«Tutto quello che l’uomo immagina, prima o poi diventa una pagina del futuro» – Intervista a Chicoria
In occasione della release di Due Lettere Dopo, il nuovo album di Chicoria, abbiamo avuto l’occasione di scambiare qualche chiacchiera con lui, per parlare del disco, del futuro, dell’evoluzione dei mezzi di comunicazione e di tanto altro. Trovate la nostra intervista qui di seguito, buona lettura. Tutta la sincerità di Chicoria all’interno del nuovo disco e della nostra intervista Il tuo disco ritorna nella scena a quattro anni dal precedente, che era Servizio Funebre 2. Volevamo sapere qual è stata […] L'articolo «Tutto quello che l’uomo immagina, prima o poi diventa una pagina del futuro» – Intervista a Chicoria proviene da Rapologia.it.

In occasione della release di Due Lettere Dopo, il nuovo album di Chicoria, abbiamo avuto l’occasione di scambiare qualche chiacchiera con lui, per parlare del disco, del futuro, dell’evoluzione dei mezzi di comunicazione e di tanto altro. Trovate la nostra intervista qui di seguito, buona lettura.
Tutta la sincerità di Chicoria all’interno del nuovo disco e della nostra intervista
Il tuo disco ritorna nella scena a quattro anni dal precedente, che era Servizio Funebre 2. Volevamo sapere qual è stata la genesi di questo album, quanto tempo ci hai dedicato, come e quando lo hai scritto, e se hai l’abitudine magari di registrare tante tracce poi selezionarne alcune per l’album o se è un progetto nato con questa identità dall’inizio alla fine.
«Normalmente faccio come hai detto tu. Faccio un tot di tracce poi scarto quelle che non mi vanno bene. Qui invece è stata proprio una cosa che io ho iniziato nel 2021 dopo Servizio Funebre 2. Un po’ di canzoni le ho scritte e registrate immediatamente sapendo che sarebbero state il fulcro di questa pubblicazione. Poi però purtroppo, per una serie varia di questi questioni, ho avuto un’interruzione. Soprattutto perché ho dovuto lavorare altri progetti differenti dal rap, differenti dalla musica, che erano gli incontri alle scuole, o la pittura, o comunque lavori riguardanti il mondo dell’arte grafica, produrre opere d’arte. Ho avuto difficoltà a starci dietro, per cui non è stata una scrittura consecutiva»
Quindi lo avevi lasciato in stand by?
«Ho fatto delle pause, sì.»
Questo disco è a tutti gli effetti il sequel di Lettere, che si era contraddistinto per essere un tuo disco particolarmente personale. Che cosa ti ha spinto dopo Servizio Funebre 2 (che era un disco piuttosto diverso come stile e concetti espressi) a tornare su questa tipologia di brani più intimi? Quanto incide magari il tuo mood personale o quello che stai affrontando nella scrittura di un disco?
«Ma non solo quello che sto passando io, è proprio quello che stiamo passando un po’ tutti, dal Covid fino a la guerra quasi imminente qui, nel cuore dell’Europa. Dal Covid a questo punto dove siamo arrivati noi, la vita ha proprio corso. Ci sono state delle innovazioni nella nostra vita quotidiana, cambiamenti radicali del nostro modo di vivere. In passato questi cambiamenti impiegavano decenni a realizzarsi. Pensa, che ne so, la differenza tra quando è uscita ChatGPT rispetto a ciò che è adesso l’IA. C’è stato un progresso velocissimo, in termini di performance. È inequivocabile che la vita sia cambiata totalmente, però ci sono delle cose che non cambiano mai, e forse avevo la necessità di comunicare a un determinato target di persone, oppure a delle persone che noto che non hanno conoscenza di determinati fenomeni. Persone che si informano da sorgenti totalmente sbagliate e quindi non capiscono. Io ci tengo a comunicare a questi a queste due fazioni di persone, ok? Chi è realmente “invorticato”, chi è realmente nel problema e chi è magari un po’ più grande e ha difficoltà di capire determinate dinamiche giovanili. E di vita»
Fai un po’ da “ponte”?
«Diciamo di si. Anche perché io come t’ho detto prima, per altre attività lavorative che faccio, vengo a contatto con tante tipologie di persone che prima, quando facevo solamente musica da strada, io non incontravo mai. Invece adesso, dopo tutto questo lavoro che ho fatto, mi vedono come un interlocutore serio. Da cui poter trarre informazioni»
Infatti era la prossima domanda che avevo scritto: questa tua esperienza che hai fatto nelle scuole, cosa ti ha lasciato e come pensi che possa proseguire? Continuerà così com’è o può evolvere in altro modo?
«Mi ha lasciato un’incredibile voglia di imparare. Vado nelle scuole per trasmettere le mie idee ai ragazzi, ma non è detto che io, in una giornata a scuola con loro non posso anche io imparare, perché la vita in effetti è un continuo imparare. Solamente chi non va al confronto non impara mai. Come pensi che si evolva, chiedevi… ormai da dieci anni che lo faccio, cioè è una realtà consolidata. Diverse entità istituzionali hanno riconosciuto questa cosa come realmente educazionale e motivazionale per i ragazzi. Quindi è una cosa che continuo a fare. Questa è più orientata verso l’educazione o la conoscenza della vita (pure criminale, eh, pure vita da detenuto!), perché è bene che sappiano a quello a cui vanno incontro se hanno determinate condotte. Si era pensato pure di realizzare un progetto nelle scuole in cui andavamo a parlare dell’arte dei graffiti. Però magari vai a farlo prettamente a degli artistici. Però vedremo quello che sarà, insomma»
Ad ogni modo, tu oltre alla musica e a questa esperienza nelle scuole, ti sei dedicato alla scrittura. Forse non tutti sanno che tu hai scritto anche due libri, che sono diventati un po’ culto per gli appassionati: Dura Lex e Dura Lex 2. Volevo sapere: cosa ne pensi del mondo della scrittura? Ti appaga? Pensi che possa proseguire con un altro libro o preferisci raccontarti tramite le canzoni?
«Oddio adesso, in verità, non darei questa precedenza alla scrittura di un libro. Effettivamente non lo so se continuerò a scrivere libri, perché, come ti dicevo prima, sono nati degli altri mezzi di comunicazione. Ad esempio, i podcast che effettivamente sono più espressi, facili all’utilizzo. Ti sei chiesto perché funzionano così tanto i podcast? Perché c’è una persona che ipoteticamente tu puoi guardare in faccia mentre l’ascolti e comprendi pure i suoi stati d’animo tramite le sue espressioni facciali, il suo movimento, eccetera eccetera. Questa è una cosa molto più comunicativa di un testo scritto. (Fermo restando che la scrittura è un’arte secolare e non finirà mai nell’essere umano questa voglia di scrivere un testo. Oggettivamente, se ci pensi, la stesura di quello che dice uno all’interno di un podcast l’ha fatto tramite la scrittura. Certo adesso è fatta in maniera digitale, però magari io i podcast miei li scriverei ancora a pena sul foglio, pure se mi servono dieci fogli). Quindi, perché ha successo il podcast? Perché il tramandare a voce, quando io ti faccio un racconto faccia a faccia, davanti a te, è la cosa più bella, capito? Tu impari una cifra, molto di più rispetto a leggersi un libro. Pensaci, altrimenti, c’è, le scuole non sarebbero piene di studenti. Lì c’è un professore che live racconta, spiega, informa. Il podcast, se tu ci pensi, è la cosa che è più rassomigliante ad una chiacchierata live. Quello che voglio dire, per tirare le somme, è che nel frattempo sono nati nuovi mezzi di comunicazione. È per questo che non sono tanto invogliato a scrivere i libri: quando io li ho scritti, non c’era ancora questa esplosione del podcast. C’erano già altre cose, dei precursori, con i quali avevo anche collaborato. All’epoca Vice era l’unico raccoglitore di persone così, davanti allo schermo, che facevano quello che si potrebbe definire pre-podcast. Poi è diventato di uso comune. Di conseguenza adesso c’è questa nuova opzione, questo nuovo metodo di comunicazione, che funziona effettivamente. Ti ripeto, il libro, certo, ti lascia tantissimo spazio alla tua immaginazione. Sei tu che connoti nella tua mente le parole che stai leggendo. Invece quando è qualcuno che racconta una storia che ha realmente vissuto su un podcast, se tu ci pensi, è la cosa più vicina alla realtà di uno che quella storia l’ha vissuta realmente»
Tu hai pensato già a come approcciarti a questo mondo dei podcast? Se ad esempio fare una serie tua…
«Io già l’ho fatta questa cosa qua, effettivamente. L’ultima cosa che io ho realizzato l’ho realizzata per una terza persona, perché, cioè io sono un lavoratore, come si dice, “a pagamento” capito che voglio dire? Ho lavorato con Vice, ho lavorato con altre entità. Non ho un canale mio dove faccio i podcast perché penso che tecnicamente, io da solo non ci arrivo a fare una cosa fatta bene. Per cui lavoro sempre per terzi che evidentemente hanno identificato le mie capacità di comunicazione e le mie competenze in questo. Non è detto che fra sei mesi uno trova un’altra maniera ancora più moderna e mi ci butto. Che cavolo ne so, che ti iniettano una scheda sim dentro le vene e tu vivi proprio, che ne so, le sensazioni che quella persona ha avuto. Se tu ci pensi c’è stato un film, tanto tempo fa, si chiama Strange Days, dove compaiono anche Skin e gli Skunk Anansie nel cast, in cui si immaginava un futuro con una cosa del genere. Un specie di carta che tu ti puoi inserire nel cervello e questa registra i ricordi. Se tu vai a vedere una cosa che io ho scritto nel disco, è questo, “tutto quello che l’uomo immagina, prima o poi diventa una pagina del futuro”. E che più o meno ci siamo, capisci che voglio dire? Cioè magari (non dico fra sei mesi) però magari in un futuro più o meno lontano ci sarà una cosa del genere che ti permette di trasmettere ricordi della vita reale e questo tipo di mezzo di comunicazione riesce a farti sentire esattamente come se fossi tu, in quel momento, a viverlo»
Torniamo a parlare una attimo del disco: potresti spiegare magari a chi non lo ha capito, che cosa sono e che cosa rappresentano le “lettere” che compongono il disco? E poi, che cosa rappresenta questo album, cosa vuole raccontare e chi si rivolge?
«Le lettere in pratica danno la temporalità del disco. Per cui, diciamo: io ho avuto problemi di tossicodipendenza, ma ne sono uscito ormai da 15 anni. Sia dalla tossicodipendenza, sia da il modus di vita del fare i reati, dell’illegalità. Mi sono riabilitato. Per cui forse sono la persona giusta per parlarne. Magari posso essere un buon interlocutore per chi ha questi problemi e non riesce a vedere via d’uscita. E quello in primis era quello che a me interessava. Andare a parlare a quelle persone là, perché io pure ero così. Non vedevo via d’uscita, e non facevo altro che farmi tutta la vita, in pratica. Quella magari è una tipologia di target di persone che a me interessa andare a colpire per prima. Poi magari, che ne so, parlo a degli adulti che non vogliono capire quanto sia importante mantenere il territorio, preservare la natura, tutte cose che noi non facciamo. Si sta arrivando a quel momento in cui è impossibile tornare indietro, anzi, se non mi sbaglio, noi già facciamo più emissioni di quelle consentite in un anno»
Si, ogni anno dicono qual è Earth Overshoot Day, il giorno nel quale si esauriscono le risorse che dovrebbero servire per tutto l’anno. Ed è sempre prima nel calendario!
«E quando dico che io porterò mio figlio, che non è mai nato, a passeggio sul bagnasciuga, al mare, con l’acqua, e dentro l’acqua non c’è neanche più un pesce ma solo plastica, questa cosa è una “profetizzazione” di quello che accadrà. Ma non è che lo dico solamente io! Forse se magari questo messaggio arriva pure ai giovani e sono io a consegnarlo, funziona di più. Ad esempio, quando vado al parco capisco subito se dei ragazzi si sono incontrati. Lo sai da come lo capisco? Perché per terra lasciano tutti i vetri delle bottiglie di birra che si sono bevuti, tutte le cartine strappate dalle canne che si sono fumati e tutti i pezzi di carta che hanno strappato per fare i filtri. Ma io dico, ma scusate, ma siate pure intelligenti no, che se passa un poliziotto lo vede che lì vi siete fatti la canna e il giorno dopo magari vi viene a controllare! Ma soprattutto, non lo capisci che se tutti i giorni non fai altro che buttare bottiglie di vetro nella birra dopo un po’, non si vede più il prato, non si vedono più i vermetti in mezzo ai fili d’erba, ma ci stanno solo bottiglie di vetro? Siccome sono stato un buon interlocutore per fargli capire ai ragazzi di non far cretinate, di non rovinarsi la vita, magari posso essere un buon interlocutore, con i ragazzi, per far capire che devono preservarsi questo pianeta. Perché sono loro che continueranno, sicuramente più di me, a camminarci sopra questo pianeta»
Questo è un bel messaggio! Continuiamo a parlare del disco. Ti volevo chiedere come è avvenuta la scelta degli ospiti? Perché sono diversi, sono numerosi, ma in ogni caso mi sono sempre sembrati azzeccati e a fuoco all’interno del progetto, nonostante il progetto sia molto personale. A me ha colpito ad esempio Side che cita il fatto che ascoltasse “Taglierino” da ragazzo, è una cosa meravigliosa!
«Ascolta, io ho fatto solamente tre mesi di classico e andavo a scuola, al Virgilio, dove c’è andato pure Side a scuola. E pure altri che fanno rap a Roma. Per cui, se tu ci pensi, è bello che la generazione mia e la generazione sua si siano unite. Abbiamo calpestato gli stessi luoghi, abbiamo avuto lo stesso imprinting. Ecco perché ho utilizzato lui. Lui ha messo una super strofa perché è un bel capo a rappare. Come Carl Brave è un king a fare le melodie, è un king come beatmaker, è un king quando deve scrivere la strofa. È ancora più king per quanto riguarda scrivere un ritornello. Ma soprattutto voglio veramente tessere le lodi di Carl Brave, perché è stato veramente, estremamente professionale. Più di tutti quanti lì in mezzo. Lui è il più professionale e competente. Questo proprio ci tengo a dirlo, lo voglio urlare!»
Ma infatti si sente, il risultato è ottimo perché il pezzo è bellissimo, quindi si vede che l’impegno e la professionalità hanno pagato assolutamente. E per quanto riguarda invece la scelta dei beat, come, in che modo l’hai fatta? Avevi magari una biblioteca, una cartella di beat tra cui scegliere? O li hai, diciamo, commissionati?
«No, ti spiego. Io collaboro sempre con due fazioni di beatmakers. Da una parte c’è Depha Beat, che ha prodotto davvero tutta Roma. Tra l’altro è uno dei produttori principali di Kid Yugi. E lui è un po’ più su rap grezzo. Dall’altra parte invece, l’altra fazione con cui collaboro, si chiama, Devote. Sono tre beatmaker, ovvero Midnight Seven, Daniele Vantaggio e Giulio di Giamberardino. E pure Giacomo Belli che è il chitarrista. Loro provengono prettamente dalla musica tecno. Sono dei mega producer e tra l’altro Daniele Vantaggio è un ghost producer per una cifra di persone che stanno in top 10 della musica tecno. Non è pizza e fichi sta gente qua. E c’è da dire che nelle loro produzioni, per la maggior parte suonano direttamente gli strumenti. Naturalmente loro fanno i beat e poi me li sottopongono. Con Edoardo, il Depha, magari lo componiamo assieme. Molte volte è così: capita spesso che sono studio con lui e componiamo insieme»
Bellissimo, comunque suona molto bene il disco, cioè è proprio coeso come suoni, come scelte, però non è monotono. Esce per Honiro Label, che abbiamo visto che sta anche ristampando i tuoi vecchi lavori. Volevamo chiederti come ti trovi con loro, come li hai conosciuti e com’è stato il passaggio da una Major ad una label indipendente, perché il tuo album precedente era uscito per Sony, giusto?
«Sì, esattamente. Ma perché comunque mi fido di loro. Poi c’è sempre stato un buon rapporto con chi dirige tutto l’ambaradan, anche perché io questa persona la conosco da quando è piccola, da quando aveva 14 anni. Io ero un ragazzo e lui era ancora più piccolo! E adesso lui è il capo di Honiro! Andiamo d’accordo come persona e mi fido delle scelte che ha fatto, vedo che oggettivamente Honiro ha preso le realtà migliori di Roma e le ha curate bene. Per cui, quando m’hanno fatto la proposta, sono stato ben disponibile ad accettarla. E poi ho potuto pure ristampare tutti i lavori vecchi»
Ti volevo chiedere un’altra cosa, e visto che negli ultimi anni sono tornate, e in voga sono, vanno molto di moda le Reunion, no? Abbiamo visto negli ultimi anni Club Dogo, Sottotono, Co Sang, Articolo 31, quindi io questa domanda te la devo fare. Com’è il rapporto adesso con i membri del Truceklan?
«Mmm, com’è, che ne so, boh, ci sentiamo ogni tanto…»
Perché io sono uno di quelli rimasti in attesa di Ministero dell’Inferno 2 che era stato annunciato un tot di anni fa e poi mai, mai portato a termine, ci sono chance che voi torniate a fare della musica insieme oppure ormai...
«Non lo so. Io credo che da Ministero dell’Inferno ci sia stata una scremata degli artisti del Truceklan, comunque non è che tutti quanti ci hanno avuto lo stesso effort nel droppare musica. Capisci? Sto dicendo una cosa sbagliata? Non mi sembra. Nel 2008 è uscito Ministero dell’Inferno, no? Sì Ecco, c’è qualcuno che dal 2008 al 2025, ogni anno che è passato, ha droppato musica. Non mi sembra che tutti quanti hanno operato alla stessa maniera, per cui forse mi dovreste fare una domanda “Chi è rimasto attivo, potrà mai mettersi insieme e portare avanti quello che era?” Questa forse sarebbe stata la domanda giusta, però non è una domanda che puoi fare solamente a me. Ascolta, il Chicoria risponde per sé stesso. Ogni entità è a sé stante. Quando vai a fare un processo, la responsabilità è personale, capito, che voglio dire? Per cui, su sta domanda, io posso rispondere solo che me stesso»
Ma a te, potrebbe piacere tornare a fare musica insieme?
«Ma sì certo, ovvio, chiaro!»
Guarda, io te l’ho chiesto così per curiosità perché io sono cresciuto ascoltando le vostre cose, di un po’ tutti voi, sono cresciuto con il mito del Truceklan. Era una domanda da fan più che da intervistatore…
«No, ho capito però, se sei un fan, oggettivamente, sarai al corrente della carriera artistica di ognuno di noi. Il discorso che ti sto facendo non è niente di che, ma è semplicemente la realtà delle cose»
Certo, hai ragione infatti mi aspettavo esattamente questo tipo di risposta! Un’ultima domanda sul disco. Hai in progetto di fare dei live, degli in-store o altri eventi per, per portarlo in giro, per promuoverlo?
«Assolutamente sì, il 29 maggio sarò a Testaccio Village e presenterò il disco a Roma. So già che il booking si sta muovendo per portare questo spettacolo in giro per l’Italia quest’estate. Ci sarà un instore a Roma il 29 marzo a Discoteca Laziale. Per tutto il resto chiedete pure ad Honiro!»
Se per caso verrai a Bologna o in Emilia, da queste parti a fare una data, ci vediamo!
«Molto volentieri! Sicuramente sì, così vado a dare un calcio in culo, a quel culo comodo del Brenno. Sicuramente vengo a Bologna perché sono attaccato alla città vostra. Poi ti ho detto che è un fratellino Brenno. Conta che oggi sto andando in giro con la giacca Mascarella a Milano. Hai capito che voglio dire? Sono di Roma, mi dovrei mettere, non so, qualcosa della città mia, ma sono orgoglioso di rappresentare Mascarella»
Grande. Io avrei finito, grazie mille per l’opportunità. A presto!
L'articolo «Tutto quello che l’uomo immagina, prima o poi diventa una pagina del futuro» – Intervista a Chicoria proviene da Rapologia.it.