Tax free shopping, tutte le coccole di Santanchè a Global Blue
Chi è che beneficia, davvero, del Tax free shopping in Italia? La lettera di Arturo Aletti dopo un articolo odierno del Sole 24 ore sui dati del colosso Global Blue che entusiasmano il governo e il ministro Santanchè

Chi è che beneficia, davvero, del Tax free shopping in Italia? La lettera di Arturo Aletti dopo un articolo odierno del Sole 24 ore sui dati del colosso Global Blue che entusiasmano il governo e il ministro Santanchè
Caro direttore,
il governo ha disperato bisogno, in questo momento, di fare propaganda sulla bontà dei provvedimenti approvati. Soprattutto ne ha bisogno la ministra del Turismo Santanchè per dimostrare che, al di la delle vicende giudiziarie in cui è coinvolta, ha operato bene nella funzione assegnatale.
A proposito, viene in soccorso quanto dichiarato ieri alla stampa dal principale operatore di rimborso ai turisti che fanno shopping con diritto al Tax Free. Leggo in un articolo del Sole 24 Ore quanto segue:
Turisti tax free, Italia leader Ue grazie agli americani. L’abbassamento della soglia di spesa introdotto dalla legge di Bilancio 2024 ha portato mezzo milione di clienti in più, con un aumento del 44% delle transazioni e un +5% nel valore della spesa.
Mi chiedo: mezzo milione di clienti in più per chi?
La risposta non può che essere: per l’operatore di rimborso, il quale, contro un’IVA prevalente 22%, che lo Stato rinuncia a incassare, rimborsa il 12-13%.
Lo dimostra il fatto che le transazioni sono aumentate del 44%, mentre la spesa solo del 5%. E non potrebbe essere diversamente, visto che il vantaggio di recuperare il 12% su spese tra i 70 e i 155 € non pare determinante per il turista che intende acquistare qualcosa di suo gradimento durante il viaggio in Italia.
Si tratta quindi di aver fatto diventare Tax Free acquisti che in precedenza avvenivano ugualmente anche senza il rimborso.
Un bel regalo, dunque, non già per attrarre più turisti a comprare in Italia, ma sicuramente a favore degli operatori di rimborso con i loro margini d’affari. Una vera pacchia soprattutto per l’operatore dominante, i cui azionisti americani (e cinesi) stanno concludendo una cessione di quote da 2,5 miliardi di dollari.
Ben diverso sarebbe lo scenario se, oltre alla diminuzione della soglia di acquisto, un ministro competente avesse disposto, prima che in altri paesi nostri concorrenti nell’attrarre turisti, un aumento dei rimborsi effettivi a favore dei turisti, rendendo di fatto l’Italia destinazione più conveniente per lo shopping detassato. Allora sì che si potrebbe assistere ad un travaso di turisti più attratti a fare shopping in Italia che non in Francia, o in Spagna, o in altri paesi, con effettivo beneficio per economia e occupazione sul territorio tutto, dato che lo shopping detassato è export a valore aggiunto massimo.
Ma si sa: quando i decisori pubblici soffrono di sostanziale incompetenza, consultano portatori d’interesse e associazioni di categoria cui sono associati, considerandoli come portatori esclusivi di competenze, finendo per attuare quanto costoro consigliano, invece di perseguire gli interessi dei turisti da attrarre. E i media, che non fanno analisi critica, si limitano a pubblicare dati comunicati in conferenze stampa o trasmessi da press-releases…
Un vero peccato, soprattutto in un momento in cui lo spettro dei dazi potrebbe fare la differenza in attrazione per i turisti provenienti dal paese che li dovesse introdurre.
Grazie per l’attenzione,