Scopri come rallentare l’invecchiamento del cervello
Il cervello può invecchiare più in fretta dell’età anagrafica. Anche in assenza di sintomi evidenti, molti quarantenni iniziano a sperimentare difficoltà di memoria, scarsa concentrazione e confusione mentale. Tuttavia, la scienza dimostra che è possibile intervenire per rallentare questo processo e mantenere il cervello giovane più a lungo. Le immagini da risonanza magnetica (MRI) rivelano […] Scopri come rallentare l’invecchiamento del cervello

Il cervello può invecchiare più in fretta dell’età anagrafica. Anche in assenza di sintomi evidenti, molti quarantenni iniziano a sperimentare difficoltà di memoria, scarsa concentrazione e confusione mentale. Tuttavia, la scienza dimostra che è possibile intervenire per rallentare questo processo e mantenere il cervello giovane più a lungo.
Le immagini da risonanza magnetica (MRI) rivelano che, già dai 30 anni, si manifesta un graduale restringimento cerebrale causato dall’atrofia delle cellule e delle connessioni neuronali. Utilizzando migliaia di queste immagini, i ricercatori riescono a calcolare l’età biologica del cervello, rilevando scostamenti dall’età reale.
Anche la genetica incide in modo significativo. Recenti studi hanno individuato sette varianti genetiche associate a un invecchiamento cerebrale accelerato. Le proteine prodotte dai geni, analizzate in uno studio su larga scala, hanno mostrato che una persona su cinque presenta un organo biologicamente più vecchio, e chi ha un cervello più “anziano” è più esposto al rischio di demenza precoce.
I cervelli invecchiano in modi diversi. Secondo uno studio dell’Università della Pennsylvania, esistono cinque tipologie di invecchiamento cerebrale, ognuna legata a specifiche combinazioni di fattori. Le abitudini quotidiane, come fumo, consumo di alcol e una dieta ricca di formaggi stagionati, sale o caffè, sono associate a pattern cerebrali collegati a malattie neurodegenerative. Al contrario, bere tè e consumare cereali integrali sembra ridurre il rischio di invecchiamento cerebrale precoce.
Conoscere l’età del proprio cervello può fare la differenza. È ciò che ha spinto la neuroscienziata Christin Glorioso a fondare NeuroAge Therapeutics, un’azienda che valuta l’invecchiamento cerebrale attraverso risonanze, analisi genetiche, test cognitivi e del sangue. Glorioso ha scoperto di essere portatrice dell’allele APOE4, che aumenta il rischio di Alzheimer. Tuttavia, la sua ricerca suggerisce che avere un cervello biologicamente più giovane di cinque anni rispetto all’età reale può compensare questo rischio genetico.
Uno dei segnali più incoraggianti arriva dall’osservazione delle ipointensità della sostanza bianca, zone danneggiate associate a demenza e ictus, che possono ridursi visibilmente con l’adozione di uno stile di vita salutare. Purtroppo, il costo di questi test (circa 3194 dollari) li rende accessibili solo a pochi. In alternativa, esistono giochi cognitivi online che offrono una stima approssimativa dell’età cerebrale, anche se la loro attendibilità è limitata.
Rallentare l’invecchiamento cerebrale è possibile anche senza conoscere l’età del proprio cervello. Alcuni studi clinici mostrano che le varianti genetiche legate all’invecchiamento possono essere modulate attraverso integrazioni alimentari. In particolare, la vitamina D e gli acidi grassi omega-3 svolgono un ruolo fondamentale: la prima protegge le cellule cerebrali coinvolte nella memoria e nell’umore, mentre i secondi contrastano le infiammazioni e rimuovono le sostanze tossiche come le placche beta-amiloidi, tipiche dell’Alzheimer.
L’apprendimento di nuove abilità, il bilinguismo e una vita sociale attiva rafforzano la cosiddetta riserva cognitiva, la capacità del cervello di resistere ai danni legati all’età. Come afferma la neuroscienziata Ellen Bialystok dell’Università di Toronto, “ciò che è impegnativo per il cervello è anche ciò che lo mantiene in salute”.
Secondo la commissione Lancet, esistono 14 fattori di rischio che accelerano il declino cerebrale, tra cui il fumo e il consumo di alcol, anche moderato. La dieta mediterranea, pur non essendo una cura definitiva, è stata associata a un rischio ridotto fino al 30% di patologie cognitive.
Infine, un elemento spesso sottovalutato è la vista. Diversi studi suggeriscono che una vista non corretta potrebbe contribuire all’invecchiamento cerebrale, anche se il legame diretto non è ancora chiaro. Tuttavia, il consiglio implicito è semplice: un controllo oculistico regolare potrebbe essere un passo efficace per mantenere il cervello giovane e reattivo.