La difesa di Depardieu: "Non vado certo in giro a palpeggiare le donne"
L’attore francese rischia cinque anni per gli abusi sessuali e le offese sul set. Le testimonianze delle due accusatrici: parole dette con uno sguardo di fuoco. Lui si schermisce: "L’ho presa per le anche per scuoterla. Non era violenza".

"Non sono un palpeggiatore da metropolitana". Fra le mille colorite e spesso volgari frasi di Gerard Depardieu al processo per violenza sessuale e molestie a una scenografa e un’assistente sul set del film Les Volets Verts (Le persiane verdi, dall’omonimo romanzo di Georges Simenon) del 2021, molte potrebbero entrare nel copione di un film porno di periferia. Il vecchio leone, 76 anni e acciacchi al cuore e per il diabete, ha recitato varie parti: dell’uomo "emozionato di essere qui" ad ascoltare "parole di rabbia che non capisco e che mi fanno male"; del personaggio iroso ma non violento, che esagera con le parole ma a fin di bene; di chi alla sua età e con 150 chili addosso "non si piace abbastanza per mettere una mano sul sedere a qualcuno. Non sono mica Emile Louis" citando un violentatore seriale di fine anni Novanta. E ancora: "Non vedo per quale motivo io mi divertirei a palpare natiche e seni".
Una testimonianza ad effetto con il più famoso Cyrano del grande schermo che ne ha avute per tutti, in primis le due querelanti "che non vogliono la verità", e poi il MeToo: "Queste donne farebbero bene a meditare su Madame de Stael: la gloria è il lutto abbagliante della felicità". All’accusa di avere afferrato una delle sue accusatrici sul set del film di Jean Becker, Depardieu ha risposto che "l’ho chiamata: ‘vieni, vieni’. Le ho detto ‘perché mi menti? Perché non mi hai detto di essere un’assistente...?’ Mi sono scaldato sempre di più. L’ho presa per le anche, ero infastidito dal suo comportamento e volevo scuoterla. Non l’ho certo violentata".
La scusa del litigio sarebbe stato un quadro e la donna che stava sempre al telefono: "Mi ha risposto che cercava degli ombrelloni per una scena, e io gli ho detto: ombrelloni... pensa alla scenografia, gli ombrelloni mettiteli nel c..., non me ne frega niente. Finisci questa scena e poi basta". Un linguaggio scurrile ("ma solo una lavata di testa" ha aggiunto Depardieu) che sarebbe stato usato spesso e sul quale Gerard ha risposto attaccando: "Dico parole oscene o volgari? Sì, mi succede di dire, ‘Dai, figa! Andiamo’… Qualche lo volta me lo dico anche da solo, fra me e me…".
In aula il clima era già teso e quando ha parlato Amelie, la scenografa, si è fatto ancora più incandescente. Ripetendo le accuse, la donna ha dichiarato che "questa nuova versione dell’attore mi ha dato il coraggio di parlare". La frase sugli ombrelloni sarebbe stata più dura e irriferibile fatta di "parole offensive dette con uno sguardo di fuoco che mi terrorizzava". Solo a quel punto Depardieu, confuso e stanco, ha replicato: "Non devo parlare così, sono stato molto duro, se si è sentita umiliata mi dispiace e me ne vergogno. Ma non ho mai voluto farle del male".
L’avvocato dell’attore, Jèrèmie Assous, l’ha invece accusata di dire falsità. L’udienza si è prolungata più del previsto e quindi, come per accordi presi col legale dell’attore per le sue condizioni di salute, è stata rimandata la testimonianza della seconda vittima, Sarah, come quella dell’attrice Fanny Ardant, convinta dell’innocenza del collega e amico e con lui sul set del film. Depardieu si è lasciato andare a un’ultima scena teatrale: "Alla figlia di Fanny hanno sputato perché lei sta dalla mia parte. Queste isterie mi fanno pensare che il mio tempo sia finito". Se il sipario calerà con una condanna a cinque anni lo sapremo presto.