Lo startupper che in Finlandia fonda la biotech per curare il cancro e raccoglie 19 milioni di euro. «L’ispirazione? Da un Premio Nobel»
Vincenzo Cerullo ha studiato e lavorato per quasi dieci anni a Houston. Qui un Premio Nobel lo ha spinto a cambiare strada. Nel 2016 ha fondato a Helsinki Valo Therapeutics, che ha raccolto 19 milioni di euro. La sfida della medicina? «Morire non per vecchiaia, ma per longevità». La nuova storia per la rubrica "Italiani dell'altro mondo"

«La Finlandia il Paese più felice al mondo? Qui hanno fatto un sacco di sketch comici a riguardo. Non si sentono i più felici, ma quel che posso dire è che non è un posto in cui tutti pensano al lavoro. Se alle 16:30 sei ancora in ufficio e non fai almeno tre sport vieni visto un po’ male». A Helsinki Vincenzo Cerullo vive dal 2009, quando è tornato in Europa dopo un periodo di studi e post dottorato negli Stati Uniti, a Houston. Quasi dieci anni fa ha fondato Valo Therapeutics, che poche settimane fa ha chiuso un round da 19 milioni di euro, operazione guidata da Indaco Venture Partners e CDP Venture Capital.
«Non ho mai avuto un ruolo operativo nell’azienda. Sono lo scientific founder, faccio da consulente e sono direttore dello scientific advisory board. Per il resto ho sempre lavorato in accademia». La sua storia, che raccontiamo in questa nuova puntata della rubrica “Italiani dell’altro mondo”, rappresenta un caso emblematico che mostra quanto dalle università possano sbocciare idee di impresa. Valo Therapeutics è una biotech che sta conducendo studi clinici per una terapia sui pazienti oncologici. «Il mio interesse per la ricerca sul cancro è diventato un’ossessione quando oltre 10 anni fa mio figlio Victor si è ammalato di tumore. Aveva un anno e fortunatamente ce l’ha fatta».

Sapersi mettere in discussione
Nato a Melito di Napoli, nel 1974, Vincenzo Cerullo ha preso fin da subito la strada della ricerca. Studi alla Federico II in chimica e tecnologie farmaceutiche, ha completato il dottorato a L’Aquila. Poi è arrivata l’opportunità di volare negli States. «Ho trascorso un periodo a Houston con il professore Lucio Pastore. Alla fine sono rimasto là dal 2001 al 2009. Là ho cominciato a lavorare sui virus. Dovevo svilupparli con vettori virali per la cura di malattie genetiche. Dall’arteriosclerosi all’emofolia A e B».
Come per i founder, allo stesso modo un ricercatore non dovrebbe innamorarsi di un’idea. Pena il fallimento o, peggio, l’immobilismo. Al Baylor College of Medicine Vincenzo Cerullo si è imbattuto in un seminario tenuto dal futuro premio Nobel per la Medicina nel 2011 Bruce Beutler. «Studiava l’interazione tra virus e sistema immunitario umano. Mi appassionai e trovai tutto estremamente aderente a quel che stavo facendo. Così ho smesso di fare terapia genica per concentrarmi su come i virus interagiscono con il nostro sistema immunitario».

Lungo il cammino Vincenzo Cerullo si è poi imbattuto in un gruppo di ricerca, in Finlandia. «I membri studiavano i virus oncologici geneticamente modificati per uccidere le cellule tumorali come conseguenza della loro replicazione». Lui e la moglie finlandese hanno così deciso di tornare in Europa nel 2009. «In quegli anni ho cominciato a pensare alla startup mentre lavoravo all’Università di Helsinki». Come negli USA, infatti, il ricercatore ha continuato a mettere in discussone le proprie teorie.
Una biotech contro il cancro
«Ho cominciato a pensare che i virus quando generano una risposta immunitaria antitumorale, questa non è controllabile. Come se avessimo una Ferrari, ma senza il volante. Ha una risposta immunitaria perfetta, perché noi ci siamo evoluti grazie ai virus. Ma non abbiamo il controllo sulla qualità». Così Cerullo si è concentrato sul PeptiCRAd, un farmaco. «Invece di modificare i virus geneticamente, operazione che richiede anni e milioni, nel 2012 ho pensato a vaccini personalizzati contro il tumore. Al posto di modificare il virus, ci attacco gli antigeni, li decoro con antigeni antitumorali senza continuamente modificarlo».

Su queste basi ha preso il via nel 2016 Valo Therapeutics. «La startup ha portato in clinica questa idea e sta trattando i pazienti. Io sono la persona che ha avuto l’idea, il proprietario del brevetto». Ma ha mai pensato di abbandonare l’accademia per diventare Ceo e dedicarsi al mondo del business?
«Valo non è la mia unica avventura commerciale. Il mio laboratorio ha 19 famiglie di brevetti, con 181 brevetti. Spesso faccio lezione su questo. Mostro una foto di mia figlia, piccolina. E dico agli studenti che io sono attaccato ai miei progetti come ai miei figli. L’idea di lasciarli andare mi fa male, ma è l’unico modo affinché crescano. La maggior parte dei progetti di tech transfer falliscono perché gli accademici, a un certo punto, devono svilupparli ma quello non è più il loro lavoro».

Gli obiettivi di Valo Therapeutics
Con i 19 milioni di euro raccolti nell’ultimo round, Valo Therapeutics mira a proseguire il proprio obiettivo per individuare una cura per i pazienti oncologici. «Vogliamo trattare pazienti anche in Italia, partendo dal Sud. Finora lo abbiamo fatto solo in Germania. Il cancro prima o poi verrà debellato, perché la ricerca sta andando avanti». E quale sarà la prossima sfida? «Morire non di vecchiaia, ma in longevità. Siamo stati bravissimi ad allungare l’aspettativa di vita, ma non ad allungare il benessere».
In Finlandia Vincenzo Cerullo è a contatto con un Paese diverso dall’Italia, ma soprattutto dagli Stati Uniti. «Al di là degli stereotipi è un Paese che ha guardato all’innovazione molto attentamente e da molto tempo. Ed è inserito in una cultura particolare, all’opposto di quella americana. Là è tutto target driven e workhaolic. Qui devi avere hobby e fare molti sport».