente». Reduce da un giro elettorale in Campania, Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo di FdI, getta ettolitri di acqua sulle fiamme alzate dagli scontri quotidiani tra Forza Italia e Lega”.

La lite sul piano di riarmo di Ursula von der Leyen sembra più concreta e dura del solito.

"In Europa noi apparteniamo a famiglie diverse, con linee differenti. Ma in Italia abbiamo una posizione unica, comune, che è la difesa della sicurezza e dell’interesse nazionale. Il programma del centrodestra è molto chiaro sulla necessità di aumentare le risorse per la difesa. E vorrei far notare che Giorgia Meloni è riuscita a ottenere dei cambiamenti nel piano, a partire dal nome”.

Le obiezioni di Salvini sono radicali: non teme che bloccherà qualsiasi progetto

"Salvini dice che non verranno tolti soldi alla sanità, alle infrastrutture e noi siamo d’accordo. Lui dice che non devono andare soldati italiani in Ucraina, e anche su questo siamo d’accordo. Per noi se ne può parlare solo quando è raggiunta la pace, e sotto l’ombrello Onu”.

La Lega potrebbe porre condizioni sulle regole d’ingaggio.

"Valuteremo insieme come maggioranza e come Nazione. In realtà dietro quello che viene raccontato come uno scontro drammatico, c’è il tentativo della sinistra di alzare un polverone per nascondere le sue divisioni. Rispetto a noi, le opposizioni hanno una gestione della politica estera che assomiglia a una caricatura di un collettivo universitario”.

Sì, ma la linea unitaria si esige da chi governa. E a Palazzo Chigi siete voi.

"Per fortuna”.

Come sarà il piano di difesa italiano?

“Immaginiamo un piano ampio, che non serva solo a comprare armi, ma a fare investimenti per lo spazio, la cybersicurezza, la difesa dei cavi sottomarini, il pattugliamento dei nostri confini sia marittimi che terrestri. Un piano che sia anche una leva per il rilancio della nostra politica industriale: a comprare italiano non saremo solo noi, ma anche altri Stati".

Se non passa la proposta di Giorgetti di investimenti privati garantiti dall’Europa, come pensate di finanziare questo piano?

"È parte della trattativa che porta avanti Giorgia Meloni. La sinistra invece di tentare di indebolire la premier, cerchi di collaborare sulle grandi questioni come abbiamo fatto noi quando eravamo all’opposizione”.

Tra i punti di tensione con la Lega ci sono l’Autonomia e la pace fiscale. Farete entrambe entro la fine della legislatura?

"L’Autonomia è una delle riforme principali che il governo varerà entro la fine della legislatura. Quanto alla pace fiscale, vedremo se ci sono le risorse”.

Se la premier non riuscirà a convincere l’Europa a non ingaggiare una guerra dei dazi con gli Stati Uniti, l’Italia dovrebbe uniformarsi alla linea europea o dialogare per conto suo con Trump?

“È inutile elaborare periodi ipotetici del terzo tipo: è il momento di lavorare con la diplomazia. Di sicuro, uno scontro commerciale non serve né all’Europa né agli Stati Uniti”.

Come giudica la condanna di Marine Le Pen?

“Mi spaventa il fatto che ci sia una persona che i sondaggi danno in vantaggio per le presidenziali e che ora non potrà competere. Il suo avversario, Bayrou, ha detto che non ama le ingiustizie, ma io credo che il tema sia più ampio: sia cioè dare ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentati. La democrazia non deve avere limiti".

Vi presenterete con Azione alle regionali nelle Marche?

“Siamo sempre disponibili nei territori ad allargare il governo a chi si vuole aggiungere. Le Marche non sarebbero un debutto: in Basilicata Calenda sta in maggioranza".

Un centro sganciato dalla sinistra radicale cui mira Calenda è un possibile partner di governo?

“Non interessa né al centrodestra né a Calenda in questo momento questa ipotesi. La maggioranza va avanti come l’hanno votata gli italiani".