Ferrari aggiorna il simulatore: nuovo modello della SF-25 per Suzuka
Ferrari cerca il pronto riscatto in F1. Vuole farlo già a Suzuka, la prossima settimana, per far capire al resto delle scuderie che il Cavallino Rampante c’è. La parte simulativa, ovvero quello che viene sviluppato e ricavato dai dati virtuali, è sempre più rilevante nel motorsport moderno. In particolare quando si tratta della massima categoria, […]

Ferrari cerca il pronto riscatto in F1. Vuole farlo già a Suzuka, la prossima settimana, per far capire al resto delle scuderie che il Cavallino Rampante c’è. La parte simulativa, ovvero quello che viene sviluppato e ricavato dai dati virtuali, è sempre più rilevante nel motorsport moderno. In particolare quando si tratta della massima categoria, dove, come abbiamo visto in Cina, ogni minimo dettaglio conta.
L’ambito simulativo del Cavallino Rampante
Ferrari si è presentata al via dell’attuale campagna agonistica con una macchina profondamente rivisitata dal punto di vista aero meccanico: gestione dei flussi differente, sforzi sulle sospensioni modificati e angoli di dive differenti per stabilizzare la piattaforma.
Ciò malgrado, un progetto per certi versi ambizioso ha bisogno di tempo per essere messo a punto e, riavvolgendo il nastro, la quantità di dati raccolti dagli uomini di Maranello non è stata così elevata.
Durante l’inverno, il team ha svolto ogni prova possibile per cercare di ampliare la finestra di funzionamento della monoposto tramite il simulatore. Tuttavia, è la realtà della pista a parlare: già dallo shakedown di Fiorano e ancor più nei test in Bahrain, gli uomini della Rossa hanno iniziato una raccolta dati utile a ricalibrare i parametri espressi al simulatore. Come più volte è stato detto, il simulatore viene usato in preparazione del weekend di gara, ma soprattutto durante e dopo la corsa.
Il motivo è legato alla possibilità di arricchire i dati, su cui si è basata la preparazione dell’evento, con quelli reali derivanti dalla pista. Nell’ambiente simulativo si reimpostano tutti i parametri della vettura, soprattutto quelli che si riferiscono ai dati ambientali. Da questi vengono studiate le modifiche al setup da realizzare nel weekend e, soprattutto, gli sviluppi da produrre per migliorare la monoposto.
Le prove mancate in Bahrain
Ferrari ha effettuato l’intero test di Sakhir con un programma specifico, senza mai cercare lampi di prestazione. Un programma “smooth”, se vogliamo, con l’obiettivo di trovare una certa correlazione con le indicazioni raccolte durante l’inverno. Non è dato sapere se il team fosse soddisfatto della comparazione tra i dati reali e quelli rilevati nei computer, sebbene i protagonisti non si siano lamentati.
Non cercare mai il limite della monoposto potrebbe aver causato problemi nel trovare i così detti “marginal gains”, parecchio utili quando la monoposto viene spinta al massimo. Con i dati estrapolati a Sakhir, il team ha ricalibrato i parametri dei simulatori a Maranello, senza però avere un’idea chiara di come la vettura si comportasse sui long run. I rferraristi hanno effettuato delle simulazioni, tutto vero.
Ma come ricorderemo, il ritardo di oltre due secondi non era reale. Piuttosto, era un segno del lavoro differente che la scuderia stava svolgendo. Spenti i riflettori sul circuito del Bahrain, la Rossa ha quindi analizzato i dati raccolti in pista per poi prepararsi verso un circuito atipico come quello di Melbourne: un tracciato con parecchie irregolarità, e diverse caratteristiche uniche nel suo genere.
Parliamo di curve, lente a 90 gradi, altre a raggio limitato e un lungo tratto ad alta velocità di percorrenza che, di fatto, ha obbligato il team ad alzare l’assetto della monoposto, perdendo una parte significativa del carico aerodinamico fornito dal fondo. Dopo l’Australia, il tempo per analizzare i dati raccolti è stato relativamente breve. Questo considerando il back to back con il Gran Premio della Cina.
L’aiuto dei problemi sofferti
Inoltre, il ventaglio sui dati raccolti in gara non è stato sufficiente a chiarire il comportamento della vettura nei long run. Per il resto una cosa è parsa chiara: la monoposto italiana era più veloce con i serbatoi scarichi, con poco carburante a bordo e la macchina con una assetto più bassa. Proprio su questo principio si è basato il successo, del tutto inaspettato, di Hamilton nella Sprint.
I dati della pista combaciavano con quelli del simulatore. La vettura modenese, con un’altezza da terra più efficiente ha mostrato un retrotreno più stabile, potendo spostare il bilanciamento verso l’avantreno per migliorare l’inserimento in curva. Nel fine settimana della Cina, invece, dal quale la scuderia di Via Abetone Inferiore 4 è uscita parecchio con le ossa rotte, c’era solo una sessione di prove libere prima di fare sul serio.
La mancanza di esperienza al simulatore si è vista parecchio nella gara domenicale. Con la prima pista realmente probante dell’anno, e una corsa tirata al massimo dal primo all’ultimo giro, la mancanza del supporto simulativo è emersa. Un aspetto che in parte ha portato alla stima errata del peso con Leclerc e all’usura eccessiva dello skid di Hamilton, dopo una scelta più aggressiva relativamente alle altezze statiche.
L’importanza delle informazioni raccolte in Cina
Il Giappone è oramai dietro l’angolo. Da quello che sappiamo, Ferrari ha chiarito molti di questi dubbi e il comportamento della vettura nei long run è oramai noto. La doppia squalifica ha evidenziato i limiti della vettura e ha permesso di definire parametri più precisi per la taratura degli elementi al simulatore. Inoltre, la scorsa settimana è andata in onda una profondo esame sui dati raccolti parecchio proficuo.
Shanghai ha fornito riferimenti certi, mettendo alla prova l’auto italiana sotto tutti i punti di vista, permettendo ai tecnici di comprendere sino a che punto possa essere spinta. Con queste nuove conoscenze, lo studio del setup per per Suzuka è stato completato in modo efficace e coerente. I tecnici sono più preparati a gestire eventuali comportamenti inattesi e, sfruttando le tre prove libere, potranno deliberare una messa a punto più adeguata sia per la qualifica che per la gara.
Un elemento che mira a realizzare il tanto auspicato passo in avanti prestazionale con le auto italiane. Si attende una maggiore efficacia dal punto di vista meccanico, per rafforzare l’importante relazione con l’aerodinamica, un elemento preponderante nella complessa pista nipponica. Focus principale? rendere la piattaforma stabile nel primo settore di pista, quello più probante per tutto il sistema vettura.
Autori: Leonardo Pasqual – @PasqualLeonardo – Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: Scuderia Ferrari – F1Tv