Bitcoin: a marzo la volatilità toccava i massimi da un anno

A marzo, Bitcoin ha vissuto un periodo di forti oscillazioni, registrando uno dei livelli di volatilità più elevati degli ultimi dodici mesi.

Apr 3, 2025 - 09:39
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Bitcoin: a marzo la volatilità toccava i massimi da un anno
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Nel mese di marzo, Bitcoin ha vissuto un periodo di forti oscillazioni, registrando uno dei livelli di volatilità più elevati degli ultimi dodici mesi. Complice un’improvvisa impennata del prezzo seguita da una brusca frenata, la criptovaluta più capitalizzata del mercato ha mostrato ancora una volta tutta la sua natura imprevedibile.

I numeri della volatilità di Bitcoin in crescita

La volatilità annualizzata a 30 giorni di Bitcoin ha raggiunto il 71,28% il 24 marzo, secondo i dati raccolti da Blockforce Capital, società di gestione patrimoniale specializzata in asset digitali. Si tratta del valore più alto registrato dal 14 aprile 2024, segno di un ritorno a una forte dinamicità dei prezzi dopo mesi di relativa calma.

A titolo di confronto, appena un mese prima, il 23 febbraio 2024, la stessa misura si attestava al 30,98%. In pratica, la volatilità si è più che raddoppiata in meno di trenta giorni, segnando un passaggio repentino da una fase di stabilità a una nuova ondata di imprevedibilità.

Un mese di saliscendi per il prezzo

Gli alti valori di volatilità non sono stati scollegati dall’andamento frenetico dei prezzi di Bitcoin a marzo. La criptovaluta ha inizialmente sfondato la soglia dei 94.000 dollari, toccando un nuovo picco. Tuttavia, nel giro di poche settimane, il valore è precipitato fino a sfiorare i 77.000 dollari, come indicato dai dati della piattaforma Coinbase su TradingView.

Queste forti fluttuazioni hanno inciso in modo diretto sulla percezione degli investitori e sui mercati, alimentando sia l’entusiasmo che le preoccupazioni. Il dato di volatilità annualizzata al 30 giorni si è quindi allineato alle dinamiche di mercato, riflettendo un contesto in cui i movimenti di prezzo hanno superato la norma abituale.

Uno scarto rispetto alla media storica

Il valore medio di volatilità annualizzata a 30 giorni per Bitcoin, su un periodo di oltre un decennio, si aggira intorno al 61,25%. Dunque, i livelli raggiunti a marzo — pari al 71,28% — rappresentano un’anomalia rispetto alla tendenza generale. Per quanto Bitcoin sia da sempre noto per la sua instabilità, un tale picco evidenzia una fase particolarmente intensa.

Il mese precedente, con un livello di volatilità al di sotto dei valori standard, sembrava indicare una momentanea fase di maturazione del mercato. Tuttavia, marzo ha riportato al centro dell’attenzione quel tratto distintivo che accompagna Bitcoin dalla sua nascita: la forte imprevedibilità.

Un comportamento coerente con la storia del Bitcoin

Gli osservatori del mercato sanno bene che questi scatti improvvisi non sono eventi isolati. Dalla sua creazione nel 2009, Bitcoin ha attraversato numerosi cicli di bull market e bear market, contraddistinti da variazioni di prezzo anche superiori al 50% in brevi finestre temporali. La volatilità è, in effetti, parte integrante della sua natura e ha contribuito nel tempo sia alla sua fama globale sia alle numerose critiche.

Marzo si è quindi inserito perfettamente nella tendenza storica del Bitcoin a muoversi con ampie escursioni di prezzo. Se da un lato questa caratteristica ha garantito allettanti opportunità di guadagno, dall’altro ha rappresentato un serio deterrente per molti investitori più avversi al rischio.

Bitcoin: la doppia faccia della volatilità

La natura fortemente volatile del Bitcoin è stata sia una benedizione che una maledizione. Ha offerto, nel corso degli anni, rendimenti strabilianti agli investitori più temerari e visionari. Al tempo stesso, ha suscitato perplessità tra analisti e istituzioni, proprio per la mancanza di stabilità richiesta a un bene rifugio o a una valuta alternativa credibile.

Il caso del mese di marzo 2024 riflette bene questo paradosso. Da un lato, gli aumenti improvvisi di prezzo hanno attratto nuovi operatori e alimentato l’interesse mediatico. Dall’altro, il crollo successivo ha riaperto il dibattito sulla reale sostenibilità di un asset così imprevedibile.

Uno strumento da conoscere a fondo

Per gli investitori e gli operatori professionali, monitorare gli indicatori come la volatilità annualizzata a 30 giorni è fondamentale. Questi strumenti offrono una chiara panoramica del livello di rischio associato alla gestione di posizioni in criptovalute.

In particolare, la rapida accelerazione della volatilità in marzo segnala quanto sia ancora difficile fare previsioni attendibili sulle dinamiche del prezzo di Bitcoin, anche in fasi di apparente stabilità.

Lezioni dal mercato

L’esperienza di marzo dimostra, una volta di più, che il mercato delle criptovalute non perde mai la sua capacità di sorprendere. Fa parte della sua evoluzione naturale, ancora lontana dalla piena maturità, e ogni fase di alta volatilità rappresenta sia un’opportunità che un rischio concreto. Investire in Bitcoin significa mettere in conto eventuali ribaltoni, anche in archi temporali molto brevi.

In sintesi, le oscillazioni di marzo non sono state un semplice episodio, ma l’ennesima dimostrazione del DNA volatile e potenzialmente esplosivo del primo e più famoso tra gli asset digitali. Per chi crede nella sua missione a lungo termine, si tratta di un altro passaggio nel percorso di crescita. Per chi resta scettico, un invito alla prudenza. Ma per chiunque si avvicini a Bitcoin, è chiaro che la parola d’ordine rimane sempre la stessa: prepararsi all’imprevisto.