Ora sappiamo finalmente perché non ricordiamo i primi anni di vita
Uno dei grandi misteri della mente umana riguarda l’incapacità di ricordare i primi anni di vita. Per molto tempo si è ritenuto che questo fenomeno, noto come amnesia infantile, fosse dovuto all’immaturità dell’ippocampo, l’area del cervello responsabile della memoria a lungo termine. Tuttavia recenti studi hanno messo in discussione questa teoria, suggerendo che i bambini...

Uno dei grandi misteri della mente umana riguarda l’incapacità di ricordare i primi anni di vita. Per molto tempo si è ritenuto che questo fenomeno, noto come amnesia infantile, fosse dovuto all’immaturità dell’ippocampo, l’area del cervello responsabile della memoria a lungo termine.
Tuttavia recenti studi hanno messo in discussione questa teoria, suggerendo che i bambini piccoli siano effettivamente capaci di immagazzinare ricordi, ma che questi possano svanire nel tempo o rimanere inaccessibili in età adulta.
Nuove ricerche condotte presso l’Università di Yale hanno dimostrato che i neonati possiedono una capacità mnemonica più sviluppata di quanto si pensasse. Studiando l’attività cerebrale dei bambini sotto i due anni, gli scienziati hanno osservato che il loro ippocampo è in grado di elaborare e archiviare informazioni. Questo risultato contraddice l’idea che nei primi anni di vita il cervello non sia ancora pronto per conservare i ricordi.
Ci sono due ipotesi in campo
Già a tre mesi di età, i bambini utilizzano una forma di memoria chiamata memoria statistica, che permette loro di riconoscere schemi e strutture ricorrenti nell’ambiente circostante. Questo tipo di apprendimento è essenziale per lo sviluppo di abilità come il linguaggio e la percezione visiva.
La ricerca suggerisce che i neonati non si limitano a questo tipo di memoria: sarebbero infatti in grado di immagazzinare anche ricordi episodici, ossia esperienze personali legate a un contesto specifico.
Se i neonati sono in grado di formare ricordi, perché non li conserviamo nell’età adulta? I ricercatori stanno valutando due ipotesi principali:
- I ricordi non vengono trasferiti alla memoria a lungo termine, quindi si dissolvono nel tempo senza lasciare traccia duratura.
- I ricordi rimangono nel cervello, ma diventano inaccessibili con la crescita, forse perché il linguaggio e lo sviluppo cognitivo cambiano il modo in cui recuperiamo le informazioni. Questa seconda ipotesi apre la possibilità affascinante che i ricordi infantili non siano realmente scomparsi, ma solo difficili da richiamare alla coscienza.
Comprendere meglio il funzionamento della memoria nei primi anni di vita potrebbe aiutare a chiarire non solo il fenomeno dell’amnesia infantile, ma anche i meccanismi di apprendimento e sviluppo del cervello umano. Le ricerche in corso suggeriscono che i ricordi dell’infanzia possano persistere più a lungo di quanto si credesse, forse fino all’età adulta, anche se restano nascosti nei meandri della mente.
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Fonte: Science
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