Agenzia delle Entrate, 1.300 miliardi di debiti: le rottamazioni aiutano i “furbetti”

1300 miliardi di crediti fiscali restano bloccati mentre il fisco inciampa su una quinta rottamazione che piace alla Lega ma viene demolita da Mef, Corte dei Conti e Ufficio di bilancio

Mar 27, 2025 - 10:14
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Agenzia delle Entrate, 1.300 miliardi di debiti: le rottamazioni aiutano i “furbetti”

C’è un pozzo senza fondo che da anni divora ogni tentativo di mettere ordine nei conti pubblici: si chiama magazzino fiscale e oggi sfiora quota 1.300 miliardi di euro. Una massa inerte di cartelle, avvisi, addebiti mai riscossi che ha trasformato l’Agenzia delle Entrate Riscossione in un archivista più che in un esattore. Ogni proposta di condono, rottamazione o sconto mascherato è stata accolta con il solito copione: promessa di ripartenza, incassi deludenti, effetto boomerang sui contribuenti onesti.

Ora la Lega prova a rilanciare con l’ennesima rottamazione, la quinta, ma trova davanti a sé il gelo delle istituzioni tecniche. Corte dei Conti, Ufficio parlamentare di bilancio e perfino il Mef alzano le mani: così si produce solo l’illusione del recupero.

Debiti fiscali accumulati, una zavorra da oltre 1.200 miliardi

L’ingranaggio arrugginito della riscossione fa acqua da tutte le parti. Durante le audizioni in commissione Finanze al Senato, è emerso che dal 2000 al 2024 sono stati affidati all’Agenzia delle Entrate più di 1.870 miliardi di euro. Di questi, ben oltre 1.270 miliardi si sono trasformati in una palude fiscale, mai bonificata.

Solo 180 miliardi sono stati effettivamente recuperati. Altri 421 miliardi sono stati annullati o sgravati. Restano in piedi più di 290 milioni di posizioni ancora aperte, che corrispondono a circa 173 milioni di atti esecutivi tra cartelle, avvisi e accertamenti.

I destinatari sono oltre 21 milioni di cittadini o imprese. Una buona parte di queste somme è destinata a restare sulla carta: secondo i dati aggiornati, 537 miliardi rientrano nella categoria di crediti ormai fuori portata, legati a soggetti deceduti, falliti, nullatenenti o già colpiti da provvedimenti cautelari. Peggio di noi, solo chi ha dovuto imparare a fare i conti con default e troika.

Sanatorie fiscali, il cortocircuito della rottamazione

Una delle principali cause individuate per questa situazione è il ripetersi di strumenti agevolativi: condoni, sanatorie, rottamazioni, cancellazioni e dilazioni che negli anni hanno alimentato l’idea che non pagare convenga. “L’accrescersi dei fenomeni di inadempimento, potenzialmente alimentati dalle ripetute rottamazioni, annullamenti, stralci e dilazioni, rafforzano le aspettative di futuri abbattimenti o cancellazioni o rateazioni”, avverte la Corte dei Conti.

Rottamazione quinquies, futuro molto incerto e polemiche

La proposta attualmente all’esame prevede una nuova forma di dilazione su dieci anni anche per i debiti già oggetto di altre sanatorie. Il direttore delle Finanze del Mef, Giovanni Spalletta, non ha nascosto le sue perplessità: “Comportano inevitabili riflessi sui conti pubblici”. Secondo l’Upb, questa strategia alimenta l’attesa di ulteriori agevolazioni e penalizza la riscossione ordinaria e il gettito spontaneo.

L’indagine della commissione Finanze, che la Lega sperava potesse rafforzare la proposta della nuova rottamazione Quinquies, ha invece messo in luce un vasto fronte critico. I rilievi più duri sono arrivati da Corte dei Conti e Ufficio parlamentare di bilancio, che hanno definito fallimentari le precedenti sanatorie. Secondo gli esperti, il moltiplicarsi degli strumenti agevolativi ha ridotto la propensione a saldare i debiti spontaneamente, generando un danno diretto per l’erario.

Rottamazioni e squilibri nel sistema tributario

Critiche severe sono arrivate anche da Valeria De Bonis (Upb), che ha messo in discussione l’equità dell’impianto: senza una selezione basata sulla capacità contributiva, chi ottiene benefici da condoni e stralci non è detto che sia più in difficoltà rispetto a chi paga regolarmente.

Anche la durata della nuova rateazione, 120 mensilità uguali, è considerata eccessiva: una misura che rischia di alimentare la tendenza a versare poche rate per poi sparire. De Bonis ha inoltre evidenziato come il magazzino sia composto in gran parte da debiti inferiori ai 1.000 euro, prevalentemente intestati a persone fisiche. Fattori che, combinati con tempistiche lente e strumenti di riscossione inefficaci, ostacolano il recupero.

Riscossione fiscale e illusioni perduranti

Il responsabile della commissione istituita per trovare soluzioni strutturali, Roberto Benedetti, ha ammesso le difficoltà a ottenere informazioni di dettaglio dall’Agenzia. L’idea di riorganizzare il recupero dei crediti per codice fiscale e in base alla probabilità di incasso è stata recepita in via teorica, ma non ancora resa operativa.

Intanto, le rottamazioni si accumulano, gli incassi rallentano e il magazzino si gonfia. Spalletta ha suggerito di introdurre una differenziazione nel numero di rate, parametrata all’importo del debito, e di omogeneizzare i criteri per evitare disparità tra contribuenti. Anche la Corte dei Conti, attraverso le parole di Enrico Flaccadoro, ha ribadito la necessità di rafforzare gli strumenti legali a disposizione della riscossione, anziché reiterare misure temporanee che alimentano l’illusione di ulteriori condoni.