Mps torna investment grade, Dbrs promuove il rating
Dopo anni di “purgatorio”, i titoli obbligazionari di Mps tornano degni di essere considerati di buona affidabilità. La promozione a “investment grade” è arrivata ieri dall’agenzia di rating Dbrs-Morningstar, che ha alzato il giudizio sul merito di credito di Siena di una tacca da ’Bb high’ a ’Bbb low’, lasciando invariata la ’prospettiva positiva’, in […] L'articolo Mps torna investment grade, Dbrs promuove il rating proviene da Iusletter.

Dopo anni di “purgatorio”, i titoli obbligazionari di Mps tornano degni di essere considerati di buona affidabilità. La promozione a “investment grade” è arrivata ieri dall’agenzia di rating Dbrs-Morningstar, che ha alzato il giudizio sul merito di credito di Siena di una tacca da ’Bb high’ a ’Bbb low’, lasciando invariata la ’prospettiva positiva’, in vista quindi di un possibile ulteriore miglioramento. Il giudizio “investment grade” è un indicatore della qualità creditizia ed è un termometro importante dell’affidabilità di uno strumento finanziario. Nel caso di Mps, banca considerata a lungo “il grande malato” del sistema bancario italiano, si tratta di un importante riconoscimento del lavoro di risanamento avviato in questi anni di cura culminati sotto la guida del ceo Luigi Lovaglio e del board presieduto da Nicola Maione. «La migliorata generazione di capitale di Mps e la solida riserva di capitale assicurano alla banca una maggior flessibilità finanziaria per far fronte a un potenziale deterioramento dell’ambiente economico e giocano un ruolo attivo nel processo di consolidamento in corso del sistema bancario italiano attraverso potenziali acquisizioni», spiega l’agenzia di rating in una nota.
La banca intanto si prepara all’assemblea del 17 aprile, quando dovrà approvare l’aumento di capitale a servizio dell’offerta su Mediobanca. In vista dell’appuntamento societario, che sarà un test importante per sondare l’umore del mercato sull’Ops su piazzetta Cuccia, la battaglia si sposta sugli umori dell’azionariato. In questo quadro, un peso non banale lo hanno i proxy advisor, che hanno il compito di suggerire agli investitori cosa votare nelle assemblee delle società quotate. La novità di ieri è che Glass Lewis ha raccomandato agli azionisti di Mps di sostenere l’Ops su Mediobanca votando a favore dell’aumento di capitale a servizio dell’aumento. «Riconosciamo prontamente che la proposta di combinazione di Mediobanca con Mps comporta rischi di esecuzione identificabili, in particolare in termini di integrazione culturale e potenziale interruzione del franchising di Mediobanca», sottolineano gli analisti della società di consulenza. Tuttavia, sebbene ciò rappresenti «una sfida relativamente unica» nel contesto delle fusioni bancarie, «riteniamo che queste preoccupazioni siano gestibili con un’esecuzione disciplinata».
Nel complesso, Glass Lewis dà fiducia a Mps perchè ritiene «abbia presentato una motivazione strategica e finanziaria coerente per giustificare il proseguimento dei suoi sforzi per acquisire Mediobanca». Anche perché l’operazione «creerebbe un gruppo bancario italiano più diversificato con rilevanza nazionale nel settore retail e commercial banking, wealth management, consumer finance e investment banking a basso impiego di capitale». Secondo il proxy advisor, i rischi dell’integrazione «sono gestibili con una esecuzione disciplinata» mentre «il track record relativamente positivo» dell’ad Luigi Lovaglio in tema di fusioni «aiuta a mitigare almeno alcuni di questi rischi». Inoltre, «il modello di integrazione» proposto dalla banca presieduta da Nicola Maione è «incentrato sul mantenimento dell’autonomia del marchio» Mediobanca e «appare pragmatico e ideato per limitare disgregazione» di ricavi.
La valutazione di Glass Lewis controbilancia così quella di segno opposto arrivata nei giorni scorsi dall’altro proxy advisor di peso, Iss, che si era schierato contro l’operazione. Una presa di posizione a cui Mps aveva ribattuto subito duramente, definendola «inaccurata e incompleta»: «Riteniamo che Iss abbia trascurato alcuni elementi chiave nel formulare questa raccomandazione». Ieri Iss ha dovuto rettificare quanto scritto a proposito dei rischi legali: la vicenda giudiziaria dell’ex ceo Giuseppe Mussari e dei derivati, citata nel report come rischio sulla banca, è stata infatti definitivamente archiviata in Corte di Cassazione a febbraio. Un giudizio in favore della banca che è stato riconosciuto da Iss.
Mps torna investment grade, Dbrs promuove il ratingLuca Davi
Dopo anni di “purgatorio”, i titoli obbligazionari di Mps tornano degni di essere considerati di buona affidabilità. La promozione a “investment grade” è arrivata ieri dall’agenzia di rating Dbrs-Morningstar, che ha alzato il giudizio sul merito di credito di Siena di una tacca da ’Bb high’ a ’Bbb low’, lasciando invariata la ’prospettiva positiva’, in vista quindi di un possibile ulteriore miglioramento. Il giudizio “investment grade” è un indicatore della qualità creditizia ed è un termometro importante dell’affidabilità di uno strumento finanziario. Nel caso di Mps, banca considerata a lungo “il grande malato” del sistema bancario italiano, si tratta di un importante riconoscimento del lavoro di risanamento avviato in questi anni di cura culminati sotto la guida del ceo Luigi Lovaglio e del board presieduto da Nicola Maione. «La migliorata generazione di capitale di Mps e la solida riserva di capitale assicurano alla banca una maggior flessibilità finanziaria per far fronte a un potenziale deterioramento dell’ambiente economico e giocano un ruolo attivo nel processo di consolidamento in corso del sistema bancario italiano attraverso potenziali acquisizioni», spiega l’agenzia di rating in una nota.
La banca intanto si prepara all’assemblea del 17 aprile, quando dovrà approvare l’aumento di capitale a servizio dell’offerta su Mediobanca. In vista dell’appuntamento societario, che sarà un test importante per sondare l’umore del mercato sull’Ops su piazzetta Cuccia, la battaglia si sposta sugli umori dell’azionariato. In questo quadro, un peso non banale lo hanno i proxy advisor, che hanno il compito di suggerire agli investitori cosa votare nelle assemblee delle società quotate. La novità di ieri è che Glass Lewis ha raccomandato agli azionisti di Mps di sostenere l’Ops su Mediobanca votando a favore dell’aumento di capitale a servizio dell’aumento. «Riconosciamo prontamente che la proposta di combinazione di Mediobanca con Mps comporta rischi di esecuzione identificabili, in particolare in termini di integrazione culturale e potenziale interruzione del franchising di Mediobanca», sottolineano gli analisti della società di consulenza. Tuttavia, sebbene ciò rappresenti «una sfida relativamente unica» nel contesto delle fusioni bancarie, «riteniamo che queste preoccupazioni siano gestibili con un’esecuzione disciplinata».
Nel complesso, Glass Lewis dà fiducia a Mps perchè ritiene «abbia presentato una motivazione strategica e finanziaria coerente per giustificare il proseguimento dei suoi sforzi per acquisire Mediobanca». Anche perché l’operazione «creerebbe un gruppo bancario italiano più diversificato con rilevanza nazionale nel settore retail e commercial banking, wealth management, consumer finance e investment banking a basso impiego di capitale». Secondo il proxy advisor, i rischi dell’integrazione «sono gestibili con una esecuzione disciplinata» mentre «il track record relativamente positivo» dell’ad Luigi Lovaglio in tema di fusioni «aiuta a mitigare almeno alcuni di questi rischi». Inoltre, «il modello di integrazione» proposto dalla banca presieduta da Nicola Maione è «incentrato sul mantenimento dell’autonomia del marchio» Mediobanca e «appare pragmatico e ideato per limitare disgregazione» di ricavi.
La valutazione di Glass Lewis controbilancia così quella di segno opposto arrivata nei giorni scorsi dall’altro proxy advisor di peso, Iss, che si era schierato contro l’operazione. Una presa di posizione a cui Mps aveva ribattuto subito duramente, definendola «inaccurata e incompleta»: «Riteniamo che Iss abbia trascurato alcuni elementi chiave nel formulare questa raccomandazione». Ieri Iss ha dovuto rettificare quanto scritto a proposito dei rischi legali: la vicenda giudiziaria dell’ex ceo Giuseppe Mussari e dei derivati, citata nel report come rischio sulla banca, è stata infatti definitivamente archiviata in Corte di Cassazione a febbraio. Un giudizio in favore della banca che è stato riconosciuto da Iss.
Il giudizio opposto dei due proxy advisor sull’operazione Mps-Mediobanca è segnaletico del clima di tensione che si respira attorno all’Ops lanciata da Siena su piazzetta Cuccia. Prima del lancio dell’operazione, un banco di prova di rilievo, come detto, sarà rappresentato dall’esito del voto assembleare del 17 aprile, in cui almeno il 66% del capitale senese presente dovrà dare l’assenso all’aumento. Maggiore sarà il riscontro finale raccolto dal board, tanto più solida sarà la posizione con cui Mps si presenterà poi sul mercato in sede di Ops. Per ora la banca senese può ragionevolmente contare su un blocco formato dai grandi azionisti, che si sono espressi a favore dell’incremento patrimoniale: si tratta del Tesoro (11,7%) Delfin (9,8%), Francesco Gaetano Caltagirone (8% circa), che insieme mettono il 30% circa. A questi vanno aggiunti Anima (4%) e il suo azionista di peso BancoBpm (5%), che pur avendo tenuto fino ad oggi le carte coperte, prevedibilmente si allineeranno alle mosse del Mef, così come le Fondazioni, che valgono circa il 2% del capitale di Siena. Se un 41-42% circa del capitale è insomma in cassaforte, la sfida per Mps ora è convincere almeno parte del restante azionariato: convincere un 10% del capitale è indispensabile per blindare i due terzi del capitale a fronte di un’affluenza stimata attorno al 70-75%, ma dalle parti di Siena l’obiettivo è portare a casa il voto favorevole del 20% di un azionariato molto diffuso, così da rendere ben più rotondo il risultato finale.
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