Pio La Torre, il pacifista dimenticato: Comiso e il milione di firme contro i missili Nato. “Guardava oltre i partiti”

Un milione di firme raccolte in un’isola con circa cinque milioni di abitanti. Il 16 aprile del 1982, quando al Circolo della Stampa di Palermo lancia la sua iniziativa, Pio La Torre non può sapere che la sua petizione contro i missili nucleari della Nato a Comiso arriverà a coinvolgere praticamente ogni famiglia della Sicilia. […] L'articolo Pio La Torre, il pacifista dimenticato: Comiso e il milione di firme contro i missili Nato. “Guardava oltre i partiti” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Apr 30, 2025 - 07:36
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Pio La Torre, il pacifista dimenticato: Comiso e il milione di firme contro i missili Nato. “Guardava oltre i partiti”

Un milione di firme raccolte in un’isola con circa cinque milioni di abitanti. Il 16 aprile del 1982, quando al Circolo della Stampa di Palermo lancia la sua iniziativa, Pio La Torre non può sapere che la sua petizione contro i missili nucleari della Nato a Comiso arriverà a coinvolgere praticamente ogni famiglia della Sicilia. Meno di due settimane prima, il 4 aprile, quasi centomila persone erano arrivate da tutta Europa per marciare nel piccolo centro in provincia di Ragusa, scelto dall’alleanza Atlantica per ospitare i missili Cruise, in risposta agli SS-20 dell’Unione Sovietica. Era il culmine della guerra fredda, cioè la contrapposizione tra il blocco sovietico e quello atlantico. “Nella sua concezione geopolitica, mio padre assegnava la Sicilia un ruolo di piattaforma di pace perché godeva di una posizione strategica privilegiata di fronte al Nordafrica e all’Asia, cioè al cosiddetto Medio Oriente. Con i missili, però, da piattaforma di pace la Sicilia sarebbe diventata una portaerei e tutto ciò l’avrebbe esposta, facendola diventare un bersaglio”, racconta Franco La Torre, figlio minore del parlamentare comunista, che fu tra i registi della marcia di Comiso, una delle principali manifestazioni per la pace nella storia del nostro Paese. Quella contro l’escalation nucleare è l’ultima battaglia di La Torre, spesso dimenticata, soprattutto negli ultimi tempi in cui i venti di guerra e il pericolo atomico sono tornati a proiettare la loro ombra nera sull’Europa. Una situazione delicata, che in alcuni passaggi ricorda quella degli anni ’80.

Il ritorno in Sicilia – La Torre aveva 55 anni quando, dopo un decennio trascorso a Roma, torna in Sicilia. L’obiettivo concordato col segretario Enrico Berlinguer è chiaro sin dall’inizio: schierare il partito in prima fila nella lotta ai missili di Comiso. “Era l’autunno del 1981, io e mio fratello eravano già grandi e rimanemmo a Roma, dove la mia famiglia si era trasferita quando mio padre era stato eletto alla Camera”, ricorda il suo secondogenito. Nato alla vigilia del Natale 1927 in una povera famiglia di contadini di Baida, al tempo frazione collinare di Palermo, Pio La Torre s’impegna subito nel sindacato: nel 1948, a 21 anni, viene inviato alla Camera del lavoro di Corleone per prendere il posto di Placido Rizzotto, il sindacalista ammazzato dal boss Luciano Liggio. Sono gli anni della riforma agraria: La Torre guida i contadini a occupare i terreni dei latifondisti mafiosi. Da quel momento comincia un percorso che lo porterà a diventare tra i politici più esperti sugli affari di Cosa Nostra: nel 1980 sarà il primo firmatario di una proposta di legge per introdurre il reato di associazione mafiosa e il sequestro dei patrimoni dei boss. Quella norma, però, sarà approvata solo dopo il suo omicidio: lo ammazzano la mattina del 30 aprile del 1982, il giorno prima della festa dei lavoratori e dopo sole due settimane dal lancio della petizione per la pace. Gli sparano in macchina, in piazza Turba, a Palermo, mentre col fidato autista Rosario Di Salvo si sta dirigento alla sede del Pci. Il copione è quello di tanti altri delitti eccellenti: una motocicletta, un’auto civetta, almeno due killer, forse tre. E poi indagini infinite, molteplici moventi, depistaggi, verità giudiziarie rimaste incompiute. E un pezzo di storia cancellato: quello di La Torre leader del movimento pacifista.

Oltre i confini dei partiti – “Quando mio padre torna in Sicilia – ricorda oggi Franco La Torre – il movimento pacifista si era già formato e aveva cominciato a manifestare contro l’installazione dei missili nucleari in Europa. Mio padre, dunque, sale su un treno in corsa: capisce subito che quella è una battaglia che va combattuta a tutti i costi. Questa sua intuizione si trasforma in azione”. In pochi mesi, infatti, si crea un movimento trasversale, che coinvolge personalità anche nel resto del continente. “Dal punto di vista politico, la vicenda di Comiso è molto rilevante: a livello internazionale si ha la saldatura dei movimenti pacifisti“, racconta Emilio Miceli, presidente del Centro studi Pio La Torre. Già dirigente della Cgil, nel 1982 era segretario della Federazione giovanile comunista di Palermo: tra i suoi incarichi anche l’organizzazione della manifestazione di Comiso. “Quello era il mio compito fondamentale, dalla mattina alla sera”, ricorda. “Noi comunisti non eravamo pacifisti sempre e comunque, ma lì il punto era capire come quella vicenda potesse essere emblematica per la prospettiva della Sicilia. Il punto centrale del tempo era come la Sicilia potesse subire una torsione nella sua funzione. Avrebbe subito una trasformazione nei suoi asset fondamentali: l’economia, ma anche la libertà e la democrazia”, racconta sempre Miceli. Sulla base di questa analisi, il Pci siciliano di La Torre si pone alla guida della protesta contro l’escalation nucleare. “Ma un movimento non può essere semplicemente la somma di testimonianze individuali: è fatto anche di questo, sicuramente, ma poi ha bisogno di un collante – sottolinea La Torre – La strategia di mio padre era quella di andare oltre i confini del suo partito e del suo mondo di riferimento dal punto di vista politico e delle relazioni. La sua capacità di sintesi si accompagna alla sua strategia delle alleanze”.

A Comiso da tutta l’Ue – È in questo modo che a Comiso arrivano i leader dei movimenti pacifisti da tutta Europa, politici ambientalisti come Roland Vogt dei Verdi tedeschi, ma pure gli Inti Illimani e persino un monaco buddista, Gyosho Morishita, che in Sicilia decise di restare: è ancora lì, dove ha creato la Pagoda della Pace. “Mio padre – dice La Torre – era un dirigente politico, non era animato da velleitarismo. Il suo obiettivo era influenzare le scelte decisionali. Se considerava realistico l’obiettivo, cercava in tutti i modi di raggiungerlo. Quindi era consapevole che una battaglia del genere non si poteva vincere solo facendo atto di testimonianza”. Leggendo la stampa dell’epoca, si nota come anche altre forze politiche vedessero di buon occhio la manifestazione, nonostante fosse stata organizzata grazie alla spinta principale dei comunisti. “La Dc che non ha partecipato alla manifestazione di Comiso è stata tuttavia presente al dibattito sui problemi della pace e della libertà dei popoli e su quello dell’installazione della base missilistica di Comiso”, dichiarava in quei giorni a L’Unità, Rosario Nicoletti, segretario dello Scudocrociato sull’isola. “La Dc non partecipò, ma c’erano le Associazioni cattoliche dei lavoratori. Angelo Capitummino, presidente delle Acli, fu tra i promotori del Comitato per la pace siciliana“, dice sempre il figlio del leader comunista.

Agricoltori, operai e studenti insieme per l’ultima volta – L’obiettivo della marcia di Comiso e poi della raccolta firme contro i missili nucleari era quello di avviare un percorso verso il disarmo mondiale. “Si chiedeva di non installare i missili finchè erano in corso i negoziati a Ginevra tra sovietici e americani. Quindi la richiesta era dare precedenza alla politica, alla diplomazia. Questo consentì a quella moltitudine di organizzazioni e di sigle di ritrovarsi su un terreno comune”, ragiona ancora il figlio di La Torre. Miceli, invece, fa notare come quella di Comiso sia stata “l’ultima grande manifestazione in cui marciavano insieme un bracciante agricolo, un operaio metalmeccanico, insieme a uno studente medio e a uno che frequentava l’università. E sto parlando di decine di migliaia di persone. Ogni tanto riguardo le foto: c’è il vecchio blocco della sinistra, ma anche tanti ragazzi che avevano orientamenti culturali molto diversi. Credo di non aver più visto manifestazioni simili. Anzi possiamo dire che quella era già fuori tempo massimo: Comiso è una finestra sugli anni ’70 aperta negli anni ’80”.

Le accuse della stampa: strizza l’occhio all’Urss – Il movimento di Comiso raggiunse il suo obiettivo. “Disgraziatamente – ricorda amaro La Torre – mio padre non ha potuto vedere la conclusione della battaglia pacifista contro i missili, che vennero effettivamente installati ma smantellati dopo poco tempo, perché a Ginevra si raggiunsero gli accordi per il disarmo degli armamenti nucleari”. Oggi che i venti di guerra tornano a soffiare sull’Europa, la creazione di un movimento simile a quello dell’82 è replicabile? “Secondo me no – dice il figlio di La Torre – perché l’esperienza di Comiso è stata il risultato del lavoro dei cosiddetti corpi intermedi: i sindacati, i gruppi cattolici. Mio padre non sarebbe mai stato Pio La Torre senza la Cgil e il Pci. Ma oggi non ci sono più organizzazioni in grado di produrre classe dirigente e cioè le scuole di formazione, l’associazionismo organizzato, l’Arci, le Acli o Legambiente. Per non parlare del fatto che alla manifestazione aderirono tutte le sigle sindacali principali, quindi la Cgil, la Cisl e la Uil”. Ha un peso anche il fatto che, più di quarant’anni dopo, gli eredi di quelle sigle hanno posizioni molto diverse sul riarmo dell’Europa? “È vero – commenta La Torre – ma anche allora mio padre non aveva la maggioranza: Roma gli aveva lasciato mano libera, ma solo in Sicilia. All’inizio la raccolta delle firme si doveva fare in tutto il Paese, anche Berlinguer era d’accordo, ma il resto della direzione del Pci manifestava dubbi. Anche legittimi, per carità. Lo stesso Berlinguer stesso aveva detto: mi sento più tranquillo sotto l’ombrello della Nato. Anche sulla stampa dell’epoca ogni tanto si leggeva: ma questo movimento pacifista non è non che strizza troppo l’occhio all’Unione Sovietica ed è contro gli Stati Uniti e la Nato?”. Riarmo mondiale, venti di guerra nucleare e accuse di collaborazionismo col nemico contro i pacifisti: quarantatrè anni dopo siamo al déjà vu.

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