Riforma della cittadinanza, nuove regole: chi può fare richiesta
Ius sanguinis, si cambia: la cittadinanza italiana per discendenza è riconosciuta solo ai cittadini stranieri che hanno i nonni italiani. Addio al business del passaporto italiano

Il governo ha approvato la riforma della cittadinanza italiana nell’ottica di eliminare gli abusi correlati alla fruizione dello ius sanguinis e di “rinforzare il legame tra chi vuole essere cittadino italiano e l’Italia”, come ha spiegato in conferenza stampa il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
A questo scopo sono stati presentati un decreto e due disegni di legge, che riscrivono dalle fondamenta il percorso e le regole per diventare cittadini italiani per discendenza.
Come cambia lo ius sanguinis
Come dice il numero uno di Forza Italia, “essere cittadino italiano è una cosa seria”. Il Cdm ha così dato il via libera alla riforma che mette un limite generazionale alle richieste: potrà chiedere la cittadinanza italiana solo chi ha nonni italiani. La riforma entra in vigore dalla mezzanotte e un minuto di sabato 29 marzo 2025.
“Gli italo-discendenti acquisteranno automaticamente la cittadinanza se nascono in Italia, oppure se uno dei loro genitori cittadini ha risieduto almeno due anni continuativi nel nostro Paese. La legge quindi – ha puntualizzato il ministro Tajani – non creerà degli apolidi“.
Addio, dunque, al riconoscimento della cittadinanza per una discendenza: le migliaia di richieste giunte ogni anno, soprattutto dal Sud America, sfruttavano una vecchia legge che permetteva di risalire fino al 1861. Uno dei requisiti del vecchio ius sanguinis prevedeva infatti che che l’avo di cittadinanza italiana, emigrato all’estero, dovesse essere nato in Italia dopo il 17 marzo 1861 (data di proclamazione del Regno d’Italia) o dopo l’annessione del territorio di nascita al Regno d’Italia. Ma la norma lasciava aperta l’accettazione delle istanze di cittadinanza per discendenza con nascita dell’avo prima del 17 marzo 1861, purché a determinate condizioni nonché la trasmissione della cittadinanza per linea materna ma unicamente per i figli nati dopo l’1 gennaio 1948.
Stop al business della cittadinanza italiana
Non è un mistero che nel Sud America siano proliferate agenzie e studi legali specializzati nell’assistenza a persone che in qualche parte dell’albero genealogico vantano un antenato italiano e che intendono ottenere la cittadinanza, che fa gola a chi punti ad accedere al welfare italiano che, per quanto sofferente, offre prestazioni anni luce migliori rispetto a quelli di Paesi dalle economie più arretrate. Ma un passaporto comunitario permette inoltre di circolare in Ue, al netto di eventuali sospensioni temporanee nell’area Schengen.
I piccoli municipi italiani tirano un sospiro di sollievo, dal momento che la domanda di cittadinanza per gli extracomunitari che intendessero far valere lo ius sanguinis va presentata al Comune di residenza dell’antenato italiano. In mancanza di certificato di nascita in originale, per assenza dei registri anagrafici, occorre presentare il certificato di battesimo in originale rilasciato dalla parrocchia. Un inter farraginoso che ha spesso ingolfato il lavoro dei dipendenti comunali delle realtà più piccole.
Moltiplicazione delle richieste di cittadinanza
I Paesi di maggiore emigrazione italiana, come si legge in una nota della Farnesina, hanno registrato negli ultimi anni un forte incremento di riconoscimenti della cittadinanza. Dalla fine del 2014 alla fine del 2024 i cittadini residenti all’estero sono aumentati da 4,6 milioni circa a 6,4 milioni, segnando un aumento del +40% in un decennio. Attualmente i procedimenti giudiziari pendenti per l’accertamento della cittadinanza italiana sono oltre 60.000.
Aumentano anche i costi
Un’altra novità è l’aumento delle spese per ottenere la cittadinanza italiana: nel 2024 i costi si aggiravano attorno ai 300 euro, dall’1 gennaio 2025 si è passati a 600. Ma il governo punta ad arrivare a 700 euro.