Investimenti, debito emergente in valuta locale sugli scudi: ecco perchè

L’indebolimento del dollaro statunitense ha alimentato una delle storie di investimento più sorprendenti del 2025: i forti rendimenti del debito dei mercati emergenti (EM) denominato in valuta locale. Secondo Francesco Lomartire, Head of Intermediary Client Coverage Southern Europe di State Street Global Advisors, “l’indice Bloomberg EM Local Currency Liquid Government ha registrato un rendimento vicino... Leggi tutto

Mar 24, 2025 - 18:03
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Investimenti, debito emergente in valuta locale sugli scudi: ecco perchè

L’indebolimento del dollaro statunitense ha alimentato una delle storie di investimento più sorprendenti del 2025: i forti rendimenti del debito dei mercati emergenti (EM) denominato in valuta locale. Secondo Francesco Lomartire, Head of Intermediary Client Coverage Southern Europe di State Street Global Advisors, “l’indice Bloomberg EM Local Currency Liquid Government ha registrato un rendimento vicino al 4,25% da inizio anno, e gran parte di questi guadagni è stata guidata dalla debolezza del dollaro”.

L’analisi mostra che il deprezzamento del dollaro ha avuto un impatto significativo sui rendimenti valutari, con un incremento del 2,22% per l’indice di riferimento. Anche i rendimenti obbligazionari sono stati generalmente positivi, grazie ai rendimenti da cedole e all’aumento dei prezzi obbligazionari.

Tuttavia, due eccezioni degne di nota sono la Cina e l’Ungheria, che hanno registrato rendimenti obbligazionari negativi. In alcuni Paesi, come la Turchia, drastici tagli dei tassi hanno generato rendimenti obbligazionari eccezionali ma hanno indebolito la valuta locale.

La domanda chiave per gli investitori rimane l’evoluzione del dollaro

Lomartire osserva che “il modello proprietario di State Street Global Advisors sul fair value suggerisce che il dollaro sia ancora sopravvalutato del 13% rispetto al paniere di valute dell’indice Bloomberg EM Local Currency Liquid Government“. Se questa tendenza dovesse persistere, potremmo assistere a un ulteriore deprezzamento del dollaro, trainato anche da un possibile rallentamento dell’economia statunitense e da tagli dei tassi da parte della Fed. Un’inflazione inferiore alle attese e un allentamento delle pressioni sui prezzi potrebbero spingere la Fed a una politica monetaria più accomodante, con possibili ripercussioni positive sui mercati emergenti.

Tuttavia, il percorso non è privo di ostacoli

Per gli investitori che dubitano della persistente debolezza del dollaro, le esposizioni in valuta forte potrebbero risultare più attraenti. Lomartire sottolinea che “attualmente, i rendimenti in valuta forte sono superiori rispetto a quelli in valuta locale – l’indice J.P. Morgan EMBI Global Diversified ha registrato un rendimento superiore al 7,6%”. Ciononostante, il rischio principale resta la qualità del credito, con spread obbligazionari che potrebbero ampliarsi in un contesto di avversione al rischio.

Un caso interessante è quello dell’Arabia Saudita, dove gli spread obbligazionari sono rimasti relativamente stabili rispetto ad altri mercati emergenti. Secondo Lomartire, “la componente in valuta forte dell’Arabia Saudita all’interno dell’indice J.P. Morgan EMBI Global Diversified si è ampliata di meno di 9 punti base nel 2025, contro quasi 12 bps per tutte le obbligazioni investment grade e 14,5 bps per la componente high yield”. L’economia saudita mostra una crescita solida e il paese potrebbe beneficiare di un graduale taglio dei tassi da parte della banca centrale.

In sintesi

In definitiva, la performance del debito dei mercati emergenti continuerà a dipendere dall’andamento del dollaro e dalle decisioni della Fed. Se l’economia statunitense dovesse rallentare e la Fed adottasse un approccio più accomodante, il trend positivo per il debito in valuta locale potrebbe proseguire, offrendo agli investitori rendimenti interessanti.