Altro che etico! Lavoro abusivo e distruzione ambientale, il lato oscuro del caffè certificato di Starbucks e Nestlé

Ti sei mai chiesto cosa ci sia dietro al caffè Nestlé e Starbucks che ogni giorno gusti da questa parte del mondo? Lo svela una nuova indagine e i fatti sono chiari: lì dietro c’è la dura realtà vissuta dai piccoli produttori di caffè, soprattutto nelle montagne del Chiapas e di Veracruz, in Messico. Sono...

Mar 24, 2025 - 12:33
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Altro che etico! Lavoro abusivo e distruzione ambientale, il lato oscuro del caffè certificato di Starbucks e Nestlé

Ti sei mai chiesto cosa ci sia dietro al caffè Nestlé e Starbucks che ogni giorno gusti da questa parte del mondo? Lo svela una nuova indagine e i fatti sono chiari: lì dietro c’è la dura realtà vissuta dai piccoli produttori di caffè, soprattutto nelle montagne del Chiapas e di Veracruz, in Messico.

Sono loro, i coltivatori di caffè, per lo più appartenenti a popolazioni indigene, che sostengono nel vero senso della parola le filiere di queste aziende e che subiscono pratiche opache, violazioni dei diritti umani e una sistematica emarginazione che perpetua la povertà nelle comunità rurali.

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Queste sono alcune delle conclusioni della ricerca Exploitation and opacity: the hidden reality of Mexican coffee in the supply chains di Nestlé e Starbucks, prodotta da Empower, in collaborazione con Coffee Watch e il Project for Economic, Social and Cultural Rights, A.C. (ProDESC).

L’indagine

Nelle montagne del Chiapas e di Veracruz, dove prospera il caffè messicano, si trova una dura realtà che i consumatori di Nestlé e Starbucks non vedono mai nelle loro costose tazze di caffè – si legge nel rapporto.

Questo rapporto di ricerca rivela come Nestlé e Starbucks, attraverso intermediari discutibili e pratiche di certificazione, abbiano costruito un modello che dà priorità ai profitti aziendali e al controllo sul benessere dei piccoli produttori che sostengono le loro catene di approvvigionamento, lavorando a stretto contatto con i ministeri e le agenzie del governo messicano.

C’è da chiarire, infatti, che né Nestlé né Starbucks acquistano direttamente dai produttori, ma si rivolgono a commercianti come la svizzera ECOM Agroindustrial Corp. Limited (ECOM), la tedesca Neumann Kaffee Gruppe (NKG) e la olandese Louis Dreyfus Company B.V. (LDC), che, attraverso le loro filiali nel Paese, acquistano direttamente dai piccoli agricoltori.

Il prezzo del caffè è fissato da Nestlé e Starbucks in base alla domanda e all’offerta del prodotto. A loro volta, gli accaparratori controllano l’acquisto diretto con i coltivatori di caffè, il che consente loro di influenzare i prezzi e le condizioni di acquisto, “generalmente a scapito dei piccoli produttori”, afferma il rapporto. Questi ultimi sono l’anello più vulnerabile della catena, in quanto sono costretti a rendere il loro prodotto più economico.

I risultati chiave:

  • i coltivatori di caffè nella catena di approvvigionamento sono intrappolati in pratiche di lavoro abusive, un ciclo di debiti e un’emarginazione sistemica e un numero sproporzionato sono indigeni
  • Starbucks ha usato il suo peso economico per dividere le organizzazioni contadine che tradizionalmente negoziavano per migliori condizioni collettive. Alla fine, questo ha un impatto sull’autonomia degli agricoltori e li ha costretti a condizioni commerciali sfavorevoli
  • i contadini che protestavano contro le pratiche sleali nella catena di approvvigionamento del caffè sono stati violentemente repressi a Veracruz, in Messico, con molti manifestanti ingiustamente condannati al carcere senza un processo equo. Le proteste sono state represse sia dalle forze di polizia locali che da civili armati assoldati da uno degli importatori di Starbucks
  • le certificazioni private, come la 4C di Nestlé e la C.A.F.E. di Starbucks, promuovono una facciata di sostenibilità e protezione dei diritti umani, sfruttando al contempo i loro produttori e distruggendo l’ambiente, come evidenziato dalla documentata perdita di copertura arborea per il caffè in Messico

coltivazioni caffè

Le società di commercio del caffè spesso fissano tassi di acquisto che sono significativamente inferiori a coprire i costi di produzione, esacerbando la vulnerabilità economica dei piccoli produttori di caffè.

I legami con le istituzioni governative in Messico

Il rapporto sostiene che Nestlé e Starbucks sono in grado di mantenere questo sistema attraverso stretti legami con le istituzioni governative e che sostanzialmente le aziende produttrici di caffè sfruttano queste dinamiche per assicurarsi di poter continuare a pagare prezzi bassi e influenzare la qualità e la varietà del caffè coltivato.

Questo rapporto rivela abusi che richiedono un’indagine urgente da parte delle nuove autorità messicane e, in alcuni casi, dovrebbe servire da monito per le autorità dei paesi consumatori di caffè come la Francia e la Germania, dove sono in vigore nuove leggi sulla responsabilità aziendale. Se le autorità confermeranno le nostre scoperte, allora Nestlé e Starbucks dovrebbero essere ritenute responsabili delle loro pratiche – dice Etelle Higonnet, direttore esecutivo dell’ONG Coffee Watch. Inoltre, dovremmo chiudere i sistemi di certificazione che bloccano i coltivatori di caffè nella povertà estrema e che chiudono un occhio su gravi violazioni dei diritti umani.

produttori caffè

L’ipocrisia dei giganti del caffè

Il rapporto mostra dunque come le catene di approvvigionamento del caffè Nestlé e Starbucks causino non solo danni ambientali, ma perpetuino violazioni dei diritti umani. La coltivazione del caffè è la sesta causa di deforestazione a livello globale e nel rapporto si evidenzia come le pratiche di caffè distruttive per l’ambiente stiano facendo avanzare la perdita di copertura arborea in tutto il Messico. Eppure, sia Nestlé che Starbucks promuovono la responsabilità sociale e le pratiche di sostenibilità della loro catena di approvvigionamento globale.

Ad esempio, Starbucks si è pubblicamente affermata come leader nell’approvvigionamento etico di caffè e tè, anche sviluppando la propria serie di “Coffee and Farmer Equity (C.A.F.E.) Practices“, che include requisiti per i fornitori di caffè Starbucks per dimostrare la leadership ambientale e la protezione delle persone che lavorano nelle piantagioni di caffè, compresi gli standard salariali e un “ambiente di lavoro sicuro, equo e umano”.

Starbucks, da parte sua, si è posizionata come leader delle vendite globali attraverso le sue caffetterie, coltivando un’immagine di impegno per la sostenibilità, la tracciabilità della catena di approvvigionamento e il sostegno ai produttori – si legge nel rapporto. Tuttavia, la realtà dietro questa facciata racconta una storia diversa. Il controllo aziendale sulla produzione, sui prezzi, sulle certificazioni e persino sulle politiche sociali mina le promesse che Starbucks fa ai consumatori.

Nestlé utilizza la certificazione Common Code of the Coffee Community (4C), che dovrebbe garantire che la coltivazione del caffè non contribuisca alla deforestazione o che i diritti umani e del lavoro siano rispettati. Le indagini dimostrano che questo standard potrebbe non avere sufficiente indipendenza e favorire le aziende. Nestlé promuove anche una forte pratica di sostenibilità sul suo sito web, tra cui l’impegno per la protezione della natura, pratiche commerciali etiche, la cura delle comunità e un piano d’azione per i diritti umani.

Alla fine del 2024, l’amministratore delegato di Starbucks, Brian Niccol, ha guadagnato ben 96 milioni di dollari in soli quattro mesi, mentre l’amministratore delegato di Nestlé Laurent Freixe guadagna oltre 12 milioni di dollari all’anno. Eppure i lavoratori messicani che coltivano caffè Starbucks e Nestlé sono pagati in media 106 dollari al mese, sotto la soglia di povertà.

QUI trovi il rapporto completo.

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